Ingredienti fitocosmetici

Korres è un produttore greco di fitocosmetici, con un bouquet completo in linea con il trend di mercato eco-bio (anche se in realtà alcuni ingredienti usati sono semisintetici o considerati alla stregua di solventi, come alcuni glicole-derivati). I suoi prodotti sono distribuiti in Italia da Coin, ma filosofia e catalogo sono consultabili interamente online, per chi volesse farsi un’opinone. Curiosando tra gli INCI ho trovato, oltre ad una gran mole di ingredienti ricorrenti ed alcune scelte tipicamente “mediterranee” come l’uso del coriandolo, del melograno, del miele e dello yoghurt, anche due materie prime meno usuali: Cydonia oblonga e Shorea robusta.

cydo.jpgLa prima è il comune cotogno (sinonimo botanico Pyrus cydonia) ed in cosmesi se ne usa prevalentemente l’estratto idroalcolico dei semi, ricchi in fenoli antiossidanti (soprattutto derivati caffeoilquinici e flavoni glicosilati) e mucillagini idrosolubili leggermente acide (formate per la precisione da cellulosa abbinata a xilani fortemente sostituiti con acido glucuronico e concentrate nel tegumento del seme, così chiudiamo il siparietto tech-talk), presenti nell’ordine del 20% e stabili in ambiente acquoso. I semi contiengono anche un olio (15% circa) costituito come in altre Rosacee soprattutto da acido linoleico. Un articolo recente ha definito l’abbondanza di acido citrico ed ascorbico nei semi, che sono invece risultati poveri di altri acidi organici come malico e fumarico. E’ stata anche descritta l’azione antiossidante dell’estratto dei semi, sebbene il test impiegato sia uno solo e neanche particolarmente solido dal punto di vista dei risultati (scarica il pdf). Riguardo alle mucillagini esiste invece uno studio in vivo sull’azione cicatrizzante negli animali. La mucillagine viene ottenuta tradizionalmente per bollitura dei semi (interi o meglio in polvere) in acqua e veniva usata nella medicina eclettica americana nel trattamento topico del mal di gola e delle irritazioni oculari.

Sebbene le indicazioni specifiche e dirette siano limitate, il loro razionale d’impiego cosmetico è nel miglioramento della percezione tattile della pelle (morbidezza) e nell’azione filmante, emolliente e reidratante, protettiva contro i danni ossidativi e blandamente antinfiammatoria. Questo è in linea con quanto indicato in diverse formulazioni brevettate come ad esempio questa, in cui tra l’altro si suggerisce l’uso di polialcoli come l’1,3-butandiolo per ottimizzare l’estrazione. L’estratto ha colore scuro e viene usato in percentuali variabili. Ad esempio per un estratto al 2,5% si consiglia l’utilizzo nei formulati finali di concentrazioni variabili tra il 3 e l’8%.

sal.jpgShorea robusta è invece nota col nome comune di Sal o Salwood ed ha origine esotica. Si tratta difatti di una pianta forestale originaria del subcontinente indiano ed anche in questo caso se ne usano i semi, che contengono un burro composto principalmende da acido stearico (40-45%) ed oleico (40-45%), che lo rendono una buona base di partenza per la fabbricazione industriale di margarina o saponi. Per la sua composizione rientra ta i burri consentiti come succedanei del burro di cacao nella produzione di cioccolata (assieme ad illipe, palma, karitè, Garcinia indica e nocciolo di mango, per la cronaca). Shorea robusta non va confusa con Shorea stenoptera da cui si ottiene il butto di illipe, che contiene più acido palmitico ed ha un punto di fusione ancora più elevato, talvolta superiore a 38 °C. La frazione insaponificabile è abbastanza ricca ma meno abbondante di quella del burro di cacao (numerodi saponificazione circa 150-180 contro i 200 del burro di cacao) e contiene oltre a steroli e triterpeni abbastanza comuni anche un 20% circa di triterpeni chetonici. La loro applicabilità cosmetica non risulta studiata.

Dal punto di vista cosmetico può essere considerato un’alternativa di minor costo al burro di cacao (il suo punto di fusione è leggermente superiore) in formulazioni che necessitano di una certa consistenza e di un’azione ammorbidente la cute. La ridotta presenza di acidi grassi polinsaturi lo rende abbastanza stabile alla perossidazione. Sarebbe interessante vedere se l’insaponificabile presente può avere un ruolo funzionale come filtro UV o come attivatore del microcircolo.

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