Sei felice di vedermi o hai dell’omuboro in tasca?

Incuriosito dallo spunto di Babelgum, ho provato a saperne di più su Citropsis articulata (= Limonia preussi, = Citrus articulata, = Citropsis preussii), la pianta africana a rischio estinzione usata nel trattamento popolare delle disfunzioni erettili. La migliore descrizione dei motivi alla base della sua scomparsa allo stato silvestre e delle tradizioni locali di questo ennesimo “viagra naturale” è accessibile sul sito del Sidney Morning Herald.

In bibliografia non esistono informazioni di alcun tipo, con l’eccezione di quelle botanico-sistematiche o forestali, mentre in rete il lancio di agenzia della scorsa estate (lo stesso al centro del video presente su Babelgum) è stato rilanciato in lungo e in largo con gran ridondanza mediatica. Unica pubblicazione scientifica che chiama in causa l’Omuboro (questo il nome comune nei tropici africani assieme ad African Cherry Orange) è uno studio etnobotanico nel quale la forma indicata per l’impiego è l’infuso della corteccia e della radice previa contusione. Tradizionalmente si menziona un’efficacia a tre ore dall’assunzione e viene sconsigliato l’uso per più di tre giorni consecutivi, possibile indizio di effetti collaterali tuttavia non descritti.

Ovviamente del tutto oscuri il possibile meccanismo d’azione, la composizione chimica dell’estratto e della droga, la posologia, la reale efficacia, il potenziale quadro tossicolgico. Va rimarcato che alcune droghe attive in questo ambito, come ad esempio Yohimbe, inducono gravi stati d’ansia, ipereccitabilità, squilibri cardiaci, problemi epatici e renali ed il possibile scatenamento di stati psicotici latenti, tutti fattori che dovrebbero essere attentamente considerati e che al meglio possono rendere l’esperienza alquanto sgradevole. Le poche indicazioni tradizionali disponibili non permettono neppure di intuire se si tratta di un eccitante o di un rilassante. L’assenza di queste indicazioni non sembra tuttavia scoraggiare i consumatori locali, dato che proprio l’eccessiva raccolta per scopi commerciali in loco sta determinando la quasi scomparsa dell’Omuboro dalle foreste tropicali africane.

Le diverse descrizioni presenti in rete sull’utilizzo dell’Omuboro come “viagra naturale” ed in generale come afrodisiaco si basano tutte esclusivamente su queste poche informazioni. Ma come ben si sa, di fronte a certi problemi le sottigliezze passano in secondo piano e le ritrosie culturali nell’affrontare le disfunzioni sessuali lasciano ulteriore campo aperto ad applicazioni estemporanee e prive di validazione.

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