Dolce e Rebaudiana

stev.jpgTrovare piante-simbolo non è difficile. Quasi ogni pianta medicinale ha attorno a sè un’aura più o meno meritata, più o meno positiva ed un epos che contribuiscono a creare peculiari mitopoiesi erboristiche, se così vogliamo definirle. Non mancano, anzi, amplificazioni ad arte di dati non confermati, interpretazioni dietrologiche e complottistiche, proiezioni in ambito vegetale di conflitti economici e sociali tra visioni diverse del mondo. Sostenitori e detrattori si accapigliano sull’uso di queste piante con le stesse armi dell’estremismo, oscillando tra fede cieca ed acritica (talvolta ai confini di un fanatismo ecologistico in cui poco mi riconosco) ed un uso capzioso di dati concreti (per fini commerciali, in cui mi identifico ancor meno). Il risultato, per chi vuole avere una lettura razionale, pragmatica, scevra da personalismi umorali e sovrastrutture commerciali di dubbia veridicità è di solito spiazzante e si fatica a trovare un discrimine equilibrato.

Le vicende legate alla commercializzazione di Stevia rebaudiana sono note, credo, e comunque ben sintetizzate su Wikipedia ed ancora meglio nella sue versione in inglese. Arrivata in Europa sulla scia di un uso tradizionale e subito adottata come dolcificante alternativo, utilizzabile anche da chi soffre di diabete, la droga è rapidamente andata incontro ad una serie di ostacoli normativi legati ad ipotesi di tossicità cronica che hanno impedito il suo uso come additivo alimentare. Ad un certo punto della pianta è stato vietato non solo l’uso ma anche la vendita presso i vivai e la sua scomparsa ope legis ha determinato la nascita di un mercato sotterraneo fatto anche di informazioni dettagliate circa la coltivazione casalinga, la propagazione, la germinazione, il recupero dei semi che fa invidia solo a quello omologo per la cannabis. Per tacere del florido commercio via internet di prodotti inevitabilmente poco controllati, che non essendo oggetto di importazione non sono tenuti a rispettare le norme CEE.

Le cautele ed i limiti delle autorità europee e statunitensi è stato interpretato da molti come un ostruzionismo teso a favorire le lobby alimentari dei dolcificanti. Va ricordato, a scanso di equivoci, che l’impiego alimentare è più sensibile di quello strettamente erboristico/terapeutico in tema di tossicità: l’assunzione di un additivo o di un ingrediente nei cibi è in genere inconsapevole, priva di quel filtro di controllo attuato da un operatore (il merdico, il farmacista, l’erborista), estremamente prolungata e costante nel tempo e priva delle considerazioni di opportunità di rapporto rischio/beneficio che caratterizzano l’uso medicinale. Tutto questo determina l’esistenza di una regolamentazione giustamente molto rigida e puntigliosa. Ulteriori considerazioni riguardano la differenza tra tossicità acuta e tossicità cronica e la loro rilevazione a livello tradizionale nonchè la sempre difficile traduzione dell’utilizzo popolare di una pianta nel linguaggio e nelle modalità industriali e commerciali (sia alimentari che erboristiche).

Nel corso degli anni, fortunatamente, la ricerca (sottolineo, indipendente) ha fatto il suo corso ed il corpus di informazioni sui possibili rischi da consumo continuato della Stevia, dello steviolo, dello stevioside e di altri glicosidi si è progressivamente accresciuto ed ha determinato una progressiva revisione dello status da parte degli advisory boards preposti. Oltre alla miriade di pubblicazioni puntuali, nel 2002 è stata data alle stampe un’esaustiva monografia su Stevia rebaudiana, fortunatamente consultabile in buona parte su Google Books. Circa in contemporanea è stata edita una review specifica sul tema tossicologico specificamente mirata all’utilizzo dolcificante, il cui abstract è ripostato in calce a questo post.

Ancora più recentemente, all’interno di un workshop tenutosi all’ultima edizione del SANA (Dalle piante officinali agli alimenti: quale sicurezza per il consumatore), la prof. Marinovich dell’Università di Milano ha fatto il punto sullo stato dell’arte relativo alla difficile convivenza tra Stevia e norme tossicologiche alimentari in Europa e non solo. Il video dell’intervento (dal titolo “Valutazione della sicurezza di una pianta: il caso Stevia”) è disponibile in stream presso il sito del Siste e ne consiglio la visione a chiunque sia interessato alla questione, in quanto offre una cronistoria chiara degli eventi ed una serena illustrazione dello stato attuale delle cose e delle motivazioni, senza sovrastrutture pregiudiziali.

Apparentemente le informazioni raccolte negli ultimi anni paiono fugare gli scetticismi che sinora hanno posto limiti e vincoli all’uso come additivo alimentare di questa pianta anche in Europa (in Giappone, Corea ed alcuni stati sudamericani tale impiego è già autorizzato). Sulla scorta delle nuove evidenze, alla fine del 2007 il FSANZ, corrispettivo australiano dell’EFSA ha autorizzato una dose ammissibile permanente di 4 mg/kg nell’alimentazione umana. Tutto il documento relativo è disponibile in pdf.

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Safety evaluation of Stevia and stevioside
Jan M.C. Geuns

Studies in Natural Product Chemistry
Volume 27, Part 8, 2002, Pages 299-319
Bioactive Natural Products (Part H)

The literature about Stevia and stevioside used as a sweetener is discussed. Injection experiments or perfusion experiments of organs are considered as not relevant for the use of Stevia or stevioside as food, and therefore these studies are not included in this safety evaluation.

The metabolism of stevioside is discussed in relation with the possible formation of steviol. Different mutagenicity studies as well as studies on carcinogenicity are discussed. Acute and subacute toxicity studies revealed a very low toxicity of Stevia and stevioside. A survey is given of calculated ADI’s. Fertility and teratogenicity studies are discussed as well as the effects on the bio-availability of other nutrients in the diet.

The conclusion is that Stevia and stevioside are safe when used as a sweetener. It is suited for both diabetics, and PKU patients, as well as for obesepersons intending to lose weight by avoiding sugar supplements in the diet. No allergic reactions to it seem to exist.

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7 pensieri su “Dolce e Rebaudiana

  1. conosco la stevia, una mia collega ci farà la tesi, ho visto il filmato e l’ho trovato davvero interessante 🙂 La tua posizione qual è? cautamente ottimista? 🙂 complimenti per l’articolo,
    Claudia.

  2. Cautamente ottimista, esatto. Più studi si fanno, più informazioni atnnedibili si accumulano e più c’e’ modo di dare una risposta definitiva, limitando illazioni e polemiche che lasciano sempre il tempo che trovano. In questo caso si sta andando verso una progressiva definizione dei limiti di sicurezza nell’uso anche alimentare.

  3. sono riuscita a procurarmi una bella pianta di stevia…la uso-non la uso-la suo-non la uso-la uso-non la uso…..mi sa che un po’ la uso 🙂
    mi da fiducia in special modo lo studio belga del 2003, condotto sui maiali, quello secondo cui lo stevioside veniva, nell’organismo, convertito a steviolo, ma che poi quest’ultimo non era ritrovato in alcun modo nel sangue..come se non venisse metabolizzato.
    considerando che non ne farò un uso smodato..credo che non andrò incontro a rischi maggiori di coloro che consumano aspartame o saccarosio 😉

  4. Nei negozi per gli immigrati argentini e brasiliani la trovi in comodo formato tisana, in bustine monodose come un normale tè. Devo decidermi a fare un post sulle piante dei migranti.

  5. ma dai!!!! e dire che pensavo che fosse un problema trovarla e ho aspettato tanto…
    comunque sono contenta di averla in pianta (cerchiamo il lato positivo :D) così ho un controllo maggiore sui processi di lavorazione e di coltivazione 😉

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