Marula, olivo d’Africa

L’ultimo numero di Herbalgram, rivista ufficiale dell’American Botanical Council ospita una monografia sul Marula (Sclerocarya birrea, Anacardiaceae). L’articolo è consultabile gratuitamente previa registrazione al sito. Seguendo le mollichine lasciate dall’articolo è possibile arrivare al sito della compagnia che più di altre sta promuovendo la coltivazione di Marula negli stati dell’Africa meridonale e l’utilizzo dei diversi derivati che se ne possono ottenere. Phytotrade Africa ha deciso di partire da una base fair-trade per quanto riguarda produzione e commercializzazione e di creare una sinergia forte con Aldivia, una grossa azienda francese nel settore degli ingredienti per cosmesi. Questa strategia rimarca ancora una volta come il commercio equo, finita l’epoca delle botteghe, possa e debba imparare a relazionarsi con altre realtà commerciali se vuole garantire un salto ai suoi partner in via di sviluppo. Sul sito di Phytotrade Africa si possono scaricare una serie di schede tecniche sull’olio di Marula, che sostanzialmente mimano il contenuto dell’articolo di Herbalgram. Una bella e completa monografia su Sclerocarya birrea è stata pubblicata da Erboristeria Domani nel 2004 ed anche in quel caso le informazioni riportate sono analoghe.

Il frutto della pianta, giallo-verde, profumato e delle dimensioni di una prugna, risulta abbastanza noto principalmente per le marmellate che se ne ricavano e per la leggenda degli elefanti ubriachi, mentre i semi, pur ricchi di olio (anche quasi il 60%) hanno sinora avuto un uso solo locale, principalmente per il loro elevato valore nutrizionale. L’olio ottenuto per spremitura dai semi non presenta caratteristiche uniche dal punto di vista chimico, è difatti molto simile all’olio d’oliva in termini di composizione trigliceridica, con una netta prevalenza di acido oleico. Come il suo omologo mediterraneo, l’olio di marula è un buon emolliente e risulta particolarmente stabile, il che ne facilita l’utilizzo in campo alimentare e soprattutto fitocosmetico. Dai dati riportati in questa brochure ed estratti da pubblicazioni non recentissime, l’olio di Sclerocarya avrebbe una stabilità all’ossidazione nettamente migliore di quella di quasi tutti i più comuni oli vegetali mentre le indicazioni raccolte nel citato articolo di Erboristeria Domani sembrano abbastanza lusinghiere anche in termini di idratazione ed eliminazione del rossore cutaneo.

Chiaramente poco competitivo sul mercato europeo, dove la concorrenza dell’olio d’oliva in termini di costo e di immagine restano a mio avviso invalicabili, l’olio di marula potrebbe comunque ritagliarsi un suo spazio grazie ad un marketing specifico o grazie ad un posizionamento in aree geografiche nelle quali l’olivo non cresce o non è economicamente competitivo. Dalla sua Sclerocarya birrea ha comunque il notevole vantaggio ecologico di crescere rapidamente ed in terreni aridi e dilavati come quelli delle zone centrali dell’Africa meridionale e di essere produttivo su più settori: alimentare coi frutti, cosmetico coi semi e come materiale da intaglio per il legname.  Fattori che rendono questo albero una buona opzione per produrre o diversificare il reddito di piccoli produttori in aree scarsamente fertili o semidesertiche. Anche per questo motivo c’è chi si adopera per promuoverne la coltivazione grazie ad un incremento della profittabilità dell’olio, anche attraverso una gestione specifica dei diritti di proprietà intellettuale. Principalmente per questa combinazione di utilità funzionale nella formulazione cosmetica e di leva ambientale, l’olio di marula è stato recentemente utilizzato da Body Shop per una linea di make-up, analogamente a quanto già avvenuto per Moringa oleifera e diverse sono le aziende nate per sfruttare commercialmente la pianta. Body Shop ha curato il video riportato di seguito.

3 thoughts on “Marula, olivo d’Africa

  1. aiuolaodorosa ha detto:

    Meristemi, che mi combini stamattina!
    Mi catapulti, senza preavviso, nel mio “malatissimo d’africa” periodo mozambicano. Con la marula, poi, il cui liquore ( l’Amarula, appunto) scorre a fiumi nei i ricordi di deliziose chiacchiere portoghesi sotto i frondosi eucalipti africani, alti come giganti.
    Che si sappia: per mano meristemiana, ritorno preda della saudade.
    a.o.

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