Uomini veri

Campbell Plowden è un ricercatore americano attivo nella valorizzazione dei cosiddetti NTFP (Non-Timber Food Products), ovvero di tutto ciò che è sostenibilmente commerciabile da una foresta, legname escluso. Nello specifico Plowden si occupa di valutare la sostenibilità dello sfruttamento di una risoresa forestale tropicale e di individuare possibili mercati d’uscita per i NTFPs. Un esempio della sua attività di ricerca è disponibile qui. La sua specializzazione è nella parte più avventurosa e romantica di questo lavoro, quella che si svolge in situ nell’habitat da valorizzare ed è mestiere in cui occorre essere al tempo stesso un pò botanici, un pò forestali, antropologi, ecologi ma anche McGyver, psicologi, pazzi furiosi e saper gestire esperienze e situazioni assai simili a quelle degli esploratori d’antan. Soprattutto occorre essere decatleti delle culture e dei saperi, se si desidera dare a breve o a lungo termine una concreta ricaduta sul territorio al proprio lavoro.

Alcune settimane fa Plowden ha pubblicato su Ethnobotany Research and Applications il sincero racconto (qui il pdf) della sua esperienza con gli indigeni Tembè, con i quali ha lavorato nella raccolta sostenibile di copaiba (Copaifera spp. )ed andiroba (Carapa guaianensis) ed in generale nella valorizzazione della biodiversità di un’area dell’Amazzonia brasiliana orientale non lontano da Belem. Il racconto copre tutti quegli aspetti umani che i numeri della ricerca non dicono, ad esempio come le aspettative del ricercatore debbano farsi strada tra le dinamiche sociali di una cultura a lui aliena, come per converso le aspettative della suddetta società siano molto diverse dalla percezione che ne abbiamo da fuori. Plowden ha intrapreso l’esperienza di una full-immersion etnobotanica di alcuni anni, nella quale l’entusiasmo ha dovuto fare i conti con problemi sanitari e logistici (la cui descrizione vale una Lonely Planet per la vita in foresta), con le conseguenze dell’influenza reciproca tra un occidentale ed una popolazione amazzonica. Altro aspetto interessante che emerge è quello della difficoltà di convertire in dato numerico impressioni e leggende, che in popolazioni dalla forte tradizione orale divengono elementi fondanti del sapere. Esemplificativo in proposito quando spiega la difficoltà di estrapolare dati sulla produttività degli alberi della zona partendo dal racconto degli indigeni, che non hanno una reale idea del concetto di quantità ma la deformano nel ricordo, nel mito,  nell’orgoglio campanilistico e pesano la resa delle piante con l’occhio del pescatore del Bar Sport.

Con grande onestà Plowden parla a cuore aperto della difficoltà di tradurre in risultati concreti anche le migliori intenzioni quando il rischio di generare aspettative irrealizzabili non è ben chiarito. La percezione del valore e del lavoro necessario per generare benessere a partire dai NTFP è infatti ampiamente distorta in società che non hanno mai avuto un approccio scientifico alla realtà. Esiste in occidente una falsa visione delle popolazioni amazzoniche, idealizzate come ultime abitanti di una land of green opportunities, un giardino primordiale vergine da peccati che riteniamo esclusivi alla società occidentale: egosimo, avidità, desiderio di guadagno facile, prestigio e ricchezza acquisiti per diritto e non per merito e frutto di un lungo percorso, propensione alla corruzione sono in realtà concetti ben radicati anche nelle foreste. Invidie, gelosie, competizione possono minare anche il migliore dei progetti di valorizzazione della biodiversità se chi interviene non possiede competenze extracurricolari, non si mette in gioco in maniera totalmente aperta e soprattutto se non si prepara il terreno con una campagna informativa aperta e schietta sul lavoro che farà.

Non solo gli aspetti del ricercatore, ma anche quelli dell’uomo in mezzo ad altri uomini vengono quindi toccati in quella che appare più come un’esperienza da mediatore culturale (un ruolo che a noi europei pare dover esistere solo per integrare extracomunitari nelle società occidentali, laddove la mediazione dovrebbe essere biunivoca, valida nei due sensi). E’ una lettura che davvero consiglio per chi si occupa o si interessa di foreste tropicali e piante medicinali, per capire anche i limiti di un contesto così affascinante e prioritario come la protezione della biodiversità tropicale.

Ne approfitto anche per segnalare la rivista, nata da pochi anni e pubblicata online in base ai principii degli Open Access Journals, le riviste scientifiche ad accesso gratuito, non legate a grossi editori, che sostengono una filosofia di accesso alla ricerca basata sulla condivisione totale delle scoperte e delle attività assai simile all’open source.

One thought on “Uomini veri

  1. Questa la trovo una lettura veramente interessante per quando avrò finito le 300 e qualche pagina sul wood vinegar… ancora mi inchino!
    Saluti!

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