Ars botanica

Verrebbe da chiedersi per quale motivo esiste una branca della botanica dedita al disegno calligrafico delle piante, nell’era dell’immagine digitale ad alta risoluzione. Non solo esiste, ma è viva e lotta con noi. Innanzitutto perchè, pur con le debite eccezioni, il senso del bello ed il gusto estetico sono elementi che ci caratterizzano come esseri umani (e questo è un lunedì da bicchiere mezzo pieno). E l’invenzione dei piatti pronti non ha definitivamente scalzato il piacere di una pietanza preparata ad arte, per soddisfare i sensi e non solo riempire la pancia, per dirne una. Meno prosaicamente, perchè un disegno dettagliato permette di descrivere in maniera perfetta le decine di dettagli indispensabili al riconoscimento corretto delle millanta specie vegetali esistenti, per la gioia dei tassonomi. Il disegno tassonomico-artistico viene realizzato riportando in scala reale uno specimen d’erbario in colori naturali, avendo cura di rendere evidente ogni particolare significativo, dalla nervatura delle foglie alla forma delle brattee, dalla morfologia fiorale al colore dei frutti, attraverso una realizzazione semi-artificiale ad alto tasso di verosimiglianza. Di conseguenza esso permette di illustrare in una sola tavola elementi cronologicamente distanti lungo il ciclo ontogenetico della pianta, come ad esempio il fiore ed il frutto e di eliminare inevitabili imperfezioni del campione reale come lesioni da urto, danni da insetti, eccetera. Il risultato complessivo non solo è esteticamente affascinante, ma spesso estremamente utile e didattico.

Insigni esempi di quest’arte sono disponibili in rete, come i famosi erbari illustrati di Franz Eugen Köhler e Otto Wilhelm Thomé, da cui ho pescato un paio di tavole per decorare questo post. Si tratta probabilmente delle due pubblicazioni più famose al mondo in tema di ars botanica, sebbene le risorse siano enormemente maggiori e molto più dinamiche ed attuali di quanto si possa pensare, come dimostrato dalla ricchezza di un sito come BotanicalArtists.com e dall’esistenza della Society for Botanical Arts in Europa e dell’American Society of Botanical Artists oltreoceano. Lo conferma infine l’esistenza di un vivace (e danaroso) collezionismo e la crescente attenzione che viene riservata anche a livello museale, dove l’eccellenza del settore trova la visibilità che merita.

Ad esempio, in quella meraviglia per la mente e per lo spirito che sono i Kew Gardens (perchè andare a Londra a vedere quel falso storico del Tower Bridge? Perchè perdere tempo in quell’obbriobrio che è Oxford Street? Perchè?) poche settimane fa è stata inaugurata la Shirley Sherwood Gallery, esposizione permanente che ospiterà a turno, presso la Marianne North Gallery, le centinaia di migliaia di illustrazioni antiche e moderne possedute dai reali giardini. Shirley Sherwood, per la cronaca moglie del creatore dell’Orient Express, è una delle più note e competenti collezioniste di illustrazioni botaniche al mondo ed ha donato la sua collezione di opere contemporanee alla neonata struttura espositiva, rendendo ancora più colossale la quantità e la qualità del materiale a disposizione. Presso Kew Gardens è inoltre tuttora attivo un centro di botanical art e con costanza vengono editi libri sul tema, abbracciando sia i disegnatori del passato che quelli contemporanei, segno che la disciplina non si limita a scavare nel passato ma continua a costuirsi una strada davanti.

Per gli altri avvistamenti londinesi in tema di botanical art e per i vari libri portati a casa, ripassare tra qualche giorno.

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