Legni che suonano Alvorada na Floresta Tropical di Villa-Lobos

ebaOboe, clarinetti, fagotti, pianoforti, chitarre, arpe. Dalbergia melanoxylon, Dalbergia stevensonii, Caesalpinia echinata, Swietenia macrophylla, Pilgerodendron uviferum. I primi sono strumenti fatti con legni pregiati, le seconde sono alcune delle specie arboree che quelle essenze dure le producono. Come spesso avviene per le faccende umane, la velocità di produzione dell’industria musicale è molto più rapida di quella con cui palissandri, ebani e mogani crescono. Il che ha un suo razionale biologico: sono i legni più compatti, a lentissimo accrescimento e pesanti, di grana finissima dovuta a fasci vascolari piccoli ed uniformi nel diametro, che garantiscono una composizione fisicamente più uniforme e risonante, idonea alla liuteria. La lentezza della crescita per alcune piante è tale da non rendere effettivamente percorribile la silvicoltura: chi pianta datteri non mangia datteri. La situazione è poi complicata dall’enorme quantità di scarto che la manifattura di questi strumenti richiede: per costruire un clarinetto, dovendo utilizzare solo la parte più nobile del legno evitando nodi e spaccature e volendo utilizzare il materiale con la migliore risonanza, lo scarto è superiore al 75%. In pratica, occorre quasi un intero albero. Una delle specie più a rischio è Dalbergia melanoxylon o Mpingo, endemica della costa orientale africana tra Tanzania e Mozambico, per la quale è operativa in modo specifico da alcuni anni un’ONG nata come spinoff dell”Università di Cambridge. Le iniziative del Mpingo Conservation Project riguardano la riforestazione, la sostenibilità, lo studio dell’habitat dell’African Westwood e l’informazione sugli usi della pianta.

Da alcuni anni è attivo un bel progetto di Global Trees Campaign chiamato SoundWood, che promuove l’utilizzo di legni certificati presso liutai ed oltre a sensibilizzare gli operatori del settore, sostiene campagne di riforestazione ed utilizzo sostenibile delle risorse forestali esistenti. Il lavoro ha previsto la realizzazione di una esaustiva panoramica sulle tipologie di legni utilizzati in tutto il mondo per produrre gli stumenti più disparati ed una correlazione di queste indicazioni con l’abbondanza delle risorse naturali. Passo successivo, il coinvolgimento dei grossi produttori e dei tanti artigiani liutai, cooptati nella produzione di strumenti certificati ottenuti solo con legno proveniente da filiere sostenibili. Per capirci, esiste una Gibson Les Paul Soundwood certificata dal Forest Stewardship Council. Nel corso del pluriennale lavoro i ragazzi di GTC hanno edito una bella serie di monografie ed approfondimenti, oltre a realizzare materiale divulgativo-didattico come ad esempio un bel poster sulla geografia dei legni musicali a rischio. Quasi tutto il materiale è disponibile in pdf.

Sul sito sono anche presenti belle monografie delle piante coinvolte, alcune delle quali hanno avuto la loro piccola grande parte nella Storia come droghe. Il Pau Brazil ad esempio, ha dato il nome al Brasile in quanto erano chiamati brasileiros i raccoglitori del legno che dava il colorante rosso brace noto come brasilina. I pigmenti rossi non erano di facile reperibilità e la loro elusività è alla base del guardaroba rosso di regnanti, papi e cardinali: roba da upper class ante Wöhler. La specie ha rischiato di sparire a causa dell’eccesso di consumo del suo legno non in ebanisteria, bensì nella produzione di pigmenti per tessuti. Ironia della sorte, è stato proprio l’avvento dei coloranti sintetici ad evitare il peggio, oltre a determinare il livellamento sociale nel cromatismo dei guardaroba odierni.

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