I botanici del RIS

Quando si parla di controllo di qualità in erboristeria il primo riferimento è per le tecniche moderne, quelle basate sulla chimica analitica e sulla fitochimica: cromatografia, spettroscopia. Il loro obiettivo è quello di quantificare alcuni principi attivi caratterizzanti o individuare la presenza di eventuali sofisticazioni a garanzia della qualità e della sicurezza offerte. Esistono però anche altri approcci, meno sofisticati in quanto a tecnologie e tuttavia spesso risolutivi in casi particolari. Si tratta dei casi in cui esiste il bisogno di identificare una droga sconosciuta: un caso specifico può riguardare un sequestro di droghe vegetali non rapidamente identificabili da parte delle forze dell’ordine (sapreste distinguere delle foglie secche e tritate di Khat? O della polvere di Salvia divinorum senza sapere a priori che è lei? O una droga vegetale riturata rinvenuta in una tomba?). Oppure ancora approcci non strumentali possono essere indispensabili quando l’accorto sofisticatore ha aggiunto un adulterante ignoto, di basso costo e non rivelabile con i più comuni protocolli di controllo chimico applicati di routine alla droga sofisticata. Oppure se l’adulterante proviene da una pianta del tutto inattesa ed imprevedibile, magari nociva, aggiunta o sostituita per dolo o per errore come nell’ormai famigerato caso della sostituzione di Stephania tetrandra con Aristolochia fangchi.

Grossisti, commercianti ma anche industrie alimentari e organismi di ricerca investigativa in ambito legale hanno spesso necessità di ricorrere a quello che si definisce controllo farmacognostico di identità delle spezie e delle droghe, soprattutto quando queste giungono dall’estero e non c’è modo di controllare direttamente tutta la filiera. E’ chiaro quindi che il riconoscimento della purezza botanico-farmacognostica delle droghe garantisce, anche se in parte, la sicurezza e l’efficacia di un prodotto erboristico.

Lo svolgimento di queste indagini basate sull’istologia e sulla botanica è tuttavia particolarmente laborioso e necessita di competenze particolari, per riconoscere parti vegetali che raramente si presentano integre e più spesso sono deformate dal trattamento post-raccolta, polverate, tritate, contuse e quindi riconoscibili solo con l’ausilio di un microscopio. E soprattutto per confronto con materiale di riferimento di provenienza garantita e certificata. In alternativa al confronto reale possono essere utilizzate le indicazioni testuali delle Farmacopee, se le piante osservate vi sono incluse (e non sempre capita), oppure con l’ausilio di atlanti illustrati, che come descritto in un post precedente sono spesso difficili da recuperare.

bot.jpgOltre alle monografie dell’American Herbal Pharmacopeia già citate, è disponibile ad un buon prezzo (90 dollari) anche un completo atlante compilato da un’altra organizzazione americana, l’American Botanical Council, e chiamato The Identification of Medicinal Plants – A Handbook of the Morphology of Botanicals in Commerce.

Questo atlante contiene la descrizione testuale dell’aspetto macroscopico e microscopico di circa 150 droghe, corredate da fondamentali tavole illustrate che descrivono i tratti salienti dei marker diagnostici di ognuna di esse. L’elenco delle droghe presenti e soprattutto un esempio di testo ed illustrazioni sono disponibili in pdf sul sito dell’editore.

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