E’ arrivato il fruttarolo

La frutta esotica tira sempre e non è solo una una conseguenza stagionale dell’approssimarsi del Natale. Sul National Geographic c’è uno special (con foto ad ampie didascalie) dedicato al morete (o buriti, Mauritia flexuosa), al cupuaçu (Theobroma grandiflorum) ed al camu camu (Myrciaria dubia), tutti presentati come le next big thing nel settore dei superalimenti, ovvero di quei vegetali naturalmente superdotati in termini di antiossidanti, vitamine o altri principi attivi efficaci nella prevenzione. Quelle citate dal National Geographic sono piante che hanno già un discreto background in termini composizione chimica, coltivazione e gestione post-raccolta e vantano anche un uso consolidato nell’alta Amazzonia ed in Brasile. Non a caso l’epicentro di questo business è lungo i porti del Rio delle Amazzoni, da Iquitos a Manaus, laddove il trasporto fluviale di grosse quantità di prodotto permette di contenere i costi ed accedere a mercati più ricchi di quello locale.

mdUna delle piante con più battage è il camu camu, che deve la sua fama alla quantità spropositata di vitamina C che si porta dietro (10-50 mg/g in funzione del grado di maturazione), circa due volte quella presente nell’acerola e circa 30 volte più che nell’arancia. C’è chi dice che la Vitamina C è sempre acido ascorbico a prescidere che venga da un agrume, dall’acerola o sia aggiunta come ingrediente extra, ed è vero, ma solo in parte: anche il veicolo conta, magari non per la biodisponibilità, quanto per il corollario di sostanze salutistiche comunque presenti. In questo caso, come in quello della sana spremuta fresca, va considerato anche il gusto gradevole -fattore non sempre trascurabile in prodotti che non sono farmaci- e la presenza di altri antiossidanti come antocianine (pdf) e carotenoidi (pdf) che aumentano il potenziale antiossidante del fitocomplesso. Le prime sono presenti nell’ordine di e sono più abbondanti nelle varietà raccolte dove il clima è più caldo mentre i secondi, pur meno abbondanti, sono più presenti nei frutti raccolti nelle zone con un clima leggermente più fresco. Proprio il fitocomplesso più ricco non solo in acido ascorbico ma anche in altri antiossidanti potrebbe essere responsabile delle attività antiossidanti ed antinfiammatorie che il succo di camu-camu ha mostrato in vivo nell’uomo (pdf) dati ancora preliminari ma superiori a quelli della sola Vitamina C.

Scoperto dai giapponesi (c’è dietro anche una faccenda di brevetti contestati) e principalmente esportato verso lo stesso paese asiatico, che pare ne consumi circa 200.000 tonnellate annue, il frutto di Myrciaria dubia inizia ad essere promosso anche dalle nostre parti. Probabilmente anche per l’esotismo implicito nel vegetale nuovo, strano, affascinante. Si tratta di una pianta facile da coltivare, che prospera soprattutto nelle zone soggette a brevi inondazioni, lungo la riva dei fiumi amazzonici e che in loco viene usata solo in forma di marmellate, succhi o gelati: il frutto fresco è troppo aspro. Da circa una decina d’anni diversi interventi, anche sostenuti dal governo peruviano, hanno permesso di passare da una raccolta spontanea (la pianta non apparteneva in realtà alla tradizione agroforestale dell’Alta Amazzonia) alla coltivazione produttiva su media scala, spesso affidata a piccoli produttori. Per arrivare alle attuali 10 tonnellate/ettaro è stato necessario anche risolvere alcuni problemi, come ad esempio lo svincolo dalla crescita lungo le rive che rendevano in molti periodi ostica la raccolta.

Le migliori fonti di notizie sugli aspetti agronomici e produttivi di questa pianta sono un libro in spagnolo, completamente disponibile online, ed intitolato “El cultivo del Camu Camu en la amazonia peruana“e questo articolo nel quale ben si spiega come il processo che ha portato alla ribalta i frutti di Myrciaria dubia sia di tipo top-down, ovvero determinato a livello governativo e centrale anzichè nato dal basso, da una reale tradizione agricola e d’uso. Una progettualità comunque ben condotta se, come pare, a beneficiarne sono sia le persone che l’ambiente, che il mercato.

Di più rapida fruizione questo video, con un promo in spagnolo. Indubbiamente kitsch in certe soluzioni audio-visuali (le vallette in bikini, gosh…), descrive però in modo rapido le caratteristiche di impianto del frutteto, coltivazione, raccolta e trattamento successivo dei frutti di Myrciaria dubia.

Sul mercato internazionale il prodotto certificato biologico riesce a spuntare un prezzo superiore del 25% rispetto a quello convenzionale. Stando ai dati di mercato degli ultimi 5 anni tutta la produzione annua viene piazzata e la richiesta del mercato è superiore all’offerta produttiva attuale, che tuttavia pecca nell’uniformità del prodotto, come sempre avviene quando i produttori sono molti e piccoli. Uno degli organismi più attivi nella promozione del camu-camu nell’area peruviana è il Cedecam, che oltre a certificare i produttori biologici ha pubblicato una serie di documenti sulla coltivazione e la promozione del frutto e gestisce progetti specifici per la valorizzazione di Myrciaria dubia.

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Tropical fruit camu-camu (Myrciaria dubia) has anti-oxidative and anti-inflammatory properties
Teruo Inoue, Hiroshi Komoda, Toshihiko Uchida, Koichi Node
Journal of Cardiology (2008) 52, 127—132
(Scarica il pdf)

Summary
Background: Oxidative stress as well as inflammation plays a pivotal role in the pathogenesis of atherosclerosis. Although, various anti-oxidative dietary supplements have been evaluated for their ability to prevent atherosclerosis, no effective ones have been determined at present. ‘‘Camu-camu’’ (Myrciaria dubia) is an Amazonian fruit that offers high vitamin C content. However, its anti-oxidative property
has not been evaluated in vivo in humans. Methods: To assess the anti-oxidative and anti-inflammatory properties of camucamu in humans, 20 male smoking volunteers, considered to have an accelerated oxidative stress state, were recruited and randomly assigned to take daily 70 ml of 100% camu-camu juice, corresponding to 1050 mg of vitamin C (camu-camu group; n = 10) or 1050 mg of vitamin C tablets (vitamin C group; n = 10) for 7 days. Results: After 7 days, oxidative stress markers such as the levels of urinary 8-hydroxy-deoxyguanosine (P < 0.05) and total reactive oxygen species (P < 0.01) and inflammatory markers such as serum levels of high sensitivity C reactive protein (P < 0.05), interleukin (IL)-6 (P < 0.05), and IL-8 (P < 0.01) decreased significantly in the camu-camu group, while there was no change in the vitamin C group. Conclusions: Our results suggest that camu-camu juice may have powerful anti-oxidative and anti-inflammatory properties, compared to vitamin C tablets containing equivalent vitamin C content. These effects may be due to the existence of unknown anti-oxidant substances besides vitamin C or unknown substances modulating in vivo vitamin C kinetics in camu-camu.

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