Le droghe costano (fuori il grano)

Pensare che il mercato delle droghe vegetali, delle spezie e dei loro derivati sia immune ai picchi dell’economia che conta (carburanti, alimentazione) è ovviamente illusorio. La questione è assai meno primaria e rilevante dell’accesso al cibo, ma per chi con spezie e piante medicinali ci lavora le fluttuazioni del mercato e le conseguenze di quanto accade in altri comparti possono essere un problema.

Giovanni Spataro su Piazza Vittorio, blog di Le Scienze dedicato alla ricerca nei PVS, riporta i dati di una previsione OCSE/FAO relativa ai prezzi delle principali commodities alimentari. Il grafico con l’andamento previsto dei prezzi di cereali, zucchero, oli vegetali ed oleaginose in particolare, ci dice diverse cose rilevanti per alcuni temi trattati qui. Innanzitutto se ne ricava che il prezzo degli oli fissi come quello di palma e di semi oleaginosi come quelli di soia non caleranno nel prossimo decennio, ergo si continuerà a fare spazio ai primi nelle foreste pluviali dell’estremo oriente e dell’Africa ed alla seconda in area amazzonica. Anche perchè lo stesso report ricorda che in queste filiere ed in quelle correlate i PVS hanno incrementato le loro esportazioni tra il 40 ed il 120% (il che, ma questo esula dagli intenti di questo post, implica che producono per la nostra fame più che per la loro).

Il grafico suggerisce però anche il perchè dell’impennata dei costi delle materie prime erboristiche, delle droghe essiccate. Non è solo una questione di filiera lunga, di “adeguamento carburante” e di piante che viaggiano da paesi lontani verso l’Europa, ma di legame a doppio filo tra prezzo del grano e prezzo pagato al contadino anche sotto casa. Infatti, dal momento che la coltivazione delle officinali è più rischiosa rispetto ad una normale coltura, contadino e committente vincolano tradizionalmente il prezzo “a pagare” a quello del grano. In genere nel centro-nord il riferimento è la quotazione della borsa merci di Bologna. Molto raramente infatti l’agricoltore decide di produrre echinacea, cardo mariano, menta o parietaria senza aver prima stretto accordi con un potenziale acquirente. Questo legame spiega come l’iperinflazione del grano, il cui prezzo al quintale è schizzato verso l’alto da 10-15 a oltre 40-50 euro, abbia una conseguenza quasi proporzionale sul prezzo pagato dall’erborista per acquistare un sacco di foglie essiccate presso il grossista di fiducia, a prescindere dalla filiera lunga o a km zero.

Ovviamente, anche se mai nessuno lo ammetterà c’è chi lucra sulla situazione “facendo magazzino”, ovvero acquistando grosse partite di materie prime in anticipo per poi rivenderle quando il mercato è schizzato alle stelle. Se queste speculazioni sono relativamente difficili da fare su alcuni tipi di droghe vegetali per problemi di organizzazione e conservazione (in realtà basta solo organizzarsi), per prodotti come gli oli essenziali il cui mercato all’ingrosso è nelle mani di pochi traders al mondo, esse sono all’ordine del giorno.

2 thoughts on “Le droghe costano (fuori il grano)

  1. boschivamente ha detto:

    io credo che nella vita ci piazzino davanti le persone giuste al momento giusto…signor meristema piacere…io sono barbara e presto avrò un sacco di domande per lei

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