Freak of Nature: il cartamo transgenico

fs568003.jpgLe controversie e le potenzialità che formano la coda della cometa degli OGM non risparmiano il mondo erboristico e delle piante medicinali. Anzi, la modificazione genetica di alcune specie vegetali è ad uno stadio avanzato, sotto la spinta di un mercato in crescita come quello dei principi attivi ad uso medico-terapeutico e salutistico-alimentare. Maggiori volumi di vendita e budget in rialzo rendono possibili anche grossi investimenti di ricerca, ai quali è garantito il rientro economico a lungo termine. L’ottimizzazione transgenica dei vegetali può infatti non limitarsi allo sviluppo di varianti resistenti al freddo o alle patologie nè all’aumento della biomassa totale ma può indurre una maggiore espressione di determinati metaboliti secondari ad alto valore aggiunto. O addirittura indirizzare il metabolismo secondario in direzioni diverse da quelle fisiologiche per la pianta.

Uno scenario non più futuribile è ad esempio quello del Cartamo (Carthamus tinctoria) , che ha svestito i panni di succedaneo di bassa lega dello zafferano per indossare quelli di pianta-modello nel settore biotech. L’azienda canadese SemBioSys l’ha infatti eletto a modello applicato dell’utilizzo su ampia scala dei vegetali come bioreattori capaci di sovraesprimere principi attivi specifici, in analogia con quanto già da tempo viene fatto in ambito microbiologico con lieviti e batteri (Escherichia coli nella produzione di insulina, ad es.). In particolare, attraverso sistemi fisici e transgenici messi inizialmente a punto su Arabidopsis, i ricercatori canadesi dichiarano di essere in grado di intervenire in macroscala sgli elaioplasti delle cellule del seme di Cartamo, inducendovi un’accumulo di insulina o di Apolipoproteina A-I, una delle lipoproteine che formano le HDL (le vettrici del cosiddetto “colesterolo buono”), con proiezioni di impiego nella prevenzione di patologie coronariche, ischemiche ed aterosclerotiche in generale. Gli annunci dell’anno scorso sui risultati di queste ricerche hanno fatto fare un bel salto in borsa alle azioni della SemBioSys.

La novità di quest’anno è che alle applicazioni tipicamente medico-farmaceutiche si è aggiunta la possibilità di incrementare del 40% la presenza nei semi di cartamo di acido gamma-linolenico, principale rappresentante vegetale degli acidi grassi essenziali omega-6. Per effetto della modificazione i semi di cartamo possono raggiungere un tenore di GLA pari al 65%, di gran lunga superiore a qualunque altra fonte vegetale non-OGM (borragine, enotera, Salvia hispanica). Oltre al gamma-linolenico è stata indotta anche l’espressione dell’acido docosaesaenoico (DHA), l’omega-3 contenuto nell’olio di pesce largamente promosso nell’integrazione alimentare salutistica.

I costi di produzione agricola dell’insulina sarebbero complessivamente inferiori del 40% rispetto ai sistemi attuali basati su fermentatori, grazie al fatto che la resa nel Cartamo OGM, se alla SemBioSys raccontano il vero, dovrebbe essere di circa un kg di insulina per una superficie pari ad un campo da calcio. Che, per l’angolo del “forse non tutti sanno che”, è una quantità pari a rifornire annualmente 2500 diabetici.

fff.jpgA sovraesprimere le sostanze citate sono le proteine dette oleosine e poste esternamente alla doppia membrana fosfolipidica che delimita plastidi oleiferi o elaioplasti (oil bodies) nelle cellule oleifere dei semi, quelle in cui la pianta accumula parte del nutrimento per la futura plantula. Tutte le tecniche e le metodologie sono ovviamente proprietarie e non di dominio pubblico, ma alcune pubblicazioni sulle ricerche effettuate sono disponibili, come ad esempio questa. Le oleosine sono presenti in quasi tutte le piante a seme lipidico, ove agiscono soprattutto da surfattanti coadiuvando la membrana fosfolipidica nel delimitare le goccioline di olio in sospensione nel citoplasma delle cellule dei semi, formando delle strutture assai simili ai liposomi. Tanto stabili che esistono tecnologie (questa volta fortunatamente non transgeniche) che permettono l’estrazione e l’impiego cosmetico e farmaceutico degli oil bodies integri, in quanto questi organelli costituiscono un perfetto esempio naturale di emulsione olio-in-acqua priva di surfattanti, ideale da impiegare nella cura del derma e nella drug delivery.

Stando alle dichiarazioni dell’azienda, la capacità di produzione in grande scala in campo sono già reali e quello che manca per introdurre i principi attivi sul mercato è solo la dimostrazione della loro equivalenza totale rispetto agli omologhi ricombinanti già utilizzati. Cosa che nei piani dovrebbe avvenire verso il 2013.

5 thoughts on “Freak of Nature: il cartamo transgenico

  1. La frase effettivamente è ambigua. Mi chiedo quanto sia sensato/opportuno investire in tecnologie OGM in un settore come quello cosmetico, in cui altre soluzioni già esistono e sono collaudate da tempo. Faccio fatica a vedere le tecnologie transgeniche come una panacea a prescindere, applicabile urbi et orbi (ho problemi con le panacee in genere, anche a livello filosofico).

  2. Alessandro ha detto:

    Anche a me le panacee hanno sempre fatto storcere un pò il naso (più o meno in tutti i campi in cui questo termine può essere utilizzato) ma la tecnologia transgenica io la vedo come un mezzo a disposizione dell’uomo per raggiungere determinati obiettivi. Essendo tale (uno strumento), la sua applicazione diventa sensata/opportuna in base all’uso che se ne fa. Quindi solitamente valuto caso per caso. Per quel che riguarda la sua applicazione nel campo cosmetico ( o più in generale erboristico o ancora più in generale sulle piante officinali) la ricerca, ad esempio, di una maggiore produttività di metaboliti secondari o magari l’espressione di solo alcuni principi attivi nella pianta, non mi trova in disaccordo. Se non altro perchè se si fa ricerca, magari si scopre qualcosa di interessante che non ci si aspettava di trovare! credo si dica “serendipity”..
    cmq mi scuso per la lunghezza del post..é il secondo della mia vita..il primo è un pò più in alto e non so come si mettano le faccine buffe!!

  3. jesuisje ha detto:

    Alessandro: prima di bollare il commento come stupido, sarebbe opportuno riflettere sull’ effetto serendipity che si otterrebbe facendo esperimenti su umani piuttosto che su cavie. Suvvia perchè porsi problemi morali?? Gli animali soffrono quanto noi o è necessario essere intelligenti quanto noi? Io sono convinto che se ci liberassimo di questo tabù potremmo ottenere risultati strabilianti e guadagnarci da subito.
    p.s. ovviamente è una provocazione

  4. Alessandro ha detto:

    Sarà una provocazione ma non mi è chiaro cosa centrino le sperimentazioni animali/umane con quello che ho scritto. Puoi spiegarti?

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