Orto delle mie brame

Molti orti e giardini botanici devono la loro nascita, nei secoli scorsi, ad esigenze utilitaristiche legate allo studio delle piante utili (medicinali, alimentari, tintorie). Nel corso del tempo il ruolo di queste istituzioni si è gradualmente evoluto (in molti casi il termine adatto sarebbe ahinoi involuto) attraverso una rapida ed inesorabile perdita di contatto con la prima e la seconda linea del fronte della ricerca. Esse hanno progressivamente assunto compiti legati all’educazione, alla forma estetica, alla mera esposizione quasi circense di specie esotiche o alla conservazione. Ora, in un’epoca di oscurantismo ambientale, le specie che per certi versi ne sono state madrine chiedono aiuto agli orti botanici per sfuggire al rischio dell’estinzione ed offrono, in cambio, un nuovo palcoscenico d’attualità.

Il Botanic Garden Conservation International ha edito in queste settimane i risultati di un’indagine volta a tirare le fila su attività e ruolo dei centri di conservazione ex situ della biodiversità nella protezione delle specie medicinali a rischio (reale e potenziale). Il report, già entrato ieri in un lancio d’agenzia ADN Kronos e quotato con l’usuale britannica competenza sulle colonne del Daily Telegraph e del Financial Times, raccoglie e sintetizza informazioni sulle specie medicinali a rischio, sui motivi che lo hanno indotto e sulle strategie attualmente in atto per contenerlo o risolverlo. Interessanti le brevi monografie su Hoodia gordonii, Rauwolfia serpentina, Gentiana lutea, Panax quinquefolius, Prunus africana, che esemplificano le diverse cause che hanno messo a repentaglio tali specie ed offrono uno spaccato immediato della realtà di queste specie in un contesto in bilico tra ambiente, mercato e terapia.

Nel documento è illustrata una succinta (ma circostanziata) overview delle azioni in corso, che spazia dalle iniziative istituzionali nate a seguito della Convenzione sulla Biodiversità di Rio de Janeiro (come quella legata ad Homalantus nutans ed al governo delle Isole Samoa) alle attività di enti come CITES e TRAFFIC (che catalogano e sorvegliano specie a rischio).
L’esistenza di un paragrafo specifico sul valore economico delle piante medicinali per il sostegno di economie fragili ed i frequenti riferimenti alla questione sparsi in tutto il testo, testimoniano l’importanza che deve essere riservata alla valenza commerciale di queste piante, all’impegno e dalla consapevolezza che devono essere prestate da tutti gli attori della filiera (dal produttore al consumatore, dalle istituzioni commerciali a quelle politico-amministrative) nel mantenimento di un non falice equilibrio tra consumo, raccolta, produzione, commercio e rispetto per l’uomo e per l’ambiente.

Particolare cura, naturalmente, è riservata ai compiti educativi che entità aperte al pubblico come gli orti botanici devono svolgere nella sensibilizzazione al tema, ma anche alle attività di ricerca che essi possono e devono realizzare nel campo della raccolta di materiale genetico di piante medicinali e della loro propagazione, nella messa a punto di sistemi di micropropagazione ad hoc, ad esempio. Da rimarcare l’importanza della formazione nei “paesi megadiversi“, affinchè quelle operazioni di conservazione ex situ, ovvero lontane dai luoghi d’origine, possano presto divenire patrimonio culturale locale, in situ. Nel complesso dallo scenario descritto dal BGCI emerge un’immagine degli orti botanici ben più dinamica di quella a cui siamo abituati in Italia, dove la carenza di fondi dedicati ha ormai quasi ovunque ridotto queste realtà un tempo vitali a semplici, statici, musei delle cere.

Una copia completa del report, in formato pdf, è scaricabile gratuitamente dal sito del BGCI, mentre la versione cartacea può essere ordinata online.

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Plants for Life: Medicinal Plants Under Threat
Medicinal plant conservation and botanical gardens.
http://www.bgci.org/medicinal/medplants/

As well as outlining the key trade, livelihood and conservation issues surrounding medicinal plants, the report illustrates the many ways in which botanic gardens can and do contribute to protecting the plants that heal us. What came across very clearly was the expansion of the role of botanic gardens; from traditional ex situ conservation to more and more involvement with community work and partnering with other bodies to contribute towards really successful in situ medicinal plant conservation work.

Today, the relevance of botanic gardens to medicinal plant conservation is as strong as it was hundreds of years ago, when the very first botanic gardens were developed specifically for medicinal plant cultivation and research. From visionary education initiatives to cutting-edge genetic technology research; the report draws together the inspirational myriad involvement of botanic gardens in medicinal plant conservation and recommends focus areas for future work.

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