Art attack floreale

Il FLORA project (Flavonoids and related phenolics for healty living using orally recommended antioxidants), da non confondersi con il Flora Project for Heart Disease Prevention, è un progetto di ricerca finanziato dal sesto programma quadro della Unione Europea. Si occupa dello studio dell’utilità salutistica della grande classe chimica dei flavonoidi, operando ricerche multicentro che coinvolgono istituzioni e gruppi di mezza Europa.

Rispetto a quanto avviene comunemente nella ricerca fitoterapica e nutrizionale, per una volta attorno al bancone da laboratorio sono contemporaneamente presenti fisiologi e genetisti vegetali, chimici, farmacologi ed epidemiologi, assieme per operare in sinergia ed in parallelo anzichè in serie o tramite ricerche slegate ed indipendenti tra loro. Questo approccio è estremamente importante, in quanto uno dei limiti delle ricerche monotematiche risiede nella difficoltà di correlare correttamente tra loro i risultati ottenuti da esigenze e prospettive non sempre armoniche (il medico non affronta il problema da chimico, il chimico non lo affronta da farmacologo, l’epidemiologo studia l’uso di un alimento senza essere abbastanza esperto sulla fonte vegetale, il biotecnologo da solo non è in grado di svuluppare modelli adeguati, eccetera). Il risultato di approcci slegati è spesso un patchwork di dati, che forniscono visioni d’insieme spesso viziate da forzature.

I ricercatori di FLORA (una buona parte dei quali italiani), riservano particolare attenzione al ruolo dei flavonoidi nella dieta e non a caso una delle ultime indicazioni emerse riguarda il legame tra antocianine e rischio cardiaco e la proiezione di questi dati nel confronto tra Dieta Mediterranea e Dieta Ocidentale (ehi, guarda! C’e’ di nuovo Michael Pollan!). Si tratta delle indicazioni preliminari, condotte su animali, necessarie per passare alla successiva fase del lavoro, quella sull’uomo.

Con merito, il progetto prevede anche una parte di divulgativa attraverso una newsletter gratuita scaricabile in pdf. Un bel modo per non tenere la ricerca chiusa in un laboratorio o in una rivista di settore spesso ostica per chi non vive di pane a provette.

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