La vera storia del Jojoba (e altre novelle)

Global Facilitation Unit for Underutilized Species è un nome che rende bene idea del contenuto: un portale per piante di nicchia ma economicamente ancora in potenza, provenienti dai quattro angoli del mondo. Vi si trovano dati agronomici, di ricerca alimentare e medicinale, proiezioni di mercato, survey sulla sostenibilità e tutto quanto ruota attorno alle piante utili ma non già planetarie. Un delizioso parco giochi per chi si occupa di biodiversità e della sua valorizzazione.

L’ultima chicca che ho trovato nel bengodi del GFU è l’edizione testuale di una lecture tenuta da un docente della Johns Hopkins School of Public Health al convegno Underutilized Plants: Their Role in Preventive Medicine, Nutrition, and Sustainability, tenuto nel 2006 presso il Center for a Livable Future. Del centro è disponibile anche il programma degli eventi, un’altra mezza miniera di spunti, informazioni, approfondimenti. Per dirne una, del convegno sopracitato sono disponibili anche i podcast di tutti gli interventi.

La review scaturita dall’intervento del prof. Noel Vietmeyer è stata pubblicata da poco su Trees for Life Journal ed è disponibile integralmente online (qui il pdf). Si tratta di una carrellata sulle piante utili e semisconosciute a cui si è dedicato l’autore negli ultimi 30 anni. L’excursus offre una visione in retrospettiva di un libro edito per la prima volta nel 1977 dallo stesso autore e considerato seminale per lo studio del potenziale produttivo della biodiversità.

La lecture è un esempio aureo di divulgazione, ha un taglio molto discorsivo e gradevole, racconta storie e nelle prime pagine si sofferma sull’esperienza di Vietmeyer nella scoperta e nel lancio della produzione di Jojoba (Simmondsia chinensis = Buxus chinensis, anche se cinese non è) negli USA degli anni 60. Una vera epopea del West, guidata da un ricercatore giovane e da un indiano Cherokee medaglia d’argento alle Olimpiadi di Helsinki, in cui una scoperta casuale si è tradotta in un successo produttivo e commerciale tutt’ora forte e di cui hanno beneficiato ambiente, popolazioni ed interi settori industriali. La pianta, endemica nel southwest americano, produce semi ricchi di una cera liquida, sino all’epoca ottenibile solo dallo spermaceti di capodoglio ed impiegata in cosmesi e come lubrificante meccanico, dal cambio delle auto fino ai razzi Apollo. La produzione della cera è economicamente redditizia per habitat e terreni aridi, poveri di alternative sostenibili a patto che esista una domanda di mercato. La promozione della sua coltivazione, la messa a punto di varietà adeguatamente produttive, i dubbi, i successi ed i fallimenti legati al jojoba sono passati in rassegna da Vietmeyer con una legerezza pragmatica encomiabile, da consumato divulgatore. Per i dettagli produttivi e di composizione chimica dell’olio di Jojoba, Der kleine Herr Jakob vi rimanda alla monografia di NewCrop.

Non mi dilungo troppo sugli aneddoti (sapevate che il Mobil One contiene una variante sintetica dell’olio di jojoba?), che sono molti e valgono il tempo speso per leggere almeno le prime pagine del documento, ma sottolineo un elemento che non voglio vada perso: tutto è stato permesso da un approccio completamente open source, da una condivisione totale delle materie, delle conscenze, delle scoperte e non da una gestione proprietaria delle informazioni. La prima autobotte prodotta con finanziamenti statali è stata infatti distribuita gratuitamente a ricercatori pubblici e privati, ad aziende e ad appassionati, garantendo così la valorizzazione di una materia prima altrimenti semi sconosciuta e lo startup di un mercato che non c’era.

Il resto della presentazione è altrettanto stimolante e spazia con entusiasmo dall’alimentare (Psophocarpus tetragonobolus o fagiolo alato) alle gomme (Parthenium argentatum), a foraggi redditizi su terreni avari di nutrienti (Leucaena spp.) sino ad arrivare alle piante più idonee alla rapida rigenerazione di foreste tropicali, come Acacia mangium e Calliandra calothyrsus.

Vietmeyer è noto anche per la promozione di una scoperta importante nella lotta alla malnutrizione nei Paesi in Via di Sviluppo: l’utilizzo di semi germogliati per la preparazione di farinacei per l’infanzia denutrita, resi maggiormente digeribili grazie all’azione degli enzimi rilasciati al momento della germinazione.

One thought on “La vera storia del Jojoba (e altre novelle)

  1. Interessante questo Vietmeyer, peccato che non conosco l’inglese, sto cercando informazioni per valutare una ipotesi di piantumazione nel sud Italia, se esistono vivai di piantine già di qualche anno, oppure reperire semi di jojoba. Ringrazio se qualcuno può darmi informazioni utili a questo scopo.

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