Moringa zeta

Piaccia o non piaccia, Body Shop ha lanciato con grande forza una nuova linea fitocosmetica a base di Moringa oleifera: con scrub, crema da corpo, gel, saponi, eccetera. La conoscenza degli ingredienti aiuta, in molti casi, a capire le strategie scelte dalle aziende e permette di scegliere con maggiore consapevolezza, ponendosi due domande. Da dove salta fuori questo nuovo ingrediente e che caratteristiche ha? Perchè è stato scelto?

Innanzitutto non si tratta di una novità assoluta. Del resto è molto meno rischioso e complicato creare una linea basata su una materia prima disponibile in abbondanza e con costanza sul mercato. Soprattutto se i volumi di produzione previsti sono elevati e si desidera una forte uniformità dei batch di produzione. Moringa oleifera o Moringa pterygosperma è un alberello indiano dai fiori profumati diffuso poi in buona parte dei tropici aridi e tanto le foglie quanto i semi hanno svariati impieghi anche nell’alimentazione e nell’allevamento (qui una rapida sintesi). L’olio estratto dai semi è dolce ed inodore ed ha un uso storico in campo cosmetico come emolliente, ove è noto come olio di Ben o di Behen, fattore che ne ha peraltro favorito la diffusione in tutti i tropici, come testimonia questa citazione in un decreto giamaicano dell’800. Nella stessa pagina è disponibile una composizione in acidi grassi dell’olio stesso, che descrive una grande abbondanza (prossima o superiore al 70%) di acido oleico (C18:1), alla base delle proprietà emollienti.

Molte le similitudini con l’olio d’oliva, di cui rappresenta un potenziale succedaneo, non solo in termini alimentari, in virtù della analoga resistenza a temperature e perossidazione. Proprio la buona stabilità dell’olio è un plus per il formulatore, che deve gestire un ingrediente meno propenso di altri all’irrancidimento, con conseguenti minori necessità di aggiungere antiossidanti e stabilizzanti. Ad esempio, anche l’olio di mandorle dolci, da sempre visto come un must in fitocosmesi, contiene circa il 75% di acido oleico, ma la contemporanea presenza di un 20% di acido linoleico (C18:2, polinsaturo) richiede poi una certa protezione.

Va tuttavia ricordato che l’olio di Moringa non è l’unico lipide presente in questi cosmetici, anzi, non è neppure il più abbondante, come si evice ad esempio dall’INCI di Moringa Body Butter. Ai fini dell’espressione della funzione cosmetica quindi, il suo ruolo non è esclusivo e caratterizzante quanto il marketing lascia ad intendere. Niente di male in tutto questo, solo si tenga presente che la Moringa è un ingrediente assieme a molti altri.

I fiori di Moringa oleifera sono alquanto e gradevolmente profumati e la polvere dei frutti presenta una consistenza tale da rendera utilizzabile in uno scrub. Questo offre un duplice vantaggio: la linea può contenere più ingredienti della stessa fonte, caratterizzandosi così in maniera più netta in termini di immagine ed al tempo stesso è sufficiente controllare una singola filiera commerciale per reperire più materie prime: i produttori sono sempre gli stessi, ci sono più garanzie. Per le aziende è una semplificazione gradita. Questo elemento poi può costituire un ulteriore vantaggio se si desidera porre particolare enfasi sulla base della produzione nei PVS (un marchio di fabbrica, per Body Shop), che a parità di produzione diversifica ed aumenta i volumi di vendita.

Ad uso del formulatore e non solo, qualche dettaglio sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche di Moringa è disponibile in questo articolo. Tra gli altri dati, una discreta presenza di Vitamina E (circa 250 mg/kg di tocoferoli totali, più che nell’olio di palma ma molto meno che in quello di soia e mais) ed un insaponificabile pari a circa l’1%, non “bello” ed abbondante come quello dell’olio d’oliva.

Perchè non optare per una linea a base di olio d’oliva, allora? Indubbiamente sarebbe più facile da reperire. Credo che le motivazioni siano più di immagine che di contenuto e di proprità fitocosmetiche. Moringa oleifera ha un appeal più esotico, ha un’origine percepita più forestale e più tropicale e con ogni probabilità la sua produzione è maggiormente in mano a piccoli produttori con meno sbocchi di mercato, per i quali un aumento degli acquirenti e della richiesta i mercato ha un effetto molto maggiore nell’aumento della qualità della vita. Nella strategia dell’azienda e nella filosofia che intende seguire questi fattori sono evidentemente molto rilevanti.

Moringa oleifera infatti cresce particolarmente in fretta anche in climi aridi e su terreni abbastanza poveri, garantendo reddito e cibo in aree assai difficilmente redditizie con altre colture. Essa tuttavia ha prevalentemente un impiego locale e la sua presenza in un cosmetico di ampia diffusione favorisce mercati e produttori che non possono godere dei bacini d’utenza che già l’Olivo possiede. Da ricordare che la presenza di olio di Moringa in una linea così in vista come quella di Body Shop implica anche, con orgni probabilità, una maggiore richiesta di questa materia prima anche da parte di altri produttori di cosmetici, con un conseguente stimolo alla produzione ed all’allargamento della nicchia di mercato.

Fin qui, tutto bene. L’ingrediente ha un senso per il tipo di prodotto che se ne ottiene, offre vantaggi per il formulatore/produttore, ha un buon appeal per il target di mercato dell’azienda ed apparentemente anche per l’economia di zone del mondo altrimenti disagiate o poco sviluppate. La pianta è già coltivata e usata, semplicemente si è ricavata una nuova nicchia di mercato complementare alla produzione esistente e questo aumenta le possibilità di reddito dei piccoli produttori. A questo riguardo pero’ la comunicazione è scarsa e l’ingrediente “verde” può non essere automaticamente anche “onesto” o “equo” se si preferisce. La resa tradizionale di estrazione, ad esempio, non è adeguata nè a garantire una qualità adeguata nè ad ottenere una resa economicamente sostenibile, per cui occorre impiegare sistemi estrattivi industriali centralizzati (qui un bell’articolo sui principali problemi della filiera della Moringa). Spesso tali attrezzature sono in mano ad intermediari della produzione che raccolgono la materia prima dai contadini e la processano, di solito agendo da filtro (usiamo questo eufemismo) ai guadagni ottenuti realmente sul mercato. Purtroppo una descrizione trasparente dei passaggi di mano degli ingredienti e della distribuzione dei guadagni tra i diversi attori (produttori alla base, processatori, traders, ec..) non è quasi mai disponibile nel commercio, sebbene spesso questa sia la differenza reale tra un ingrediente vegetale attento all’uomo ed all’ambiente e tutti gli altri.

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Per l’angolo del “forse non sapevate che”: il materiale di scarto della lavorazione dei semi e delle foglie di Moringa oleifera ha un diffuso impiego nella purificazione delle acque, grazie alle proprietà flocculanti di alcune proteine e come tale viene usato in diversi paesi in via di sviluppo.

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