Il tè del vicino è sempre più verde

Sull’ottimo Trashfood Gianna Ferretti parla del boom delle bevande estive a base di tè verde e rilancia la palla dalla mia parte della rete. Io le rispondo con una volee’ di dritto a base di Olteo, “l’olio extravergine arricchito in biofenoli del tè verde“, come recita il sito del produttore.

Il continuo sdoganamento della droga vegetale verso l’alimentazione funzionale risponde ad un trend costante ed ha motivazioni precise. Si tratta di una tendenza che non risponde solo ad esigenze di marketing ma anche di posizionamento e di scelte strategiche delle industrie appartenenti in senso lato al settore erboristico e naturale. Queste, dopo anni passati a giocare da green pharma, inseguendo approcci farmacologici e cucendosi addosso un habitus da azienda farmaceutico-erboristica, hanno spostato la rotta e puntato il timone sul mercato alimentare.

I motivi di questa scelta sono vari. Innanzitutto si tratta di un mercato più ampio, che richiede studi e ricerche meno costose e più rapide e che meglio si presta all’azione suadente dell’apparato di marketing, pratica in cui molte di queste imprese sguazzano ben più che in un laboratorio. Inoltre il progressivo slittamento del senso dei prodotti verso il farmaco (inclusa la scelta di fornire una titolazione farmaceuticamente precisa del principio attivo ed il relativo corredo di attività farmacologiche) ha si’ allargato il mercato delle droghe vegetali e coperto una nicchia di mercato ben precisa, ma dall’altro ha reso appetibile il prodotto erboristico all’industria farmaceutica, che anche a livello normativo sta facendo di tutto per inglobare queste competenze nei suoi canali di vendita e produzione. Buttarsi sull’alimentare a mio avviso può essere un salto dalla padella alla brace (le multinazionali del cibo non sono meno voraci di quelle del farmaco), ma pare essere una soluzione che tira per allargare volumi e moltiplicare mercati lavorando solo sulla qualità e non sulla validazione, sfruttando tecnologie di estrazione e purificazione accessibili e già disponibili. Immagino infatti che i diversi estratti di tè verde citati nelle liste di ingredienti siano verosimilmente il risultato di un’estrazione acquosa (a caldo o a freddo con ultrasuoni) seguita da liofilizzazione o spray-drying e condotta in modo tale da estrarre sia l’aroma che i polifenoli. Un esempio dettagliato di un possibile processo industriale è consultabile in questo brevetto giapponese.

Molte delle operazioni in merito sono tuttavia difficili da intepretare a dovere, in quanto ci si trova di fronte ad un ibrido culturale e non solo scientifico. Nello specifico della creazione di alimenti arricchiti con estratti di tè verde ci si confronta con prodotti che si portano dietro un retaggio di tradizione d’uso che include rituali, forme di preparazione ed assunzione che escono in realtà completamente stravolte. La pratica distensiva della preparazione di una tisana viene tradotta nell’assunzione di una bevanda addizionata di polifenoli e colorata artificialmente, da consumare ovunque. Le informazioni epidemiologiche e cliniche acquisite relativamente all’assunzione di tisane di tè verde, pur abbondanti e solide, spesso sono state ottenute in contesti precisi ma vengono usati per veicolare e consigliare una forma differente. Difficile quindi anche ragionare in modo compiuto sull’efficacia reale di questi prodotti nel difendere la nostra salute: gli estratti sono presenti in percentuali molto limitate (4% al massimo nelle bibite elencate su Trashfood), spesso addizionati di coloranti ed altri ingredienti. E’ difficile, ad esempio, riuscire a stabilire una equivalenza tra un dato sperimentale ottenuto partendo da una tisana di 5 grammi di tè verde e mezzo litro di ice tea industriale contenente pochi punti percentuali di estratto.

A parte questo, le evidenze circa l’azione preventiva e salutistica del tè verde sono numerose (anche se non totalmente univoche, ma questo è normale) per quanto riguarda l’azione antiossidante in genere ma anche per la prevenzione della mutagenesi, del rischio cardiovascolare e nel controllo del peso, anche se rispetto a questa azione va ricordato come i risultati più significativi siano stati riscontrati in persone che hanno assunto costantemente tè verde in tisana per almeno 10 anni. Ovvero tutto il contrario di una pratica saltuaria ed occasionale.

Chi volesse farsi una cultura a riguardo si può leggere l’esaustiva review uscita nel 2006 (qui il pdf completo), che tratta più dal punto di vista nutrizionale che terapico le potenzialità del tè verde nella dieta. Ne emergono elementi consueti per chi si occupa di piante medicinali, come la variabilità della fonte (il tè verde è variabile in composizione come e più del vino, per capirci), l’elaborata composizione chimica (sebbene si citino in genere le catechine queste non sono sole ma accompagnate da flavonoidi, steroli, proteine, oligoelementi ed anche aminoacidi specifici come la teanina), la diversità legata alla forma (tempi di infusione, temperatura dell’acqua, presenza o assenza di latte, limone o zucchero) e la possibilità di incontrare differenti risposte individuali (causate da alterazioni alla biodisponibilità legate ad esempio da differenze nella flora intestinale). La review è molto completa e considera anche le possibili conseguenze note legate al sovraconsumo di tè verde: la presenza di alluminio può essere un problema in caso di problemi renali qualora il consumo sia cronico ed abbondante; i polifenoli notoriamente riducono l’assorbimento del ferro e quindi possono dare noia agli anemici.

Il tema della composizione chimica e del suo controllo, in particolare, è estremamente rilevante, sia per l’industria che per il consumatore e mi prefiggo di riaffrontarlo nei prossimi giorni.

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Beneficial Effects of Green Tea—A Review
Carmen Cabrera, Reyes Artacho, Rafael Gimenez
Journal of the American College of Nutrition, Vol. 25, No. 2, 79–99 (2006)

(scarica il pdf)

Tea is the most consumed drink in the world after water. Green tea is a ‘non-fermented’ tea, and contains more catechins, than black tea or oolong tea. Catechins are in vitro and in vivo strong antioxidants. In addition, its content of certain minerals and vitamins increases the antioxidant potential of this type of tea. Since ancient times, green tea has been considered by the traditional Chinese medicine as a healthful beverage. Recent human studies suggest that green tea may contribute to a reduction in the risk of cardiovascular disease and some forms of cancer, as well as to the promotion of oral health and other physiological functions such as anti-hypertensive effect, body weight control, antibacterial and antivirasic activity, solar ultraviolet protection, bone mineral density increase, anti-fibrotic properties, and neuroprotective power. Increasing interest in its health benefits has led to the inclusion of green tea in the group of beverages with functional properties. However, although all the evidence from research on green tea is very promising, future studies are necessary to fully understand its contributions to human health, and advise its regular consumption in Western diets, in which green tea consumption is nowadays limited and sporadic.

Key teaching points:
• Green tea contains numerous components with antioxidant activity: polyphenols (especially catechins), minerals, vitamins.
• Green tea contains more catechins than black or oolong teas.
• The strong antioxidant potential of catechins, and especially EGCG, are widely demonstrated in vitro and in animal studies. In addition, catechins possess antimutagenic, antidiabetic, anti-inflammatory, antibacterial and antiviral properties.
• Recent human studies suggest that green tea may contribute to reduce the risk of cardiovascular disease and cancer, and has another beneficial effect on health.
• Although research of green tea is very promising, future studies considering dietetic, environmental and life style factors, are necessary to fully understand its contribution to human health.

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