Chelidonium e spie

Quanti gradi di separazione tra James Bond e Chelidonium majus? Meno di sei, come impone la regola. Un’erbetta mediterranea delle Papaveracee, coi fiorellini gialli -peraltro neanche particolarmente appariscente- e mister “shaken, not stirred“? Più legate di quanto si possa credere. La creatura di Ian Fleming è una spia, come spie israeliane pare fossero quelle che nel 1996 si sono presentate alla porta del Dr. Ian Nowicky in Austria per liquidarlo. Nowicky è un chimico ucraino ed ha messo a punto un farmaco semisintetico chiamato Ukrain, composto da derivati tiofosforici degli alcaloidi di Chelidonium majus. Bond-Spie-Nowicky-Chelidonium, addirittura sono solo quattro passi.

Una candidatura al Nobel in chimica, i ricatti e gelosie delle major farmaceutiche, il presunto intervento del Mossad, l’ostracismo della farmacologia ufficiale, dubbi sulla reale composizione del farmaco, i risultati spesso sorprendenti e l’indubbia rilevanza della questione delle terapie anti cancro completano uno scenario che appare quasi più consono ad una spy-story in stile Intrigo internazionale che non al solitamente modesto ambito della fitoterapia. Sul sito della Nowicky Pharma si trova quasi tutta la storia (anzi, pure troppa storia, come se gli eventi da thriller fossero più rilevanti della realtà scientifica e terapeutica). Gli amanti del genere possono anche scaricare la versione pdf del libro di Eleonore Thun-Hohenstein “Krebsmittel Ukrain – Kriminalgeschichte einer Verhinderung” (Anti-Cancer Agent Ukrain – The Crime Story of an Obstruction), che  riassume l’intera querelle dal punto di vista di Nowicky.

Spesso questa ostentazione di vittimismo cela una pericolosa tendenza a creare un mercato degli stati d’animo che da sempre è una zavorra poco corretta della fitoterapia e delle medicine non convenzionali in genere. Soprattutto quando non si parla di piccole disfunzioni ma di patologie gravi, in cui giocare con l’aspettativa dei pazienti è eticamente ed umanamente intollerabile. Eppure qualche cosa di interessante nel comportamento del fitocomplesso alcaloideo del Chelidonium ci deve essere, come indica anche una revisione sistematica recente ed indipendente, non del tutto negativa sui risultati ottenuti a livello clinico dal trattamento del dott. Nowicky. La review, consultabile gratuitamente su Biomed Central pone alcuni paletti e sottolinea lacune formali negli studi condotti, oltre che una certa assenza di studi clinici realmente indipendenti, non portati avanti da ricercatori direttamente coinvolti nel lavoro di Nowicky (i personalismi raramente giovano al sapere). Eppure al tempo stesso gli autori non possono non evidenziare un insieme di risultati quantomeno incoraggianti nei confronti di diversi tipi di neoplasie (pancreas, seno, intestino). Senza dubbio, trattandosi di un’impiego tipicamente medico-farmaceutico (allopatico, per intenderci) di un derivato vegetale una maggiore mole di dati sarebbe auspicabile, così come un’ampliamento dei gruppi di ricerca attivi a riguardo. Una rapida panoramica della bibliografia disponibile circa le possibili ipotesi alla base delle attività del derivato di Chelidonium suggerisce un meccanismo basato sull’apoptosi selettiva delle cellule tumorali ed una limitata tossicità nel caso di assunzione parenterale.

Secondo un recente lancio d’agenzia ora l’Ukrain inizierà ad essere prodotto su larga scala negli Emirati Arabi Uniti, dove l’intraprendente Nowicky prevede anche di realizzare cliniche ad hoc per il trattamento. Speriamo non solo per chi è in grado di permettersi certe cifre.

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Ukrain – a new cancer cure? A systematic review of randomised clinical trials.
Ernst E, Schmidt K.
BMC Cancer. 2005 Jul 1;5(1):69.

BACKGROUND: Ukrain is an anticancer drug based on the extract of the plant Chelidonium majus L. Numerous pre-clinical and clinical investigations seem to suggest that Ukrain is pharmacologically active and clinically effective. We wanted therefore to critically evaluate the clinical trial data in the form of a systematic review. METHODS: Seven electronic databases were searched for all relevant randomised clinical trials. Data were extracted and validated by both authors, tabulated and summarised narratively. The methodological quality was assessed with the Jadad score. RESULTS: Seven trials met our inclusion criteria. Without exception, their findings suggest that Ukrain has curative effects on a range of cancers. However, the methodological quality of most studies was poor. In addition, the interpretation of several trials was impeded by other problems. CONCLUSION: The data from randomised clinical trials suggest Ukrain to have potential as an anticancer drug. However, numerous caveats prevent a positive conclusion, and independent rigorous studies are urgently needed.

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