La tisana del Capo

Ho scoperto diverse persone che conoscono il Rooibos ma non sanno di cosa si tratta, in rooibos2.gifalcuni casi confondendolo con il tè rosso. Quest’ultimo, chiamato Pu erh, è infatti una delle numerose variazioni sul tema del trattamento post-raccolta delle foglioline giovani di Camellia sinensis, mentre il Rooibos è ottenuto da una specie appartenente alla famiglia delle Leguminosae chiamata Aspalathus linearis (per via delle foglie strette e lineari), simile ad una piccola ginestra. E’ endemica della regione del Cedarberg, in Sudafrica e ne sono noti almeno tre ecotipi differenti, tra i quali quello roccioso (Rocklands type) è quello di solito coltivato a scopo commerciale ed erboristico. Una precisa indagine sulla differente composizione fitochimica degli ecotipi e della variabilità fitochimica in seno alla specie non è disponibile, ma non troppi anni fa uno studio ha osservato considerevoli differenze che possono avere rilevanza nella selezione colturale o nel destino d’impiego. Ad esempio l’ecotipo Grey redsprouter può essere privo di aspalatina -componente in genere maggioritario- e più ricco in orientina ed isorientina. L’articolo in questione è disponbile qui.

Tradizionalmente si impiegano foglie e ramoscelli, che vengono battuti con pestelli di legno, umidificati e poi lasciati fermentare per 24 ore in cumuli alti 15-20 cm ed infine essiccati al sole per 2-3 giorni. Coltivazione e preparazione vengono condotte su scala industriale e presso piccoli centri di raccolta. Spesso la droga così ottenuta viene sottoposta ad un processo di sterilizzazione con vapore, per abbattere al minimola carica batterica. Il nome Roiboos (cespuglio rosso) deriva non dal colore della pianta (che è verde con fiori gialli e solo in alcune varietà ha germogli rossicci), quanto dalla colorazione assunta dalla droga a seguito della lavorazione. Buona parte del suo successo è da imputare ad eventi bellici: sprovvisti di adeguati rifornimenti di tè indiano e di Caylon durante la seconda guerra mondiale, i britannici cittadini del Sudafrica hanno iniziato a cercare in loco possibili succedanei, pescando a piene mani nella tradizione indigena. Il suo ingresso contemporaneo sul mercato europeo è stato, assieme a quello dell’Honeybush tea (Cyclopia spp, sopratutto Cyclopia intermedia), dapprima all’interno del circuito del commercio equo, per poi estendersi a quello erboristico convenzionale. Presso le popolazioni sudafricane l’infuso della droga è considerato bevanda nazionale e trova impiego come blando sedativo, nell’induzione del sonno e nel trattamento delle turbe dell’apparato intestinale, come spasmolitico e sedativo. Per via topica presenta un uso popolare nella cura di irritazioni cutanee di vario tipo, specialmente nei bambini.

honey2.jpgA differenza di Camellia sinensis non contiene alcaloidi xantinici (caffeina, teina) e l’infuso che se ne ottiene ha un contenuto in tannini molto basso (circa il 4%), mentre è ricco di polifenoli non polimerizzati e vitamina C (circa il 9%). Particolarmente abbondanti e responsabili della spiccata azione antiossidante della droga sono i flavonoidi e gli acidi fenolici come l’acido caffeico. La grande abbondanza di polifenoli semplici, di tipo flavonoidico è alla base della sua azione antiossidante-protettiva, per la quale è assimilabile al te verde (seppur meno efficiente come antiradicalico) senza però presentare le controindicazioni legate alla presenza di caffeina o tannini. La ridotta presenza di ossalato ne consente il consumo anche in presenza di problemi di calcolosi renale. Sempre per effetto della presenza dei flavonoidi può presentare un’attività blandamente sedativa e nel trattamento delle gastriti, in analogia con quanto avviene per gli infusi di Camomilla. Non a caso alcuni dei flavonoidi presenti nel Roiboos sono gli stessi che caratterizzano due noti blandi sedativi come Passiflora e Biancospino, anche se la loro variabilità nei diversi ecotipi può determinare destinazioni d’uso più o meno opportune in funzione dell’origine della droga.
A livello fitoterapico sono disponibili diverse indicazioni d’uso, da considerare tuttavia come assolutamente preliminari e non conclusive. Esempi sintetici a riguardo possono essere consultati su testi anglosassoni (uno e due). Mancano test clinici (e del resto il prodotto viene correttamente commercializzato come alimento e non come rimedio terapeutico, grazie anche al suo gradevole sapore), ma il suo impiego protratto nel tempo può essere annoverato nel settore della nutrizione funzionale o della nutrizione clinica.

Per eventuali approfondimenti, una bibliografia ad hoc, selezionata in chiave erboristica su Aspalathus linearis è consultabile a questo link.

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