Alghe nel deserto

tchad.jpgUna segnalazione apparsa sul forum Piante Medicinali: Proprietà e utilizzi mi ha fatto scoprire due interessanti video (in francese ma comprensibilissimi) su un reportage della FAO circa l’uso tradizionale della spirulina del Lago Tchad e su progetti che producono, impiegano e studiano queste alghe azzurre contro la malnutrizione proprio nel deserto del Sahel. Un posto dove tutto ci si potrebbe aspettare di trovare tranne che una tradizione alimentare legata alle alghe, vegetali acquatici per eccellenza. Qui a lato, un’immagine satellitare di quel che resta del lago Tchad, colorato di verde dai cianobatteri Spirulina e purtroppo in rapida contrazione da diversi anni.

Qui il video della TV satellitare Arte’ (la parte sull'”ingegneria africanizzabile”è eccezionale e la correttezza divulgativa del taglio dato al reportage è encomiabile) e qui il video del reportage FAO, che descrive in maniera più soft la storia di Spirulina platensis nella regione del Sahel. Entrambi meritano la visione e valgono ben più di mille miei sproloqui su cosa significhi dare risposte reali a problemi gravi facendo leva su risorse quasi nulle quando il supporto tecnico-scientifico è adeguato, attento e sinergico. Userei un minimo di pinze solo sulla parte finale del primo video, quando si illustrano i possibili effetti della spirulina nei confronti dell’AIDS, del resto in sintonia con la corretta cautela del reporter e dello stesso medico intervistato.

4 thoughts on “Alghe nel deserto

  1. mulanvg ha detto:

    Perduti nel Sahel di Paul Salopek

    [appunti di sostenibilità]

    “In alcuni punti punti il Sahel continua a soffrire la fame, a cedere il terreno al Sahara” “Eppure nel Niger,.. i ricercatori hanno scoperto con stupore che 49 mila chilometri quadrati di savana sono più coperti di vegetazione oggi che 20 o 30 anni fa. Una simile rigenerazione di alberi, erbe e boscaglia sarebbe in corso anche in alcune zone del Mali e del Burkina Faso” “Per qualcuno, il riscaldamento globale potrebbe aver causato un aumento della piovosità in alcune regioni dell’Africa settentrionale. Altri sostengono che anni di guerre e caos nel Sahel abbiano spopolato le campagne, permettendo così a milioni di ettari di terra di riposare e rigenerarsi.”

    “Abdurahamam Ademu, il paffuto capo del villaggio di Kirou Bugaje, abitato dagli Hausa, ha una sua spiegazione: la foglia miracolosa di un albero. << Il gao migliora la resa del miglio e sorgo .. per questo non abbattiamo più gli alberi, ma piantiamo tutto intorno.”

    “Il gao un’acacia autoctona (Faidherbia albida), è un fissatore dell’azoto. Le foglie morte che cadono al suolo sono ricche di nutrienti. Venticinque anni fa, per sfamarsi durante una carestia, Ademu e la sua gente abbatterono ogni albero di gao nel raggio di un giorno di cammino dal villaggio: quando i raccolti erano venuti a mancare, ne avevamo mangiato le foglie, e quando anche le foglie erano fnite, avevamo abbattuto interi boschetti per venderne la legna e comprare cibo. Poi qualcuno ha fatto notare che i raccolti di grano erano più ricchiquando venivano seminati sotto la fertile ombra dei pochi gao sopravvissuti. La cura degli alberi selvatici, una pratica antica del Sahel, è stata riscoperta, e i polverosi ramidel gao sono tornati ad estendersi in cerchi sempre più ampi di verde” “Oggi, senza clamore .. alcuni dei contadini più poveri della Terra stanno risanando enormi aree del Sahel.”

  2. Molto interessante, grazie mille. Questo tipo di esperienze si sta estendendo anche ad altre aree africane con problemi di desertificazione, come ad esempio la Tanzania. Probabilmente anche il Magadascar, che specie nella zona meridionale sta vivendo una situazione drammatica a riguardo (più per problemi di cattiva gestione tradizionale delle risorse forestali che per cause legate a fattori esterni), potrebbe beneficiare di approcci simili.

    Per chi volesse approfondire un esempio di intervento in Tanzania è disponibile qui http://www.essays.se/essay/151b112049/

  3. Grazie! Ai ricercatori dell’Alabama invidio soprattutto una cosa: aver goduto di finanziamenti costanti per portare avanti un esperimento lungo più di un secolo. Da noi una cosa del genere è puramente utopica.

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