La settimana del melograno #3 – Meloafgano

Pare, si mormora, narra la leggenda, che i melograni migliori al mondo siano quelli che crescono nei dintorni di Kandahar, in Afghanistan. Se la leggenda corrisponde al vero non è dato saperlo, ma per certo diverse organizzazioni stanno cercando di far leva su questa fama per rivitalizzare le coltivazioni tradizionali e diversificare la produzione agricola locale. La promozione del melograno afgano si giova, come nel caso già descritto della Rosa damascena, della vicinanza con l’Iran e con l’India, principali produttori mondiali dello strano frutto di Punica granatum.

La storia della rinascita del melograno di Kandahar l’hanno raccontata parecchi, soprattutto in Canada data la forte presenza di truppe canadesi in quell’area dell’Afghanistan. Alti e bassi di una coltivazione frutticola ai tempi dell’oppio in un paese in guerra li ha descritti il Globe and Mail, mentre Time ha coperto la notizia dando un taglio meno empatico e più commerciale. Ancora più legato alla lavorazione ed al commercio il report dell’International Herald Tribune. Tutti concordano comunque sul fatto che l’incremento dei consumi di succhi di melograno in Occidente abbia rappresentato un volano fondamentale per dare il via a queste esperienze.

Il Guardian invece ha puntato tutto sul racconto in presa diretta dell’esperienza di James Brett, eccentrico proprietario di un’importante azienda inglese del settore dei succhi salutistici, che si è lanciato -è il caso di dirlo- anima e corpo nella coltivazione del melograno al confine tra Afghanistan e Pakistan, in piena area tribale. La storia di Brett ed i successi riscossi da questa sua avventura decisamente audace sono particolarmente interessanti, dato che il nostro è un ex spacciatore redento giunto a produrre e commercializzare il primo succo di melograno d’Inghilterra. I suoi sforzi a Kandahar sembrano pagare bene soprattutto nella competizione con la coltivazione del papavero da oppio.

Nel video qui sotto, la presentazione di alcuni frutti al presidente Karzai in occasione delle prime esportazioni legate ad un progetto promosso da Roots for Peace.

Anche se esistono molte cose da fare, pur a fronte di investiment alquanto cospicui, e sebbene sia da valutare la sostenibilità della coltivazione in assenza di sussidi esterni, il melograno nell’area di Kandahar ha garantito nel 2007 un raccolto di circa 40.000 tonnellate, divenute quasi 70.000 nel 2008, con un incremento dell’export da meno di 3.000 ad oltre 25.000 tonnellate, che potranno crescere grazie ad un nuovo centro di stoccaggio da poco costruito. Nel primo anno di export il melograno ha garantito all’Afghanistan un volume d’affari di circa un milione di dollari. Cifre forse ridicole per una PMI europea ma importanti anche a livello simbolico per mettere in moto una macchina che funziona anche a speranza.

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