Piante perdute

Ci sono piante e piante. Alcune piante intrecciano con l’uomo una storia unica, un tempo legata alla soddisfazione di esigenze primarie, di sopravvivenza e bisogno, ma poi rapidamente virata verso un uso che ora si definisce voluttuario. Quelle che Alessandro Scotti ha seguito nelle loro tortuose vie sono piante gone bad, in grado di esercitare un effetto gravitazionale analogo ad un buco nero nella storia, nella politica, nelle società che si affacciano sul loro orizzonte degli eventi: coca e papavero da oppio. C’è però davvero poco di voluttuario nelle cronache in presa diretta di Scotti, perchè gli scenari sono tutt’altro che edonistici, bensì agghiaccianti per la scomparsa del concetto di umanità che li accompagna. Narcotica è un libro di quasi 400 pagine (con foto, Scotti nasce come fotografo) che raccoglie reportages già editi dalla rivista Rolling Stone e descrive la sospensione del concetto di umano che subentra quando oppio e cocaina (nelle loro molte forme di assunzione e trasformazione) vengono prodotte da contadini miseri, commerciate da mercanti senza scrupoli e consumate da un esercito di disperati. Non disperati occidentali più o meno abbienti, ma disperati del terzo e del quarto mondo, i reietti del pianeta costretti strumentalmente a consumare per mantenere vivo un mercato, obbligati a drogarsi per poter mantenere un ritmo di lavoro più elevato in condizioni disumane o costretti a coltivare oppio e coca per portare a casa un pezzo di pane. E spesso neanche quello.

Per anni Scotti si è inserito con discrezione (ed a tratti incoscienza) tra loro, infilandosi nel loro inferno e cercandoli lungo le vie del narcotraffico in Colombia, Liberia, Guinea Bissau, Myanmar, Thailandia, Afghanistan, Tajikistan. Un viaggio quasi antropologico nella descrizione della terribile relazione tra uomo e dipendenza, uomo e potere, uomo e denaro che questa volta coinvolge direttamente alcune specie vegetali che un tempo rientravano tra le piante medicinali.

Alessandro Scotti
Narcotica
ISBN Editore
17,00 euro

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4 pensieri su “Piante perdute

  1. Il libro di Scotti mi fa molta voglia.
    Forse un unico appunto è che l’esercito di disperati di cui parli non lascia intonso il povero popolo “occidentale”, che anzi ai suoi vertici e alle sue basi fa un uso incontrollato di coca e ashish. Credo che in poche altre epoche storiche sia esistita una sincresia (anche se solo stupefacente) così speculare tra i due poli della società, come oggi. Stessa droga per essere glamour e per lavorare duramente.
    i.

  2. E’ che l’aspetto glamour (a questo punto direi hip, proprio nel senso di fashionably current) di molti stupefacenti nel mondo occidentale è sotto agli occhi di chiunque si guardi intorno. Il sommerso, tutto quello che a livello di produzione e consumo sfugge lo sguardo patinato (o morboso, scandalistico), invece sfugge. Questo libro lo espone e lo scoperchia in maniera molto sobria, ripeto. Sembra un documentario e non un libro, per il suo realismo.

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