Serendipità ecuadoriane

Strane serendipità: ho ricevuto l’invito alla serata milanese descritta in calce al post mentre ero all’aeroporto di Quito in attesa del volo per Loja. Si tratta della presentazione della “Guida alle piante medicinali del bosco secco” edita dalla ONG COSV, una pubblicazione nata in seno ad un progetto di valorizzazione ambientale il cui epicentro è proprio l’estremo meridione ecuatoriano, con capitale -guarda caso- la città di Loja. Il “bosco secco” di cui si parla non è uno scenario da romanzo fantasy ma più propriamente il bosque seco ecuatorial, una sorta di savana arida dall’atmosfera polverosa, che rimanda a memorie da spaghetti-western e quasi stride con il luogo comune di paesi che si pensano amazzonici e lussureggianti di acque e vegetazione.

Sebbene occupi buona parte dei cantoni orientali della provincia lojana, estendendosi poi abbondantemente del nord del Perù (la zona in rosso nell’immagine a lato, presa da qui), il bosque seco è solo uno dei differenti habitat che caratterizzano la regione: il variare delle altitudini, delle composizioni del suolo, delle piovosità, la vicinanza al Pacifico o all’Amazzonia rende difatti disponibili numerosi biomi nettamente distinti in un’area geograficamente limitata. A pochi chilometri in linea d’aria dal bosque seco si trovano infatti il bosque humedo e quello frio, uno verdeggiante e l’altro d’alta quota mentre non molto più in là ci si ritrova nelle erbe steppose del paramo o al contrario nel bel mezzo del meraviglioso parque Podocarpus, oltre il quale si apre un Amazzonia più o meno urbanizzata, nei costumi e nella flora. Tutte queste differenze dicono solo una cosa: nella regione Sur dell’Ecuador c’è una biodiversità pazzesca e non è un caso se proprio presso la Universidad Nacional de Loja esiste uno splendido erbario (l’erbario Reinaldo Espinosa, con annesso giardino botanico ottimamente curato) e se nella seconda università della città, la Universidad Tecnica Particular de Loja, esiste un ottimo centro di studi fitochimici ed etnobotanici. Nato, peraltro, grazie ad una costante relazione con l’Università di Pavia.

Proprio a cura della UTPL è questo video sulle attività in una riserva protetta del bosque seco nella zona bifrotalera tra Peru ed Ecuador, dove diversi interventi come quello del COSV si stanno conducendo anche grazie a fondi stanziati a seguito del conflitto del 1995.

Probema principale del bosco secco è il controllo della desertificazione, dovuta non solo a pressioni antropiche come la raccolta di legname ma anche a variazioni climatiche ed al cambio di abitudini sociali ed antropologiche nella gestione dell’ambiente. Per questo motivo ed a sostegno di un movimento favore dei saperi tradizionali molto forte nel paese, diversi studi etnobotanici sugli usi popolari delle piante del bosque seco sono stati pubblicati negli ultimi anni. Uno, condotto proprio nei cantones di Macara e Zapotillo dove ha operato il COSV è disponibile qui. Si tratta quasi sempre di studi tipicamente etnografici che da un lato aiutano a raccogliere informazioni in via di scomparsa e dall’altro spesso latitano su due aspetti. Il primo è la verifica dello stato di conservazione delle piante potenzialmente interessanti per usi futuri o per la validazione dei saberes ancestrales, come li chiamano qui. Una pianta promettente o molto usata nella medicina popolare perde buona parte del suo valore se è a rischio di estinzione ed indagini sullo stato di conservazione delle specie segnalate dovrebbero andare idealmente in parallelo. Il secondo limite è nella capacità di tradurre le informazioni raccolte sugli usi etnomedici in sviluppo reale, in elementi che possano determinare un vantaggio potenziale o un reale riconoscimento per le popolazioni locali. Restano, comunque, punti di partenza imprescindibili.

Per chi non sarà a Milano, il video del corto “la Lettera” curato dal COSV per introdurre (con parecchia leva sulle emozioni più che sugli aspetti tecnici) il progetto di lotta alla desertificazione ed i suoi beneficiari è disponibile qui sotto grazie a Youtube e davvero bella è la galleria fotografica dedicata al Bosque seco di Macara e Zapotillo.

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PIANTE MEDICINALI DEL BOSCO SECCO

Dal “bosco secco” dell’Ecuador, del Perù e dalla saggezza millenaria delle comunità rurali arriva una guida semplice e chiara che raccoglie tutte le piante naturali e le loro molteplici possibilità terapeutiche da noi finora sconosciute. La guida viene presentata a Milano il 30 settembre erboristerie o nei prodotti in commercio, altre sono poco conosciute, ma la grande  presso la sala Mondadori di Via Marghera alle ore 18. Molte delle piante descritte sono già ampiamente diffuse da noi e si trovano nelle novità sta nel loro utilizzo per combattere malattie o fastidi comuni seguendo le indicazioni terapeutiche custodite gelosamente per millenni dalle comunità locali.

Sono le piante medicinali che crescono spontaneamente – o che vengono coltivate – nel “bosco secco” la zona di confine tra l’Ecuador e il Perù, comunemente considerata la zona del pianeta a maggior bio-diversità. Sono almeno 500 diverse specie, di cui 228 registrate e solo 125 utilizzate commercialmente.

Per presentare il volume verranno proiettati due “corti”: “la Lettera” di un padre che abita nel bosco secco alla figlia emigrata in Europa e “Dov’è Corona?” la vana ricerca del grande alpinista-scrittore nella sua Erto;
Marco Guzzardi ne farà sentire comunque la presenza attraverso i suoi racconti Fabrizia Gianni, botanica, autrice della “Guida alle piante di Milano”, farà scoprire curiosità sorprendenti della nostra città “verde”
Francesco Novetti, presidente dell’Associazione Erboristi della Lombardia illustrerà i potenti rimedi della farmacopea naturale.

La Guida “Piante Medicinali del Bosco Secco” è stata realizzata dalla ONG COSV –Solidarietà Italiana nel Mondo – in collaborazione con l’Università Nazionale di Loja (Ecuador) e il Centro Andino di Tecnologia Rurale, con il contributo dell’Unione Europea e della Regione Lombardia. Ai partecipanti verrà distribuita in omaggio copia della Guida e il DVD del corto “la Lettera” (fino ad esaurimento).

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