Karat gold, banan-A

feiLa Micronesia dev’essere un posto meraviglioso per clima ed ambiente. Come molti abitanti delle isole del Pacifico, tuttavia, i micronesiani soffrono di diversi problemi di salute legati all’alimentazione: obesità e diabete sono in crescita vertiginosa negli ultimi anni. Oltre a questo fattore, direttamente connesso al lifestyle ed al tipo di economia di queste popolazioni, sussiste un altro elemento critico: la carenza cronica di Vitamina A nell’alimentazione infantile, che mette oltre il 20% di bambini abbondantemente al di sotto dell’RDA, ovvero in una condizione nota come VAD e classificata ad alto richio dall’OMS per le conseguenze sullo sviluppo, sulle difese immunitarie e sulla vista.

Chi recentemente ha fatto il punto della situazione su questa carenza si è preoccupato anche di individuare in loco soluzioni percorribili, andando ad individuare specie vegetali autoctone che possano garantire la spesso chimerica win-win situation: produrre a livello locale un prodotto sostenibile per economia ed ambiente ma in grado al contempo di risolvere un problema altrettanto locale. Magari abbinando in seguito a tutto questo uno sviluppo economico, grazie all’esportazione ed all’introduzione del prodotto vegetale nell’alimentazione funzionale o in altre aree tropicali affette dallo stesso problema (quelle stesse in cui fu introdotto il Golden Rice OGM, con annesse polemiche). In tutte queste zone crescono anche le banane, e proprio su una tra la miriade di specie, sottospecie e cultivar del genere Musa si sono messi gli occhi per recuperare lbana Vitamina A mancante. La varietà Karat gold, appartenente al gruppo Fe’i (sezione Australimusa: la tassonomia delle banane è labirintica, a Borges sarebbe piaciuta un sacco) ha infatti un contenuto in carotenoidi compatibili con la provitamina A di 25 volte superiore a quello della banana normale e tale da garantire il 50% dell’RDA in una dieta normale. Queste quantità possono aumentare a seguito di una lessatura, in quanto più carotenoidi vengono convertiti a provitamina A. La Karat gold è in realtà un platano originario dell’isola di Pohnpei, ovvero una banana da consumare cotta, ha un frutto tozzo, dalla buccia rossastra e dalla polpa gialla, come evidente nell’immagine qui a lato. La consistenza della buccia rappresenta tra l’altro un plus, in quanto potrebbe rendere più agevole il trasporto dei frutti e quindi la sua commercializzazione su scala più ampia. Ulteriore elemento positivo la possibilità di ricavarne farine, più stabili da conservare e più agevolmente inseribili in un alimento per bambini.

L’approccio scelto per arrivare a queste piante ha previso sia il recupero di informazioni etnobotaniche e di tradizione alimentare (queste banane rientravano già nella dieta tradizionale infantile micronesiana, ma il loro uso è andato perso per effetto dell’acculturazione successiva alla seconda guerra mondiale) sia l’analisi fitochimica, ovvero si è seguita una strategia più attenta a cercare, recuperare e dare senso economico-produttivo quel che già c’è anzichè inventare artificialmente quel che manca. Giusto per fare qualche numero, 100 grammi di banane Karat cotte contengono sino a 1183 retinolo equivalenti (l’RDA nell’uomo adulto è di 700 RE nei maschi e 600 nelle femmine).

La vulgata sulla storia della Karat gold in Micronesia e sulle difficoltà anche culturali che permangono nella sua diffusione in altre aree geografiche con problemi di VAD è disponibile sull’ultimo numero di New Agriculturist, mentre la panoramica completa sull’enorme variabilità biologica, sulle caratteristiche botaniche, agronomiche ed etnobotaniche di banana e platano del Pacifico è disponibile su Banana and plantain—an overview with emphasis on Pacific island cultivars e Musa species (banana and plantain).

Per un alimento che recentemente è stato indicato come sottosfruttato anche a livello industriale, la disponibilità di cultivar, varietà e specie diverse, con caratteristiche adatte ad occupare anche nicchie di mercato specifiche, è sicuramente un bel viatico.

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Further analyses on Micronesian banana, taro, breadfruit and other foods for provitamin A carotenoids and minerals
Lois Englberger, William Aalbersberg, Praveen Ravi, Evelyn Bonnin, Geoffrey C. Marks, Maureen H. Fitzgerald, Jane Elymore
Journal of Food Composition and Analysis 16 (2003) 219–236
(Scarica il pdf)

Few Micronesian foods have been analyzed for nutrient content. Information is needed on locally grown, culturally acceptable foods that could be promoted to alleviate vitamin A deficiency in the Federated States of Micronesia. Using an ethnographic approach that included key informant interviews and observation, Micronesian cultivars with potential for high-carotenoid content according to their coloration wereidentified. These cultivars of banana, giant swamp taro, breadfruit and other foods were analyzed for a and b-carotene using high-performance liquid chromatography (HPLC) and for nine minerals using inductively coupled plasma (ICP). A wide range of provitamin A carotenoid levels was found in banana, taro, and breadfruit cultivars, some containing very high levels (b-carotene content from 515 to 6360 mg/100 g in banana, 260 to 1651 mg/100 g in taro, and 295 to 868 mg/100 g in breadfruit, edible portion). Other cultivars contained moderate levels, but as they can be eaten in large quantities, they may contribute significantly to vitamin A status. The taro samples contained very high levels of zinc (mean 5.9 mg/100 g) and significant levels of other minerals (mean content of calcium was 120 mg/100 g). These staples with cultural acceptability and high availability potentially could play a role in vitamin A, micronutrient, and chronic disease programs in the Pacific.

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