Biodiversità, sviluppo ed erboristeria

image00002.jpgQui a lato è illustrato un planisfero della biodiversità. Descrive in scala cromatica le zone in cui la densità di specie vascolari per km2 è più alto (rosso-viola) e quelle in cui è minore (verde-giallo). Una versione in bitmap più ampia ed ingrandibile la trovate a questo indirizzo.

Uno strumento ancora più potente è il World Atlas of Biodiversity, nel quale è possibile caricare mappe relative alla densità di animali, piante vascolari, fanerogame, foreste ed una dozzina abbondante di altri parametri. Giocando con le opzioni è possibile verificare quali nazioni hanno maggiori disponibilità o notare la sovrapposizione tra aree “megadiverse” (ovvero più ricche di biodiversità) e foreste tropicali, ad esempio. Oppure si può notare che il grosso della biodiversità è concentrato nelle aree del pianeta circoscritte dai Tropici (con l’esclusione del Sudafrica ed in parte del Mediterraneo).

Oppure ancora si può fare un altro piccolo salto trasversale e scoprire che ci sono sovrapposizioni anche con le mappe che descrivono l’indice di sviluppo umano (HDI) , il tasso di natalità, la velocità di estinzione di specie viventi. Sino a giungere alla mappa finale, quella che relaziona le aree più povere del pianeta con quelle più ricche di risorse vegetali ed animali. Una sovrapposizione quasi perfetta.

Ora, se esistesse una mappa che descrive la provenienza geografica delle piante medicinali (e non solo) usate dall’uomo, studiate dagli scienziati e vendute nelle erboristerie, farmacie, negozi, profumerie del mondo si avrebbe l’ennesima sovrapposizione. Del resto l’evoluzione insegna: dove c’è competizione per le risorse, dove ci sono più concorrenti, le armi della guerra chimica e dell’adattamento ecologico si affilano e si fanno più efficaci, col risultato che il metabolismo secondario delle specie vegetali che prosperano negli habitat più biodiversi non solo è più variegato ma anche in grado di produrre sostanze bioattive più potenti ed efficaci.

Ed il mercato erboristico, quello delle materie prime vegetali, quello della fitocosmesi, può contribuire ad invertire i trend negativi di molte delle mappe sopra citate? Certo che può fare la sua parte. Ma per farlo è fondamentale la spinta del consumatore, del target di questi mercati, che deve spingere forte e nella direzione giusta.

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