Anche gli angeli mangiano fagioli

L’argomento si presta ad osservazioni salaci e può facilmente degenerare in bieche divagazioni grossier da commedia all’italiana, ma quello del meteorismo è un tema nient’affatto trash tanto in erboristeria quanto nell’alimentazione e come argomento serio va trattato. Provandoci, almeno.

Non essendo classificabile come patologia senso strictu (perlomeno quando occasionale e non sintomo di malattie o sindromi come quella del colon irritabile) non ha pertinenza esclusivamente medica, anche se può costituire un effetto collaterale di trattamenti farmacoterapici, come vedremo di seguito. Indubbiamente però per chi ne soffre può costituire un problema alquanto sgradevole e fastidioso, spesso imbarazzante da affrontare.

Proprio per la combinazione di questi motivi il meteorismo rappresenta una di quelle disfunzioni per cui il ricorso all’intervento medico-terapico è considerato quasi istintivamente eccessivo e si opta per automedicazione o autocura. Questo implica che gli attori sulla scena, dall’erborista, al farmacista, al consumatore devono essere informati ad hoc. I primi per competenza, gli ultimi per poter selezionare e capire le scelte. Che alcuni alimenti predispongano al problema è dato diffuso, il motivo magari meno ma aiuta a capire il perchè dell’esistenza di determinati rimedi. Cibi ricchi in certi oligofruttosaccaridi come i legumi possano infatti dare luogo a fermentazioni incontrollate a livello intestinale a causa dell’assenza del pool di enzimi responsabili della degradazione non gassosa di queste fibre idrosolubili nell’intestino umano. Il nostro intestino infatti non ospita le alfa-galattosidasi, alias gli enzimi deputati alla scomposizione degli oligosaccaridi della famiglia del raffinosio (trisaccaridi come anche il verbascosio e stachiosio, a base di fruttosio, glucosio e galattosio per la precisione). Questi zuccheri arrivano indenni all’intestino crasso dove divengono substrato di fermentazione anaerobia, ovvero sono digeriti “nel posto sbagliato” da una parte della flora intestinale producendo grossi volumi di gas, principalmente idrogeno, anidride carbonica e, per la gioia di Alvaro Vitali, metano (scusate non ho resistito). Il problema non è tanto nel tipo di zuccheri semplici che costituiscono l’oligosaccaride quanto nel fatto che il galattosio sia legato agli altri tramite un legame 1,6 e come nel caso della cellulosa basta un legame diverso per stravolgere la digeribilità enzimatica.

Per completezza va detto che non è completamente chiaro se raffinosio & co siano gli unici assisi sul palco degli imputati, in quanto esistono studi nei quali legumi privati di queste sostanze hanno continuato ad esercitare la loro poco gradita azione. Potrebbero ad esempio essere presenti anche polisaccaridi a catena più lunga, nei quali permane l’indigesto legame galattosidico 1,6.

I rimedi classici al meteorismo ed al gonfiore intestinale fanno leva sul potere adsorbente del carbone vegetale (che limita i danni ma non limita la fermentazione, agendo in buona sostanza solo sul sintomo) o sull’azione di droghe vegetali come il finocchio (il cui meccanismo è da definire ma potrebbe coinvolgere una modulazione dell’attività dei batteri anaerobi che operano la farmentazione). Oppure ancora viene impiegata con un certo successo la clorofillina, un derivato semisintetico della clorofilla ottenuto per idrolisi basica in presenza di rame.

Proprio per l’esistenza di un meccanismo enzimatico sono stati sviluppati negli ultimi decenni prodotti che non si limitano alla tradizionale azione adsorbente ma operano un”integrazione enzimatica. Questi prodotti propongono infatti di assumere per os quegli stessi enzimi o un pool di enzimi equivalenti a quelli che ci deficitari a livello intestinale, in maniera tale da scomporre gli oligosaccaridi non digeribili prima dell’avvio della fermentazione. Uno di questi prodotti si chiama Beano e contiene alfa-galattosidesi. La logica sottesa  a questo tipo di prodotti può essere compresa leggendo online l’intero brevetto di un prodotto simile. Non si tratta di un prodotto di origine vegetale, in quanto gli enzimi che contiene hanno origine biotech e sono estratti da colture di Aspergillus niger. A differenza di beano questo prodotto non contiene un unico enzima, ma un pool composto da emicellulasi, cellulasi e fruttofuranosidasi. Questo per allargare lo spettro d’azione anche ad altre fibre poco digeribili, che possono determinare problemi analoghi a quelli citati per i legumi.

Spigolando qua e là amergono studi clinici direttamente legati a Beano uno dei quali riguarda un arbomento interessante ed un’applicazione specifica in quanto valuta gli effetti combinati della somministrazione simultanea (qui il pdf) di beano ed acarbose, un farmaco per il trattamento del diabete mellito che ha nel meteorismo un effetto collaterale importante. L’acarbose è difatti un inibitore enzimatico che, limitando l’idrolisi a glucosio dei carboidrati nell’intestino, non solo contiene l’assorbimento di tale zucchero ma altera in parallelo i processi di demolizione sopra citati, causando meteorismo. I risultati del trial suggeriscono che l’integrazione enzimatica causi una parziale riduzione dell’efficacia del farmaco ma un netto miglioramento del quadro collaterale.

E per l’immancabile angolo della curiosità: come fanno alcuni produttori di birra a diminuire le calorie nei loro prodotti o ad ottenere birre più alcooliche? Aggiungono gli stessi enzimi di cui sopra durante la fermentazione: questi digeriscono i carboidrati complessi rendendoli disponibili ai lieviti con conseguente incremento il tasso alcolico e diminuzione del contenuto in carboidrati totali. Pare si possa fare anche in casa.

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