Definizione di “incensare”

I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato è oggettivamente rivoluzionario, l’argomento trattato è di particolare attualità o presenta uno specifico appeal mediatico, oppure l’articolo entra in una delle casse di risonanza di Internet e di rimbalzo in rimbalzo il suo segnale si amplifica sino a superare la soglia del rumore bianco mainstream. Questi eventi spesso si presentano in combinazione tra loro, o meglio in catena. Le agenzie di stampa scientifica, come Eurekalert, Sciencedaily, Webmd ed altre che io stesso quotidianamente spulcio, rappresentano il primo filtro e la prima fionda per dare visibilità planetaria a pubblicazioni estremamente settoriali come in genere sono quelle scientifiche. Soprattutto grazie alla loro meritoria opera catalizzatrice, una pubblicazione raggiunge l’energia di attivazione sufficiente a diventare cibo palatabile per science-blogger e giornalisti. In un certo senso però da questo punto essa smette di essere un sistema ordinato e logico di numeri e concetti e diventa gradualmente “una storia” per effetto dell’inevitabile (e giustissimo, sulla carta) processo caratteristico della vulgata.

Queste settimane uno degli articoli più rimbalzati sulla rete e sulla carta stampata è stato quello riguardante l’azione ansiolitica ed antidepressiva di un sesquiterpene dell’incenso (Boswellia serrata) chiamato incensol-acetato. Rilanciato dai newsfeeds citati poc’anzi, l’articolo è stato discusso in diversi blog che contano nella blogosfera scientifica internazionale ed hanno ripreso la notizia vari quotidiani di tutto il mondo (Repubblica), agenzie di stampa e giù di rimbalzo in rimbalzo fino ai blog che raramente trattano temi scientifici ed anche sino a quelli di personaggi noti, come Jacopo Fo. Tutti, chi più chi meno, suonando un certo tasto “culturale” nella traduzione del dato “tecnico”.

Purtroppo, come di rotine in questi casi, la seconda legge di Finagle agisce implacabile e si rende necessaria un minimo di rilettura più o meno in stile Progetto Galileo.

L’articolo (scarica il pdf) ha tutti i crismi elencati sopra: è passato dal Table of Contents di una rivista di buon prestigio (FASEB Journal) ai newsfeed di chi si occupa della materia e trattando con una buona dose di appeal un tema mediaticamente spendibile come quello degli ansiolitici, ha fatto il salto. Non guasta, ovviamente, che al contenuto sperimentale sia abbinabile per l’appunto una “storia”, quella del possibile legame tra scoperta scientifica attuale e pratiche religiose e di meditazione secolari. Tutti link corretti e leciti, anzi virtuosi nelle intenzioni. Chi ha trattato la materia ha infatti posto forte enfasi sul fatto che i risultati dei ricercatori, così come descritti nei lanci d’agenzia, indicherebbero un effettivo trait d’union tra l’uso cerimoniale dell’incenso ed una sua reale funzione psicoattiva, che porrebbe le basi per una rilettura moderna di usi codificati da religioni e tradizioni. L’oppio dei popoli, l’incenso dei re Magi e la loro rilettura farmacologica sono infatti tra i mantra più ripetuti nei commenti un pò supini alla ricerca. Qualche blogger attento ha poi evidentemente letto con cura il manoscritto completo ed ha sollevato alcune ineccepibili eccezioni non al contenuto ed al rigore sperimentale, ma alla presentazione dell’articolo. A leggere bene il testo questi legami sono infatti in parte azzardati.

Va detto che gli stessi autori dell’articolo hanno un pò ciurlato nel manico su questo aspetto, enfatizzando non solo nell’introduzione e nelle conclusioni (le parti in genere più comprensibili ai non addetti ai lavori) ma anche nelle dichiarazioni ai media: esiste un legame tra il bruciare dell’incenso, il suo predisporre alla meditazione ed all’ascesi ed i meccanismi fisiologici del rilassamento, grazie alla mediazione dell’incensol-acetato e di alcuni specifici recettori nervosi, i TRPV3.

Cosa hanno realmente fatto i ricercatori? Hanno estratto (scarica il pdf) dalla resina di Boswellia carterii un singolo componente isolato, l’incensolo acetato appunto, e lo hanno iniettato per via intraperitoneale a ratti. Successivamente sono stati effettuati test comportamentali mirati alla valutazione dello stato nervoso a breve termine degli animali ed una serie di misurazioni farmacologiche a carico di una serie di recettori, tra i quali il più influenzato è risultato essere il TRPV3. Questo recettore regola la temperatura corporea (dando una piacevole sensazione di calore se attivato), la vasocostrizione, il dolore, è presente anche a livello cutaneo ed orofaringeo ed appartiene ad una classe di nocicettori (percettori di eventi dannosi) ben nota per la relazione con altre sostanze naturali come la capsaicina o il mentolo (qui una bella trattazione in italiano su questo argomento). Dello stesso TRPV3 è nota la sua modulazione ad opera di altri terpeni più piccoli come il timolo ed il carvacrolo presenti ad esempio negli oli essenziali di origano e timo. Nel caso di queste ultime sostanze, esse hanno mostrato attività per applicazione topica sulla lingua, senza combustione o iniezione. Questo tipo di azione ha peraltro un nome bellissimo, chemestesi, e comprende la traduzione in stimolo fisico di un segnale indotto chimicamente.

Tornando all’articolo di FASEB, l’approccio sperimentale utilizzato permette di dire con certezza alcune cose (interessanti), di ipotizzarne altre (molto interessanti) ma non garantisce la verità su altre ancora (quelle della “storia”). Ad esempio suggerisce che la struttura chimica dell’incensol-acetato possa essere utilizzata come base di partenza per farmaci di derivazione naturale attivi come ansiolitici ed evidenzia la possibilità di considerare il recettore TRPV3 in modo nuovo, come un modulatore di stati emotivi e non solo come veicoli di chemestesi. Inoltre, ha permesso di inserire l’incensol-acetato nel novero delle sostanze attive in modo estremamente selettivo nei confronti di questo recettore, cosa importante per limitare possibili effetti collaterali e reazioni avverse, ad esempio. Per contro, è tuttavia abbastanza intuitivo realizzare che l’estrazione di un singolo componente e la sua somministrazione in forma pura tramite iniezione è cosa ben diversa dalla combustione di una miscela complessa di sostanze e dall’inalazione “aromaterapica” del fumo che si produce quando nei luoghi di culto si brucia l’incenso. Non solo è diversa la via di assorbimento e di metabolizzazione del principio attivo, ma la sua stessa presenza non è più certa. A seguito della lenta combustione, ad esempio, l’incensol-acetato potrebbe degradarsi in qualcosa di diverso e diversamente attivo.

In sintesi, l’articolo in questione non si riferisce in alcuna sua parte sperimentale all’assunzione di incenso in forma aromaterapica o meglio, non tratta minimamente l’assunzione di incensol-acetato per via olfattiva previa combustione. L’uso tradizionale e religioso dell’incenso prevede una combustione e non è dato sapere se l’incensolo acetato è termicamente stabile o se a seguito della combustione si trasformi in qualcos’altro. L’articolo ha diversi punti suo favore, sia in termini metodologici che di risultato, ma la storia che racconta è più farmacologicamente complicata e meno storico-antropologicamete legata alla tradizione del’incenso rispetto a quella che si può percepire ad una prima lettura.

——————————-

Incensole acetate, an incense component, elicits psychoactivity by activating TRPV3 channels in the brain
Arieh Moussaieff, Neta Rimmerman, Tatiana Bregman, Alex Straiker, Christian C. Felder, Shai Shoham, Yoel Kashman, Susan M. Huang, Hyosang Lee, Esther Shohami, Ken Mackie, Michael J. Caterina, J. Michael Walker, Ester Fride, and Raphael Mechoulam

(scarica il pdf)

Burning of Boswellia resin as incense has been part of religious and cultural ceremonies for millennia and is believed to contribute to the spiritual exaltation associated with such events. Transient receptor potential vanilloid (TRPV) 3 is an ion channel implicated in the perception of warmth in the skin. TRPV3 mRNA has also been found in neurons throughout the brain; however, the role of TRPV3 channels there remains unknown. Here we show that incensole acetate (IA), a Boswellia resin constituent, is a potent TRPV3 agonist that causes anxiolytic-like and antidepressive-like behavioral effects in wild-type (WT) mice with concomitant changes in c-Fos activation in the brain. These behavioral effects were not noted in TRPV3-/- mice, suggesting that they are mediated via TRPV3 channels. IA activated TRPV3 channels stably expressed in HEK293 cells and in keratinocytes from TRPV3+/+ mice. It had no effect on keratinocytes from TRPV3-/- mice and showed modest or no effect on TRPV1, TRPV2, and TRPV4, as well as on 24 other receptors, ion channels, and transport proteins. Our results imply that TRPV3 channels in the brain may play a role in emotional regulation. Furthermore, the biochemical and pharmacological effects of IA may provide a biological basis for deeply rooted cultural and religious traditions.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...