Dopare la biodiversità

Pascolando per alpeggi non sempre convenzionali capita di imbattersi in foraggi diversi dal solito ma ugualmente sostanziosi: anche per la mente vale la regola dell’alimentazione variata. Questa volta è il turno di un libro uscito negli scorsi mesi per la Kluwer ed intitolato Geographical Indications For Food Products a firma Marsha A. Echols, giurista.

Il tema non è lontano da quelli spesso toccati su questi schermi: limiti e potenzialità, ostacoli e propellenti per la creazione di forme di sviluppo sostenibile a partire da saperi tradizionali legati alle piante. Nello specifico il saggio della Echols è dedicato alle forme legali e commerciali di definizione della tipicità che vanno sotto il nome di Indicazioni Geografiche (DOC, IGP, DOP, IGT per intenderci) e che possono giocare un ruolo fondamentale per la promozione e per la difesa commerciale di prodotti di nicchia, non solo alimentari ma anche nella produzione di materie prime destinate alla cosmesi, all’erboristeria.

Sinora applicate quasi solo in occidente ed in mercati di un certo tipo, questi sistemi di protezione della proprietà intellettuale possono trovare felice applicazione anche in altri contesti, inclusi molti ingredienti e prodotti erboristici in senso lato. Si tratta di un aspetto in genere trascurato da chi opera nel settore dei nuovi ingredienti e dei nuovi prodotti, ma a mio avviso fondamentale se l’intervento (commerciale o di sviluppo) intende dare risposte a lungo termine nella crescita dell’economia dei PVS, nella protezione ambientale sostenibile ed anche nelle garanzie di qualità per il consumatore finale. Radicare un prodotto al suo territorio e collegare anche mediaticamente prodotto e geogravia è un valore aggiunto indispensabile per il binomio produzione-ambiente, che si parli di Langhe o Chiantishire, di alta Amazzonia peruviana o Pantanal.

Il concetto può essere illustrato con un esempio semplice legato ad Argania spinosa: se voglio garantire la difesa del sapere tradizionale delle donne marocchine che producono olio di Argan ed assicurare una continuità commerciale devo legare il nome dell’Argan a quella zona geografica ed a quel tipo di produzione artigianale, proteggendo il mio prodotto di successo da produzioni lontane, diverse, magari non sostenibili o nate solo sulla scia di un boom commerciale lontano da istanze etiche. Analoghi esempi si potrebbero fare per il Patchouli indonesiano, per la Cannella dello Sri Lanka, eccetera. La logica è la stessa seguita dal mondo alimentare di qualità in tutta Europa e se applicato rappresenterebbe un bell’esempio di auspicabile sincretismo tra aspetti profit (industrie alimentari, cosmetiche, erboristiche, di materie prime vegetali) e non-profit (ONG, centri di ricerca, enti di cooperazione e sviluppo, istituzioni). E darebbe al consumatore maggiori garanzie sulla qualità delle materie prime.

——————————

Geographical Indications For Food Products

Product Description
Geographical indications (GIs) for food and other names that connote a characteristic or process together with origin fit in with notions of quality, tradition, and support for local producers that are important for the producers, for an increasing number of consumers, and for local development. Although there are many costs and administrative commitments associated with the use of these names, they can fill a growing consumer demand and a community need, and many localities and nations are turning toward them. However, in attempting to prevent the use of culture for protectionist purposes, the World Trade Organization (WTO) treats geographical indications, like trademarks, as private rights. This affirmation which runs counter to the traditional view that a GI is a communal right lies at the root of a legal stand-off at the WTO between two groups of countries.

Focusing primarily on the Reports of the Panels in the WTO disputes brought by Australia and the United States against the European Communities, this important book explores the meaning of the TRIPS Article 22 and Article 24 commitments, especially as they concern the definition of the term geographical indication and national and most favored nation treatment. The author clarifies the relationship between niche-market geographical indications and the more prevalent (and commercially valuable) trademarks. With no sacrifice of depth, she covers a wide range of issues such as the following:
Estimates of the value added by origin and tradition;
Procedures followed by the European Communities;
Minimum standards of protection under TRIPS;
The significance of the Agreement on Technical Barriers to Trade;
Administrative and procedural rules at WTO and national levels;
The Codex Alimentarius and WTO Agreements;
The role of the TRIPS Council;
Proposals for the Doha Development Agenda.

As a detailed analysis and interpretation of the Article 22 definition as it exists within the context of an agreement on private property and the WTO market access goals, this book is of crucial importance to an adequate understanding of the trade rules that apply to the recognition, protection and enforcement of geographical indications and competing names. It is sure to be of great value to anyone concerned with this specialized field, whether practitioners, jurists, officials, policymakers, or academics.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...