Sulla nobilitazione del becchime nutraceutico

Il mercato erboristico è un continuo ed a tratti disorientante roteare di prodotti, ingredienti, materie prime. Guardare cosa avviene altrove può essere utile per individuare nuove piante e nuove droghe, anche perchè permette di sfruttare eventuali filiere già operative anzichè doverne costruire ex-novo. Ad esempio, il settore degli omega-3 e degli acidi grassi polinsaturi a torto o a ragione è in crescita spaventosa: report finanziari prevedono per il 2011 un valore totale di mercato di oltre 7 miliardi di dollari ed in pieno stile “piatto ricco mi ci ficco” si assiste ad un proliferare di marche e soprattutto fonti di questi lipidi. Circa l’efficacia ed il senso erborisitco, fitoterapico e dietetico degli acidi grassi essenziali rimando ad una precisa (ma inevitabilmente non esaustiva) trattazione in italiano, presentata in occasione del 50° congresso della Società di Gerontologia e Geriatria (scarica il pdf) da parte del reparto di Cardiologia degli Spedali Riuniti di Brescia.

efa.jpgLe piante coltivabili ricche in precursori di EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) principalmente note in Europa sono il lino, la borragine, l’enotera, il ribes, la canapa e la rosa mosqueta, di cui si impiegano quasi sempre i semi ed in alcuni casi i frutti. Il loro impiego è stabilizzato, diffuso e legato alla forte abbondanza di acido linolenico (gamma-linolenico omega6 e/o alfa-linolenico omega3). I contenuti relativi sono illustrati nella tabella a lato. Tuttavia, la fonte vegetale percentualmente più ricca in omega-3 in Europa ancora non è stata commercializzata in maniera altrettanto intensiva ed è Salvia hispanica (altrimenti conosciuta come Chia o Salba), una Labiata di origine messicana i cui frutti hanno una consolidata tradizione in California e nella zona del Tex-mex, in rapida diffusione commerciale anche nel resto degli Stati Uniti. Le Labiate sono del resto note per la ricchezza di insaturi nei loro acheni, come avviene ad esempio per il basilico, in cui l’alfa-linolenico può raggiungere e superare il 60%.

chia.gifL’uso degli acheni della pianta (non definiteli semi di fronte ad un botanico, potrebbe avere reazioni inconsulte) ha una duplice origine: l’alimentazione tradizionale in area messicana e l’allevamento degli uccelli da voliera. Spesso infatti la Chia rientra tra le granaglie degli alimenti per fringuellidi ed altri volatili da compagnia e non a caso alcune delle indicazioni di seguito riportate sono emerse da studi di nutrizione animale avicola. Questo ha permesso l’esistenza di una produzione stabile di Salvia hispanica e quindi una sua buona disponibilità sul mercato: la filiera esisteva già e l’integrazione animale ne rappresenta un ulteriore allargamento. Ci si aggiunge una spolverata di mito, con le origini dietetiche risalenti ai tempi di Maya ed Aztechi, il suo status riconosciuto come alimento dalla FDA e la dichiarazione GRAS e la strada dei mercati è spianata.

Sebbene il centro di massima biodiversità della specie sia collocato negli altipiani del Messico occidentale, attualmente Salvia hispanica è coltivata a scopo commerciale anche in altre zone del continente americano (Peru, Bolivia, Ecuador, Argentina – paese in cui è stata fatta anche una precisa valutazione agronomica –scarica il pdf-), sebbene poi il consumo maggiore avvenga negli Stati Uniti, paese in cui il suo ruolo come alimento funzionale si sta progressivamente consolidando. Questo determina, anche e soprattuto sul web, un fiorire di infomercials e descrizioni di processi proprietari per il trattamento della fonte vegetale (alcuni esempi qui e qui) secondo una dinamica tipica del mercato nutraceutico che da sempre fa leva in modo massiccio su elementi tecnologici e sul branding per il marketing dei suoi prodotti.

salbas.jpgCome per il basilico gli acidi grassi insaturi dominano nell’olio di chia, con il linoleico (17-26%) ed il linolenico (50-57%) a farla da padroni. Ci si aggiungono un 11% di fibre ed un poco di proteine presenti nei piccoli frutti se consumati in forma integrale, come descritto nell’ottimo NutritionData, e si ottiene un ingrendiente funzionale chiavi in mano. Se sulla composizione in termini nutrizionali e fitochimici abbiamo abbastanza materiale (qui un pdf sulla composizione di fibre e polifenoli, ad esempio), molto meno è disponibile quando si passa ai risultati concreti, alle valutazioni reali sugli effetti fisiologici sull’uomo di un’alimentazione ricca in Chia (frutti interi, farine, olio). Le informazioni dirette riguardano, come accennato, gli effetti nell’alimentazione animale, con una riduzione del colesterolo e dei trigliceridi nelle uova prodotte quando Salvia hispanica viene addizionata ai mangimi delle galline ovaiole (scarica il pdf). Per inciso, quello della supplementazione funzionale dei mangimi animali è un settore di forte interesse: le uova a basso colesterolo o arricchite in polinstaturi sono molto appetite.

L’unica evidenza diretta sull’uomo però non è di tipo nutrizionale ma terapeutico e nello specifico (scarica il pdf) riguarda un piccolo e limitato trial clinico sulla regolarizzazione di parametri cardiovascolari in una preciso target: i diabetici tipo 2. A parte i dati inclusi in brevetti, tutto il materiale bibliografico rilevante di tipo scientifico su questa droga è limitato a quanto citato. Il che, sia chiaro, non implica nessun complottismo, semplicemente è corretto sapere che Salvia hispanica gode del volano fornito dall’ampia letteratura disponibile in merito ai PUFA ed alle altre specie ricche in omega3/omega6 ed a grandi linee si sovrappone agli utlizzi di lino, borragine ed enotera, di cui rappresenta un potenziale succedaneo. Un limite rispetto a queste matrici è il costo: circa un kg di chia costa tra i 10 ed i 20 dollari ovvero circa il triplo del lino.

3 thoughts on “Sulla nobilitazione del becchime nutraceutico

  1. Grazie! Faccio solo una piccola precisazione: la richiesta respinta dall’EFSA era relativa all’uso come ingrediente alimentare (nel pane) e non come integratore alimentare, se non ho letto male. Come già accennato altre volte la differenza sta nel fatto che il primo non prevede l’espressione di un dosaggio mentre il secondo deve essere in forma predosata e di conseguenza le concessioni sono molto più rigide, specie in assenza di informazioni su intolleranze ed allergie. In queste cose l’EFSA, giustamente, tende ad essere molto rigorosa (vedi specifiche e disclaimer sul contenuto di noci, nocciole, arachidi in moltissimi alimenti).

    Per chi fosse interessato, una panoramica sulle differenze tra integratore ed ingrediente si trova qui: http://www.galenotech.org/integratori.htm

  2. Claudio ha detto:

    Sono in Messico e uso regolarmente la chía. Solo che quella que uso io sono dei semini piccolissimi… Diciamo come 2 puntini uniti…

    Sto cercando piú informazioni…
    saluti a tutti

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