Le piante del paese delle meraviglie

smoking.gifAnche se Lewis Carrol -contrariamente al pensiero comune- non aveva in mente una fiaba psichedelica, Alice in Wonderland è da sempre un must in tema di stati di coscienza alterati e droghe enteogene. Sarà per il dialogo di Alice col Brucaliffo e l’ingestione “modificatrice” del fungo, per le alterazioni percettive ed i dialoghi visionari o per colpa successiva di White rabbit dei Jefferson Airplane, ma i rimandi possibili sono davvero molti. Certo, Carroll non assumeva sostanze lisergiche ma il loro immaginario nella cultura europea era ed è ben più radicato di quanto si possa pensare. Dalla scopa volante delle streghe (scopolamina ricorda niente? E’ un altro false friend in termini etimologici, dato che deriva dal nome di un botanico, ma resta una coincidenza curiosa) alle amanite così diffusamente rappresentate nelle splendide illustrazioni di Bilibin come in quelle di molti altri, dalle leggende sulla Mandragora fino alle intossicazioni collettive da ergot passando per la leggenda della nascita del culto di Sant’Antonio da Padova, molti sono gli agganci storico-culturali che legano uomini e piante psicotrope.

Le piante magiche entrano e sono entrate nella cultura popolare europea e nell’immaginario collettivo ben più di quanto crediamo, al punto che innegabilmente anche un paladino dell’establishment come Disney ha avuto una sua fase lisergica (che, opinione personale, è continuata anche con Mary Poppins). Il loro debutto in società in Europa ha seguito due vie, una è quella legata al radicamento dell’uso popolare e l’altra è quella degli studi etnobotanici ed etnostorici, soprattutto delle popolazioni siberiane e nordiche ma anche sudamericane, a partire dal ‘500 ed un bel quadro a riguardo lo trovate qui. Questi studi rappresentano una esemplare sinergia culturale tra discipline in genere lontane tra loro, come antropologia e farmacologia, etnografia e botanica ed oltre all’indubbio interesse rivolto all’indietro possono aprire squarci di conoscenza verso il nostro presente. Nella comprensione dell’attuale relazione tra l’homo tecnologicus e le medicine tradizionali, ad esempio. Insomma, una di quelle faccende da decatleti della cultura che tanto ci piacciono.

In Psiconautica, ricchissimo sito che ha sostituito lo splendido archivio di Giorgio Samorini, è disponibile un’enorme mole di informazioni accurate ed antropologicamente ineccepibile sul profondo e diffuso legame tra uomo e pianta allucinogena dall’antichità più remota ad oggi. Un assaggio lo si può avere dalla lettura on line di un libro di Samorini dedicato ad Amanita muscaria o dal medaglione di Eleusis, rivista dedita ad “un campo d’attività unico, ma assolutamente vario e multidisciplinare, che va a mettere in rete il lavoro di antropologi, biochimici, etnobotanici, sociologi e specialisti dei diversi ambiti“.

camilla.jpgSe però si desidera una visione complessiva e multidisciplinare delle relazioni tra piante, uomo e cultura, partendo dalla mitologia e passando per botanica, antropologia, chimica e tossicologia, un bel punto di partenza è un libro di Gilberto Camilla edito dalle Autoproduzioni Nautilus. Il testo copre lo scibile sugli enteogeni vegetali: Peyote, Amanita, Ololiuqui, Solanacee, Iboga, Ayahuasca, Ergot, Salvia divinorum, Virola ed altri allucinogeni minori ma non meno ricchi di storie e curiosità come Noce moscata, Loto. Per ogni pianta o fungo sono descritti aspetti tecnici, storici e culturali, viene fornita una descrizione precisa della botanica e della fitochimica e si presenta un quadro della tossicologia e degli effetti allucinogeni riportati, inclusivi di un meccanismo farmacologico dell’azione. Il tutto in un linguaggio molto lineare e discorsivo, corredato di innumerevoli immagini e con un prezzo assolutamente onesto (17 euro, 320 pagine con circa 500 illustrazioni).

Oltre che per gli aspetti nozionistici e divulgativi, il libro di Carmilla è utile anche per capire quanto totalizzante e profonda fosse la relazione tra umanità e farmaco, una dimensione assai lontana sia dalle derive edonistiche emerse tra le droghe ricreazionali nel secolo breve che dall’ipersemplificazione spersonalizzata del farmaco (anche naturale) ora dominante. Una dinamica che ben spiega la perdita della sacralità operata dal riduzionismo implicito nel mercato delle smart drugs, la mercificazione e la traslazione da magico/mistico a ricreazionale/coatto che spesso accomuna allucinogeni e semplici rimedi erboristici e salutistici.

Gilberto Camilla
Le Piante Sacre – Allucinogeni di origine vegetale
Ed. Autoproduzioni Nautilus

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