Tutti pazzi per il virus

Dentro alla bolla speculativa dei tulipani nell’Olanda del ‘500, alloggia un considerevole tourbillon di cortociruiti uomo-pianta, storia-scienza, società-natura, economia-arte.

Non tutti i fiori diTulipa che nel XVII secolo giunsero in Europa dall’Anatolia grazie all’avanzata turca nei Balcani erano monocromatici e le forme che fecero impazzire società ed economia nei Paesi Bassi furono in realtà soprattutto quelle variegate e striate, in cui i tepali erano solcati da marezzature policrome mai viste, come nel famigerato Semper Augstus.

I primi tulipani li aveva portati nella terra degli Orange il botanico Carolus Clusius/Charles de l’Écluse per fini tassonomico-scientifici, ma il loro appeal estetico in un paese segnato dagli orrori della peste fu tale da causare furti a ripetizione all’Orto Botanico di Leida, con conseguente dispersione dei bulbi in tutto il paese. In una società ossessionata dalla morte, la bellezza irraggiungibile e rarefatta di un fiore unico ed irripetibile era uno status symbol salvifico, una killer application in grado di monopolizzare mercato ed economia, si direbbe oggi. Chi non poteva permettersi il bene effimero della bellezza lo portava in processione in forma permanente (e per questo, allora ma non ora, meno pregiata) in quadri e dipinti a cui vari pittori fiamminghi si dedicarono (inclusi Ian e Pieter Brueghel, in realtà anche con evidente intento satirico). Da questo nacque l’espressione Rembrandt Tulip, sebbene Rembrandt non li abbia praticamente mai inseriti nei suoi quadri. Chi fiutava l’affare scambiava bulbi e futures sulle produzioni a venire di tulipani variegati e flamboyant alla Borsa di Amsterdam e Leida ed i fashion victims dell’epoca si indebitavano oltre il possibile per ottenere le varietà più ambìte, prima che gli effetti di una speculazione effimera quanto l’àntesi stessa del tulipano mandassero tutti a gambe all’aria.

Per secoli quella dei tulipani variegati è stata un’arte ai confini della scienza: si sapeva che forme di innesto e la replicazione asessuata favorivano la creazione ed il mantenimento della preziosa caratteristica ma la causa e l’imprevedibilità dell’operazione erano poco chiare. Le piante migliori erano anche le più fatue, deboli e difficili da conservare, fattori che ne accrescevano il valore mediatico e di mercato. Solo dopo il 1930 si è individuato il colpevole dell’isteria collettiva: una malattia virale. Una serie di potyvirus spesso comuni anche ai gigli, per la precisione, e descritti da acronimi da banca svizzera: TBV (Tulip Breaking Virus), TBBV (Tulip Band-Breaking virus, TTBV (Tulip Top-Breaking Virus), ReTBV (Rembrandt Tulip-Breaking Virus) e LMoV (Lily Mottle Virus).

I virus delle piante si trasmettono per contagio tramite insetti fitofagi ed afidi oppure per contatto con utensili “infetti” ed ovviamente permangono nella prole in caso di propagazione vegetativa. Questo fattore rende conto dell’imprevedibilità associata al tulip breaking all’epoca della tulipomania: si investivano capitali di rischio in partite di tulipani senza la certezza che questi avrebbero avuto a priori le caratteristiche estetiche gradite al mercato, in quanto la limitata conoscenza del meccanismo alla base della variegatura rendeva aleatorio l’esito (ed umanamente stuzzicante la scommessa).

Se la storia sin qui è divertente per l’intreccio di storia, arte, umanità e scienza, il meccanismo biochimico sotteso alla trasformazione cromatica dei tepali offre ulteriori stimoli ed apre una finestra sulla flessibilità del metabolismo secondario delle piante. Il colore di petali e tepali nei fiori è dovuto all’accumulo di pigmenti di vario tipo in strutture dedicate come cromoplasti e vacuoli e nel caso dei tulipani la classe coinvolta è quella delle antocianine. Questa categoria di flavonoidi è stata oggetto di una sintonia fine da parte dell’evoluzione, che ha permesso di ottenere un’enorme gamma di colori tramite leggere modificazioni strutturali di una medesima struttura: un metile in più, un residuo zuccherino in più o in meno permettono di spostare il cromatismo dal giallo al rosso, al lilla, al celeste. Semplici oscillazioni di pH notoriamente possono causare il viraggio, ovvero l’inversione cromatica, di alcuni antociani da un colore all’altro, come ben sa chi si occupa della chimica del vino e chi si dedica al giardinaggio delle ortensie.

Ma nel tulipano? Cosa avviene nei tepali a causa del virus? Non a caso le prime ipotesi avanzate erano legate a supposte alterazioni del pH nelle zone dei tepali in cui il virus si insediava. Poi si è andati sul fino e si è chiarito che i potyvirus vanno a mettere direttamente o indirettamente le mani nell’espressione dei geni che regolano la biosintesi delle antocianine. Queste ultime vengono infatti prodotte dalle piante a partire da precursori opportunamente modificati per opera di enzimi specifici, a loro volta costruiti partendo da informazioni geniche. Il virus o la pianta stessa in risposta alla presenza delo sgradito ospite potrebbe silenziare i geni responsabili di uno o più passaggi, facendo prevalere l’accumulo di un’antocianina rispetto ad un altra, ovvero di un colore su un altro. Il processo prevede l’intervento di passaggi familiari per chi si occupa di ingegneria genetica ed OGM come silenziamento genico post-trascrizionale, RNA interference, Cosoppressione.

Cinquecento anni dopo, anche se i tulipani possono comunque ammalarsi e mostrare i sintomi che fecero impazzire gli olandesi (come nell’immagine a lato), i tulipani variegati non si ottengono più da individui virosati, ma la certosina opera di selezione floristica ha permesso l’ottenimento di cultivar sani e dotati dell’aspetto più gradito al mercato. In compenso, la battaglia transgenica tra tulipani e virus è diventata un modello di studio per approfondire i meccanismi di causa effetto (ad esempio alcuni virus hanno imparato a produrre proteine che contrastano il silenziamento genico attuato dalle piante) e le conseguenze ecologiche delle virosi (il cambio di colore dei fiori a lungo termine induce anche una differente scelta da parte degli impollinatori).

Nulla si crea e nulla si distrugge, Lavoisier è vivo e lotta con noi: le informazioni sin qui descritte vengono in buona parte da una bella review integrata tra storia, scienza, cultura e società apparsa su Plant Disease (qui il pdf). Se però siete davvero malati di tulipani il vostro posto è a Limmen all’Hortus Bulborum. Per gli economisti che dovessero per caso transitare a queste verdi latitudini, le implicazioni economico-finanziarie della tulipomania potrebbero non essere l’unico trait d’union tra piante e isterismi finanziari: e se la prossima bolla dell’economia fosse quella della green-economy?

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Tulip Breaking: Past, Present, and Future
Judith A. Lesnaw and Said A. Ghabrial
Plant Disease / Vol. 84 No. 10, 1052-1060
(scarica il pdf).

This article focuses on the oldest recorded plant virus disease, tulip breaking, and reflects the authors’ interests in molecular virology, the history of virology, and the broad influence of viruses upon societies and their culture. The potyvirus Tulip breaking virus (TBV) induces in the petals of its host tulips beautiful variegated color patterns that break the solid color of the uninfected tulips, hence the name “tulip breaking.” The human passions of possession that these “broken tulips” induced in seventeenth century Holland generated an economic and social disorder with lasting cultural ramifications referred to as
“tulipomania.” Although the lure of the broken tulip persists in the twenty-first century, the molecular mechanisms governing the virus-induced color breaking in tulips remain little understood. Here, we
review aspects of the historical impact of tulipomania, the biology of TBV, the pathways and regulation of plant pigment formation, and the potential mechanisms underlying virus-induced color breaking. The
reader is cautioned that tulipomania, like tulip breaking, is still contagious.

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5 pensieri su “Tutti pazzi per il virus

  1. As usual: date uno spunto a Meristemi ed in breve otterrete una di queste sue deliziose ed imperdibili disamine a 360 gradi 🙂

    Vedo l’immeritatissima citazione solo oggi, in ritardo; troppo buono, Maestro 🙂

  2. Macchè, macchè. Io sono solo un turista con occhiali e macchina fotografica, mica uno di qui maghi che poi alla fin fine sanno fare giusto un solo incantesimo (magari grosso, ma uno solo).

  3. (Come ogni buon lettore di Pratchett sa: se quel Turista occhialuto si chiama Twoflower, il potere della sua macchina fotografica può essere immenso) 😉

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