Sorpasso a destra sugli health claims

Nel 2001 gli enti dei consumatori si esprimevano così relativamente agli health claims sui prodotti nutraceutici e sugli alimenti salutistici, quelli à la Alixir per intenderci. Recentememente l’EFSA sembra aver preso più che in parola queste indicazioni, dando un giro di vite netto alle richieste avanzate -varie delle quali su prodotti di origine vegetale- e definendo unilateralmente una serie di requisiti decisamente rigorosi, seppure di stampo prettamente medico-clinico più che nutrizionale. Volete medicalizzare l’alimento? Le regole allora sono quelle della validazione scientifica medica, no more no less, devono aver detto i membri del Panel on dietetic products, nutrition and allergies (NDA) .

Dal punto di vista del consumatore tutto bene: l’ente europeo preposto alla sicurezza alimentare fa giustamente il suo dovere e, di fronte al proliferare di etichette mirabolanti ed alimenti esotici con proprietà semi-medicamentose, pone una serie di paletti precisi alzando il livello dello steccato e rifiutando circa il 90% delle richieste pervenute causa insufficiente validazione scientifica del claim. Altroconsumo ha ovviamente ripreso la notizia, ma ha tagliato un pò troppo le gambe agli applicanti: i prodotti non sono stati rifiutati perchè “non c’è alcuna dimostrazione“, come se si trattasse di invenzioni di sana pianta, ma perchè il materiale portato a sostegno era o troppo fragile (soia e lino nell’osteoporosi, ad es.) o non corrispondeva esattamente al testo del claim allegato (come nel caso dell’acido alfa-linolenico nell’alimentazione infantile). E’ comunque vero che il rigore metodologico e lo spessore di alcune delle prove documentali allegate alle richieste erano opinabili (come può un unico trial clinico condotto su una settantina di pazienti, peraltro con risultati non statisticamente significativi, essere sufficiente a dichiarare efficace un prodotto potenzialmente destinato a diverse decine di migliaia di fruitori?).

Tutto questo però ha anche un rovescio della medaglia, come fa notare Lorène Courrège dell’European Federation of Associations of Health Product Manufacturers, dal momento che le energie per saltare detto steccato d’ora in poi saranno disponibili solo per grosse aziende con budget da multinazionale e non certo per le imprese medio-piccole. Aziende che costituiscono il vero tessuto dell’industria dei funcional foods e che spesso affrontano più di altre il rischio dell’introduzione di nuove materie prime sul mercato. Come le piccole aziende farmaceutiche ed erboristiche, anche quelle di nicchia nell’alimentare non hanno infatti spalle abbastanza grosse da permettersi veri e propri trial clinici a lungo termine sui prodotti che sviluppano.

Nello stesso editoriale è presente anche un elenco motivato dei recenti rifiuti e dell’unico claim accettato, quello su un alimento fortificato con steroli vegetali e destinato alla riduzione dell’ipercolesterolemia, presentato da Unilever. Tutta la documentazione rilasciata da EFSA per la concessione di nutritional and health claims è accessibile in italiano a questo indirizzo. Sicuramente positiva la trasparenza del processo: motivi del rifiuto e report dettagliato sul materiale presentato dalle aziende applicanti sono completamente disponibili online, come ad esempio nel caso dei prodotti destinati a ridurre l’incidenza di malattie.

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