Uomini e piante: visita ai Saraguro

Miguel Angel è un giovane saraguro e si sta laureando presso la Universidad Nacional de Loja in Ecuador con una tesi sull’etnobotanica del suo popolo. I Saraguro sono una etnia andina dal look originale (pantaloni neri al polpaccio e cappello di feltro nero per gli uomini, cappello a tese con macchie bianche e nere e costume variopinto per le donne), che come molte altre in Sudamerica cerca di mantenere vive le proprie tradizioni come elemento di identità culturale e fattore di coesione sociale. Questo non solo a livello medicinale, ma anche alimentare come come testimoniato dall’ottimo ristorante a gestione femminile Mama Cuchara presente sulla piazza centrale di Saraguro, a circa un’ora di Panamericana da Loja.

refre1.jpgNella foto a lato Miguel Angel sta ricevendo un refresco, un trattamento a scopo tonico che noi definiremmo aromaterapico, durante il quale viene gentilmente “fustigato” con erbe aromatiche e nebulizzato da un amico che beve e spruzza con la bocca aguardiente aromatizzato secondo una precisa ricetta, diffondendo un odore balsamico nell’aria. La macerazione in aguardiente del resto è la cosa più vicina ad un estratto idroalcoolico che si può ottenere in un Paese in Via di Sviluppo. Si tratta di una pratica diffusa in buona parte del bacino amazzonico, con valenze e significati differenti. Già presso gli Shuar dell’Oriente Ecuadoriano, che in alcune zone si sovrappongono ai Saraguro, la procedura prende il nome di limpieza e non ha finalità toniche, ma sottintende una pratica shamanica di eliminazione delle influenze negative. Nel candomble’ ed in altre pratiche religiose questo elemento diviene poi assai elaborato, come ben descritto in questo testo di Maura Battistrada presentato in Guarire, ieri e oggi, domani? Atti del 3º Colloquio europeo di etnofarmacologia e della 1ª Conferenza internazionale di antropologia.

Nella famiglia di Miguel Angel sono presenti tre curanderas e parteras, le ostetriche tradizionali, che ci accolgono refre2.jpgcon grande entusiasmo e cordialità. Il tavolo imbandito di piante, la descrizione della loro combinazione in funzione degli acciacchi da curare, le modalità di raccolta e la scelta della forma di preparazione, tutto viene raccontato con la passione e l’entusiasmo di chi ha un ospite gradito ed è orgoglioso della propria cultura. Quasi nessuna droga viene impiegata in forma semplice e le ricette sono sempre estremamente articolate. Chi ha una leggera bronchite riceve un amarissimo mix di erbe contuse e filtrate, da bere tutto d’un colpo dato che sorseggiarlo risulta impossibile. Agli altri, più fortunati, viene preparata seduta stante una bevanda refre3.jpgtonica in cui si combinano fiori spremuti in acqua con le mani, gel di aloe ed erbe pestate su una pietra prima di essere poste in infusione. Tutto è consumato fresco, le erbe non vengono seccate per farne droghe.

Nel consueto momento sociale dei saluti, in cui ognuno dei presenti ringrazia il gruppo e condivide il proprio pensiero sull’esperienza, una partera chiede aiuto su due cose: come sostenere il diritto all’autodeterminazione della cultura saraguro e come provvedere al problema della graduale scomparsa di alcune piante medicinali, che minacciate dalla sovraraccolta commerciale e dall’erosione delle nicchie ecologiche locali stanno diventando sempre più difficili da reperire.

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