Vuoi la Luna? Ti dò una noce!

berto.jpgIl selenio è un oligoelemento sempre molto à la page per il suo ruolo proposto nella protezione enzimatica contro i radicali liberi e la sua supplementazione trova come sempre favorevoli entusiastici e critici perplessi. Funziona? Quanto assumerne? Esiste un limite da non superare? Quale forma di assunzione è migliore? Un recente studio apparso sul American Journal of Clinical Nutrition sembra rispondere almeno a quest’ultima domanda ed ha mostrato come due sole noci del Brasile possano aumentare del 65% la disponibilità ematica di selenio nell’uomo, coprendo quasi il 90% della RDA fissata dalle raccomandazioni europee.

Che i semi di Bertholletia excelsa fossero di gran lunga una delle maggiori fonti di questo oligoelemento era noto da tempo (vedasi la tabella completa dell’abbondanza di selenio negli alimenti a cura dell’USDA), la differenza è che anzichè valutare quanto selenio è presente nelle noci si è misurata la quantità realmente assorbita e biodisponibile per l’organismo umano e la sua correlazione con l’attività della glutatione perossidasi, un enzima attivo come radical scavenger fisiologico e principale rappresentante della classe delle selenoproteine, coinvolte in un considerevole numero di sistemi metabolici. E’ così emerso che il selenio delle dure noci brasiliane è più biodisponibile di quello fornito dalla semplice somministrazione di seleniometionina e che a parità di quantità somministrata il “selenio vegetale” garantisce un modesto, ma sensibile, aumento dell’attività enzimatica.

Lo studio dice anche altro: 1) se si vuole mantenere un livello elevato di selenio nel nostro organismo, meglio ricorrere ad una dieta equilibrata, magari con qualche noce, che acquistare integratori specifici il cui costo è di gran lunga superiore; 2) meglio non esagerare, un paio di noci al giorno sono più che sufficienti.

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Brazil nuts: an effective way to improve selenium status
Christine D Thomson, Alexandra Chisholm, Sarah K McLachlan, Jennifer M Campbell
Am J Clin Nutr 2008;87: 79–84.

Background: Brazil nuts provide a rich natural source of selenium, yet no studies have investigated the bioavailability of selenium in humans. Objective: We investigated the efficacy of Brazil nuts in increasing selenium status in comparison with selenomethionine. Design: A randomized controlled trial was conducted with 59 New Zealand adults. Participants consumed 2 Brazil nuts thought to provide 100g Se, 100g Se as selenomethionine, or placebo daily for 12 wk. Actual intake from nuts averaged 53 g Se/d (possible range: 20–84g Se). Plasma selenium and plasma and whole blood glutathione peroxidase (GPx) activities were measured at baseline and at 2, 4, 8, and 12 wk, and effects of treatments were compared. Results: Plasma selenium increased by 64.2%, 61.0%, and 7.6%; plasma GPx by 8.3%, 3.4%, and 1.2%; and whole blood GPx by 13.2%, 5.3%, and 1.9% in the Brazil nut, selenomethionine, and placebo groups, respectively. Change over time at 12 wk in plasma selenium (P  0.0001 for both groups) and plasma GPx activity in the Brazil nut (P0.001) and selenomethionine (P0.014) groups differed significantly from the placebo group but not from each other. The change in whole blood GPx activity was greater in the Brazil nut group than in the placebo (P  0.002) and selenomethionine (P  0.032) groups. Conclusion: Consumption of 2 Brazil nuts daily is as effective for increasing selenium status and enhancing GPx activity as 100micrograms Se as selenomethionine. Inclusion of this high-selenium food in the diet could avoid the need for fortification or supplements to improve the selenium status of New Zealanders.

5 thoughts on “Vuoi la Luna? Ti dò una noce!

  1. mulanvg ha detto:

    L’impressione è che il selenio costituisca un’arma a doppio taglio

    Se lo studio che lei riporta pone enfasi sugli aspetti positivi dell’integrazione di selenio con la dieta, uno studio recente ha individuato un possibile limite espresso in ng/mL che se superato tramuta gli effetti positivi dell’integrazione del selenio (anche con la dieta) in un aumento della mortalità.

    Questo limite (in realtà è una congettura) corrisponde a 130ng/mL

    Ma perchè arma a doppio taglio?

    Se una persona integra con due noci raggiunge la concentrazione plasmatica di circa 100ng/mL; è difficile però conoscere quanto selenio è stato introdotto nell’arco della giornata con la dieta

    Una volta raggiunta la concentrazione di 100ng/mL con le noci, non è difficile superare il limite di 130ng/mL con il resto della dieta

    Non è preferibile consumare una sola noce nell’arco della giornata?

    Riporto l’abstract

    Serum selenium levels and all-cause, cancer, and cardiovascular mortality among US adults.

    BACKGROUND: Selenium, an essential trace element involved in defense against oxidative stress, may prevent cancer and cardiovascular disease. We evaluated the association between selenium levels and all-cause and cause-specific mortality in a representative sample of US adults.

    METHODS: Serum selenium levels were measured in 13,887 adult participants in the Third National Health and Nutrition Examination Survey. Study participants were recruited from 1988 to 1994 and followed up for mortality for up to 12 years.

    RESULTS: The mean serum selenium level was 125.6 ng/mL. The multivariate adjusted hazard ratios comparing the highest (> or = 130.39 ng/mL) with the lowest (< 117.31 ng/mL) serum selenium level tertile were 0.83 (95% confidence interval [CI], 0.72-0.96) for all-cause mortality, 0.69 (95% CI, 0.53-0.90) for cancer mortality, and 0.94 (95% CI, 0.77-1.16) for cardiovascular mortality. However, based on spline regression models, the association between serum selenium levels and all-cause and cancer mortality was nonlinear, with an inverse association at low selenium levels ( 150 ng/mL). There was no association between serum selenium levels and cardiovascular mortality.

    CONCLUSIONS: In a representative sample of the US population, we found a nonlinear association between serum selenium levels and all-cause and cancer mortality. Increasing serum selenium levels were associated with decreased mortality up to 130 ng/mL. Our study, however, raises the concern that higher serum selenium levels may be associated with increased mortality.

  2. Vista in quest’ottica qualunque alimento, ingrediente, oligoelemento, vitamina, you-name-it è una potenziale arma a doppio taglio. Personalmente non sono per l’integrazione ossessiva col bilancino, la trovo una pratica leggermente nevrotica, così come il ricorso ad una dieta costruita a tavolino per soddisfare esclusivamente esigenze salutistiche. Ho una visione della vita molto più edonistica🙂.
    .
    Detto questo, ogni dato scientifico non è dogma ma tendenza e soprattutto è qualcosa in costante evoluzione, soggetto a revisione permanente. Se gli autori del primo studio avessero avuto in mano i risultati dei loro colleghi, avrebbero certamente elaborato conclusioni diverse riguardo al limite da raggiungere. Noi ora possiamo confrontare i dati e trarre indicazioni migliori di quelle che avevamo in precedenza e scegliere che approccio privilegiare. Nel complesso è un percorso virtuoso.

    Lo studio che citi, almeno l’abstract, dice che sotto a 130 si ha un rapporto rischio/beneficio favorevole e che questo rapporto potrebbe diventare meno vantaggioso. In altre parole, si tratta di scegliere di che morte morire.

    PS) Dammi del tu ti prego🙂

  3. Osservazione provocatoria: se il consumo di selenio si ponesse effettivamente come fattore di rischio oltre determinate soglie raggiungibili con quella che ora è un’integrazione alimentare, i nutraceutici a base di selenio dovrebbero essere venduti dietro prescrizione medica?

  4. La provocazione era solo per reiterare come la dicotomia “fa bene/fa male” sia in fondo priva di senso. Bianco e nero sono due concetti astratti…

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