Purple haze

Su Trashfood e su Agricultural Biodiversity si discute dei pomodori viola, lanciati dal Corriere della Sera a seguito di un articolo apparso su Nature Biotechnology e frutto del lavoro anche di ricercatori italiani. In estrema sintesi (per chi volesse su Trashfood è scaricabile il pdf dell’articolo), una particolare linea di pomodori OGM si è mostrata capace di accumulare considerevoli quantità di antociani e di allungare l’aspettativa di vita in animali di laboratorio ammalati di tumore. Nel riprendere l’evidenza scientifica il titolista del Corriere si è lanciato parecchio avanti e la discussione è rapidamente slittata dal contanuto tecnico del lavoro alle migliori strategie (convenzionale vs. geneticamente modificata) per aumentare la presenza di antociani ed altri poliofenoli salutisticamente rilevanti nei prodotti agricoli prima e nella dieta poi.

La bibliografia recente abbonda di evidenze convergenti sui possibili vantaggi di una nutrizione ricca in antocianine nel prevenire l’insorgenza del cancro (la cosiddetta chemoprevenzione) e l’articolo sui pomodori viola, con grande completezza in termini fitochimici, biochimici e farmacologici, sembra confermare questa tendenza: elevate quantità di antocianine prevengono e probabilmente anche rallentano lo sviluppo delle forme tumorali sia in vitro che negli animali. Pubblicazioni analoghe sono disponibili sull’azione (non sempre identica per diverse scelte sperimentali, ma ascrivibile allo stesso filone) di mirtilli, uva concorde, cavolo rosso, more, ribes nero ed altri frutti rossi, oltre che di alimenti ricchi in flavonoidi in generale. Spesso, oltre alle antocianine, questi vegetali contengono grosse quantità di flavonoidi e vengono consumati crudi. La cottura infatti, come descritto in un precedente post sul cavolo rosso,  riduce la quantità di antocianine e diminuisce l’efficacia, per cui in prospettiva una passata di pomodoro viola non sarebbe probabilmente efficace come il frutto consumato fresco.

Tra i vegetali più o meno comunemente consumati nella nostra dieta le antocianine sono abbastanza frequenti ed una bella panoramica delle quantità è disponibile in questo articolo, seppur riferito alla dieta statunitense. Tra i più ricchi il cavolo rosso (300 mg/100g circa), mirtilli (350-400 mg/100g), more (250-300 mg/100g), ribes nero (450 mg/100g) e sambuco (oltre 1300 mg/100g). Esistono poi altri frutti commestibili ma assai meno diffusi come quelli di Aronia melanocarpa che arrivano a quasi 1500 mg/100g e quelli di Euterpe oleracea (Açai), il cui succo arriva a circa 110 mg/100 ml (meno di un bicchiere). Data la loro estraneità ad una vera e propria dieta per questi frutti si dovrebbe più correttamente parlare di opportunità nell’integrazione alimentare. Per ogni frutto o verdura l’articolo citato riporta intelligentemente anche la quantità di antocianine per porzione, rendendo bene l’idea della quantità mediamente assumibile attraverso il loro consumo quotidiano in condizioni normali.

Non tutte le antocianine sono uguali e probabilmente non tutte presentano la medesima efficacia nel prevenire i danni al DNA e quindi un discorso solo basato sulla quantità può essere in parte grossolano, ma i pomodori viola ,secondo quanto riportato su Nature Biotechnology, contengono 2,8 mg/g di antocianine totali, ovvero 280 mg/100g. Una quantità in linea se non leggermente inferiore ai vegetali citati. Indubbiamente la diffusione in commercio dei pomodori è, soprattutto nell’Europa Mediterranea, enormemente maggiore rispetto a quella dei piccoli frutti rossi e questo può rappresentare un plus, ma i consumatori saranno abbastanza flessibili da accettare l’introduzione nella loro dieta di un alimento così poco ortodosso? Un sostegno promozionale al consumo di alimenti convenzionali altrettanto ricchi in antocianine non sarebbe più sensato?

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Concentrations of Anthocyanins in Common Foods in the United States and Estimation of Normal Consumption
J. Agric. Food Chem. 2006, 54, 4069-4075
(scarica il pdf)

Anthocyanins (ACNs) are water-soluble plant pigments that have important functions in plant physiology as well as possible health effects. Over 100 common foods were screened for ACNs, and 24 of them were found to contain ACNs. Concentrations of total ACNs varied considerably from 0.7 to 1480 mg/100 g of fresh weight in gooseberry (‘Careless’ variety) and chokeberry, respectively. Not only does the concentration vary, but the specific anthocyanins present in foods are also quite different. Only six common aglycones, delphinidin, cyanidin, petunidin, pelargonidin, peonidin, and malvidin, were found in all of these foods. However, their sugar moieties and acylation patterns varied from food to food. Results from this study will add to the available data for the USDA Nutrient Database of flavonoids. On the basis of the concentration data and updated food intake data from NHANES 2001-2002, the daily intake of ACNs is estimated to be 12.5 mg/day/person in the United States. Of the different aglycones, cyanidin, delphinidin, and malvidin were estimated to contribute 45, 21, and 15%, respectively, of the total ACN intake. Nonacylated contributed 77% compared to 23% from acylated ACNs.

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