Avvinta come l’edera…

Un altro pezzo di cultura pop di origine vegetale trova il suo prosaico perchè: la capacità adesiva dell’edera, così tenace nell’avvolgere tronchi d’albero e così abile nell’aggrapparsi a muri e superfici di ogni tipo è dovuta a nanoparticelle di bostik vegetale, secrete da vescicole poste all’apice delle radici aeree avventizie della pianta. Le radici a loro volta hanno forma discoidale e sono attraversate da minuscole “dita”, aventi doti di ventose del tutto simili a quelle delle ciglia lamellari delle zampe dei gechi. Chi ha cercato di eliminare l’edera e le sue ventose da una parete ha ben presente il concetto di “pervicace tenacia”.

Le ridottissime dimensioni delle goccioline (circa 70 nanometri) consentono una penetrazione in qualunque irregolarità delle superfici più levigate e sebbene i legami prodotti siano verosimilmente deboli il loro numero spropositato genera un effetto cooperativo alquanto efficace. La combinazione dell’effetto ventosa con quello adesivo consente alla pianta di adottare una morfologia semplice e flessibile, priva di nodi e tale da garantire una distribuzione uniforme delle sollecitazioni meccaniche. Lo studio della composizione della colla è ancora preliminare (apparentemente si tratta di una base cerosa ma con presenza di azoto e zolfo organicati non si sa bene come) e si suppone che il meccanismo si basi sulla creazione di un gran numero di ponti idrogeno. Le informazioni chimiche possono essere rilevanti per due motivi: usare la formulazione per produrre adesivi universali biodegradabili e mettere a punto solventi idonei alla rimozione delle tracce lasciate dalla pianta.

Annunci