Scappo dalla città: la vita l’amore e l’agave

Abbiamo appena finito di discutere sull’apartheid perfetto, come lui definisce il sistema di emarginazione sommerso esistente in Ecuador tra borghesia mestiza delle città e campesinos delle tante etnie presenti nel paese, quando Don Enrique mi accompagna a Yachanahuasi, la casa del sapere kichwa della frazione di Pomasqui a nord di Quito. Don Enrique è un kitukara passato attraverso le scuole di strada dell’educazione non formale ed un’esperienza politica importante negli anni’70 ed ’80, trascorsi a difendere i diritti dei nativi di questa fetta di Ande.

Nella “casa del sapere” abitano due coppie giovanissime, che -è la settimana delle citazioni cinematografiche- come e meglio che in Scappo dalla città: la vita, l’amore e le vacche seguono un loro personalissimo percorso andino back to the roots: recuperare le tradizioni ancestrali nell’uso delle piante autoctone, limitare al massimo i consumi non essenziali, promuovere nella zona tecniche di gestione ambientale ed alimentare progressivamente erose dall’avanzare della cosiddetta civiltà consumistica. La loro esperienza è raccontata nel dettaglio e ben meglio di quanto potrei fare in due articoli usciti su uno dei principali quotidiani ecuadoriani, El Universo e su un’altrettanto diffuso settimanale locale, Vistazo.

agave.jpgL’atmosfera che si respira è quella a tratti naif di una comune hippy, ma il contesto è moderno ed attento alla comunicazione, alla contaminazione tra scienza moderna e sapere tradizionale. La casa è fatta con materiale locale, soprattutto di penco, l’altissimo scapo fiorale dell’Agave, pianta eletta a simbolo delle possibilità sprecate della zona. Agave americana e le altre specie co-generi, sono l’equivalente botanico del maiale: non si butta via niente. Il già citato penco è un ottimo succedaneo del legno, dalle foglie si ottengono fibre (sisal e pita in funzione delle specie usate), dalle spine si possono ricavare aghi ed altri utensili, le mucillagini delle foglie hanno buone proprietà emollienti, i fiori sono dolci e commestibili come quelli della Borragine, le foglie possono essere fermentate per produrre bevande alcooliche a livello industriale e dagli scarti della lavorazione si produce facilmente carta. Basta stare attenti a maneggiare le foglie fresche, fortemente irritanti per la pelle sensibile. Infine, dalla soluzione zuccherina estraibile dalla rosetta basale durante la fioritura si ottiene una bevanda dolce chiamata mishki. Questa soluzione dolce può essere concentrata in forma di melata o lasciata fermentare, come detto, per poi ottenere superalcolici come Pulque, Mezcal, Tequila.

In chiave erboristico-alimentare il succo zuccherino è senza dubbio il prodotto più interessante dell’agave e viene offerto dai ragazzi a noi ospiti. Al naturale è’ molto acquoso ed il gusto non è particolarmente accattivante. Lo si ottiene a livello artigianale eliminando alcune foglie e scavando con un grosso cucchiaio nella mucillagine polposa del fusto raccorciato della pianta, al momento della fioritura (che peraltro avviene dopo oltre 10 anni di vita della pianta e ne determina la morte). Quanto raccolto viene spremuto e filtrato. Secondo le tradizioni Kichwa la raccolta deve avvenire nel rispetto della pianta e secondo un preciso cerimoniale. La bevanda può essere poi concentrata per evaporazione sia per riscaldamento che tramite un evaporatore per la produzione del miele. Lo sciroppo che si ottiene ha un debole aroma ed un buon gusto caramellato, simile a quello del malto di kamut o dello sciroppo d’acero, ma più delicato. Oltre che in via tradizionale lo sciroppo d’agave può essere ricavato con resa inferiore ma più sostenibile anche dalla parte basale delle singole foglie.

Dal punto di vista erboristico e nutrizionale lo sciroppo d’Agave è un dolcificante interessante per persone con problemi di glicemia alta o diabete, dato che possiede un Indice Glicemico pari a 10 (Per avere un confronto con prodotti simili, il miele oscilla tra 40 e 90 – Fonte per questi dati) e presenta un Carico Glicemico pari a 1 (l’impatto glicemico per dose media. Quello del miele varia tra 10 e 20). I principali componenti dello sciroppo sono fruttani (fruttoligosaccaridi formati da 7-30 unità monomeriche), ma è presente anche fruttosio in forma semplice. Inizialmente e per lungo tempo questi polisaccaridi fermentabili sono stati considerati omologhi dell’inulina e difatti ovunque si parli di sciroppo d’agave cita un contenuto in inulina. Da pochi anni tuttavia, indagini strutturali hanno evidenziato una struttura chimica differente: il monomero è il fruttosio, ma le ramificazioni ed i legami polimerici sono diversi. Nonostante non siano identici all’inulina, i fruttani dell’Agave possono trovare impiego non solo come dolcificanti alternativi ma anche come probiotici. Proprio a questo riguardo esistono indicazioni molto recenti sui fruttani di Agave tequilana, (Pdf dal British Journal of Nutrition) che seppur valutati su animali e non sull’uomo hanno dato indicazioni incoraggianti nella modulazione della flora batterica intestinale e di alcuni parametri legati all’acquisto di peso, alla riduzione di glucosio e colesterolo ematico.

Soprattutto grazie al traino della produzione di Tequila ed altri superlcolici, l’industria dell’Agave è fiorente in Centroamerica (Agave tequilana var. azul), ma con estensione in altre aree caldo-aride del pianeta. L’anno scorso ad esempio è stato edito un report completo su un’esperienza di coltivazione ed uso di Agave americana in Sud Africa, che condensa molto bene e con grande dettaglio problemi e soluzioni per le diverse proiezioni d’impiego.

Chissà se i ragazzi di Pomasqui vogliono tornare in città per fare affari.

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Judith E. Urıas-Silvas, Patrice D. Cani, Evelyne Delmeèe, Audrey Neyrinck, Mercedes G. Lopez, Nathalie M. Delzenne.
Physiological effects of dietary fructans extracted from Agave tequilana Gto. and Dasylirion spp.
British Journal of Nutrition (2008), 99, 254–261 (PDF)

Recent data reported that inulin-type fructans extracted from chicory roots regulate appetite and lipid/glucose metabolism, namely, by promoting glucagon-like peptide-1 (GLP-1) production in the colon. The Agave genus growing in different regions of Mexico also contains important amounts of original fructans, with interesting nutritional and technological properties, but only few data report their physiological effect when added in the diet. Therefore, we decided to evaluate in parallel the effect of supplementation with 10% agave or chicory fructans on glucose and lipid metabolism in mice. Male C57Bl/6J mice were fed a standard (STD) diet or diet supplemented with Raftilose P95 (RAF), fructans from Agave tequilana Gto. (TEQ) or fructans from Dasylirion spp. (DAS) for 5 weeks. The body weight gain and food intake in mice fed fructans-containing diets were significantly lower than the ones of mice fed the STD diet, TEQ leading to the lowest value. Serum glucose and cholesterol were similarly lower in all fructans-fed groups than in the STD group and correlated to body weight gain. Only RAF led to a significant decrease in serum TAG. As previously shown for RAF, the supplementation with agave fructans (TEQ and DAS) induced a higher concentration of GLP-1 and its precursor, proglucagon mRNA, in the different colonic segments, thus suggesting that fermentable fructans from different botanical origin and chemical structure are able to promote the production of satietogenic/incretin peptides in the lower part of the gut, with promising effects on glucose metabolism, body weight and fat mass development.

One thought on “Scappo dalla città: la vita l’amore e l’agave

  1. maddalena ha detto:

    Caro Meristemi,
    da diabetica(type 1), mi sto ponendo alcuni quesiti per trovare un dolcificante naturale (non di sintesi) alternativo allo zucchero, selezionandolo in base al minor indice/carico glicemico e in base ai suoi effetti sulla salute:

    – per esempio il fruttosio semplice l’ho scartato perchè nonostante il suo basso indice/carico glicemico ha effetti nefasti sulle malattie cardiovascolari e degenerative a causa del effetto indiretto dell’aumento del grasso addominale/viscerale (dovuto al particolare metabolismo del fruttosio semplice)

    – il miele, il succo di mela, il succo d’uva concentrato sembrano invece, dai dati in letteratura, non dare vantaggi per la riduzione dell’indice/ carico glicemico

    – sui malti di cereali integrali (da fermentazione) non ho trovato dati certi e concordanti

    – il succo/sciroppo d’agave sembra avere un basso indice/carico glicemico, e credo derivi dall’alta percentuale di fruttosio presente nel succo/sciroppo, rispetto a glucosio, maltosio; la mia perplessità è se una percentuale naturale alta di fruttosio (sebbene non derivi da un’estrazione di sintesi) non produca gli stessi effetti nefasti del fruttosio semplice (aumento del grasso addominale/viscerale)

    tu cosa ne pensi?

    – ho trovato invece poche informazioni scientifiche sullo sciroppo d’acero … (??)

    ti ringrazio
    maddalena

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