Il Viaggio di Sant’Antonio

Una delle mie trasmissioni radiofoniche preferite, Alle otto della sera (Radiodue) è dedicata questa settimana alla storia delle grandi cattedrali del Medioevo. Più precisamente al ruolo delle reliquie sacre e delle vicende sociopolitiche nel definire l’importanza di questi luoghi, veri epicentri culturali e di potere non solo dell’Età di Mezzo, ma anche delle successive. Conduttore-ospite della settimana è Marco Meschini e come sempre la trasmissione si giova di una selezione musicale, di una competenza e di un garbo che definire rari è eufemistico a dir poco (spulciate i podcast, kuffār che non siete altro). Chissà se in una delle prossime puntate ci sarà spazio per la leggenda di Claviceps purpurea, della Segale e dell’Abbazia di Sant’Antonio di Padova.

L’anno mille è da poco passato e sulle Dolomiti e lungo tutto l’arco alpino per campare si raccoglie segale. Il grano dell’epoca non ce la faceva a crescere in quota ai climi freddi e quello nero “tedesco”, che adesso è ospite chic nei negozi bio, era il pane quotidiano dei montanari. Un pane fatto con una farina che, all’epoca non si sapeva, ha un problema: può essere molto facilmente ottenuta da cariossidi infette da Claviceps purpurea, un ascomicete parassita dal ciclo vitale complicato e dal contenuto allucinogeno, dato che produce una serie di alcaloidi derivati dall’acido lisergico, strutturalmente omologhi all’LSD. L’ergotina ed i suoi vari omologhi al fungo servono per evitare che gli animali d’inverno si mangino una parte, detta sclerozio, fondamentale per la sua sopravvivenza. Se assunta in dosi acute causa visioni, delirio e violenti fenomeni psichedelici nei mammiferi. Buona parte della letteratura storiografica dell’Alto e Basso Medioevo nonchè delle epoche successive sulle follie collettive e demoniache di interi villaggi, specie in Francia, Germania ed Olanda ma anche in seguito in America settentrionale, ha la sua causa scientifica in panificazioni operate con farine fortemente contaminate dagli alcaloidi della Claviceps.

Se però assunti in forma cronica all’interno di farine leggermente inquinate, gli alcaloidi della Segale cornuta determinano uno stato di intossicazione detto ergotismo e caratterizzato da una progressiva degradazione del sistema circolatorio periferico, che si traduce in spasmi dolorosi, crisi convulsive ed in alcune evoluzioni anche in forme di cancrena. Se ora, anche grazie alla divulgazione medica mediata addirittura dal Dr. House, questi sintomi sono riconducibili ad una causa chiare e definita, un tempo cause e fenomeni trovavano differenti spiegazioni. Nel contesto culturale dell’epoca queste manifestazioni erano interpretate con la lente millenaristica della giustizia divina, della giusta punizione per il peccato, secondo uno schema analogo a quello del famoso proverbio cinese sul marito che rientra a casa e schiaffeggia la moglie senza motivo (“lei sa perchè”). Nello sconforto, nel dolore fisico e nel terrore derivato da una malattia inspiegabile la gente delle montagne si aggrappava alla Chiesa, che rispondeva classicamente con un “siete peccatori, avete peccato. Per espiare l’unica via è andare in pellegrinaggio a Padova“. Nella città patavina, come è noto, sono conservate le reliquie di Sant’Antonio e gli Antoniani somministravano ai malati uno speciale unguento, che unito a preghiere ed a devote donazioni garantiva il recesso dei peccati e, ovviamente, della malattia.

I montanari con le loro gambe in cancrena intraprendevano quindi un viaggio che per i canoni di allora era un’epopea di settimane: a piedi o a dorso di mulo si scendeva lentamente dalle valli e si arrivava in pianura, lasciando i campi ed investendo i pochi risparmi. Ci volevano giorni, durante i quali tuttavia la dieta del pellegrino cambiava: lentamente usciti dall’areale di coltivazione della segale, con l’arrivo in pianura iniziavano a nutrirsi di pane bianco, senza ergot in quanto meno sensibile all’aggressione fungina. Il cambio di dieta continuava per tutti i giorni della permanenza a Padova e permetteva una graduale detossificazione dell’organismo: l’ergotina veniva eliminata, i sintomi recedevano, le cancrene ed i dolori se ne andavano. Il Santo aveva fatto il miracolo. Ed a rinforzare il potere taumaturgico della visita alla basilica ed alle sue reliquie veniva l’aftermath del ritorno ai pascoli in quota, dove la dieta tornava ad essere ricca di pane nero spesso contaminato dal fungo e la malattia ritornava a manifestarsi: la lontananza dalla Retta Via e la ricaduta nel peccato tornavano ad essere divinamente punite.

Cosi’ l’ergotismo prese il nome di Fuoco di Sant’Antonio e la Basilica del Santo deve buona parte della sua fama taumaturgica ad un fungo, ad un cereale ed alla scarsa conoscenza della loro relazione. Il nostro viaggio continua domani, come sempre, alle otto della sera.

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