Integratore o novel food?

lawNell’ultimo lustro il mercato dei prodotti a base di ingredienti vegetali si è frammentato e diversificato al punto che, tra consumatori ed operatori, si è creata una certa confusione. Che differenze esistono tra un prodotto erboristico ed un integratore alimentare? E tra un novel food ed un ingrediente di origine vegetale? Una tisana può essere definita come un alimento funzionale?

Non sono questioni di lana caprina, ma linee di demarcazione normativa con ricadute reali sul tipo di etichettatura, sulla pertinenza di eventuali claims e su quali autorità siano preposte al controllo delle pubblicità di questi prodotti, ad esempio. Per citare un caso, le opinioni di EFSA sui claims nutrizionali come si legano a quelle relative ai prodotti erboristici?

A definire lo scenario è una serie di norme e sentenze emesse sia a livello comunitario che nazionale la cui raccolta ed interpretazione non sempre è agevole, dato che richiede competenze legali in genere lontane dal sentire tecnico-erboristico. Immagino sia per questo che sull’ultimo numero di Natural1 è apparso un articolo a firma dell’avv. Cristina La Corte dello Studio Legale Forte di Ferrara, specializzato in temi penalistici di ambito alimentare ed industriale. Mi sono permesso di portare in pdf una tabella riassuntiva presente nell’articolo, perchè sintetizza bene le definizioni di prodotto medicinale, novel food, integratore alimentare ed alimento funzionale. Per il resto dell’analisi vi rimando all’originale sulla rivista.

Lo spam ce l’ha piccolo!

Sul numero di aprile 2008 di Natural1 è fruibile (purtroppo non online) il debunking fitoterapico di VPXL, uno degli intrugli di origine vegetale più spammati del pianeta. Una di quelle forme di promozione invasiva che viaggiano sotto l’etichetta “enlarge your penis“, per intenderci. Se il marketing invasivo, un minimo di buon senso, la cornice grottesca con tanto di prima e dopo e la percezione di totale inaffidabilità del prodotto non fossero sufficienti a dissuadere da certe spese scellerate, la Dott. Serenelli, Fisiopatologa dell’Università di Perugia, spiega per filo e per segno cosa c’è nel “pacco” e su quali presunti ragionamenti pseudoscientifici si fa leva nel combinare gli ingredienti, dei quali praticamente nessuno ha proprietà anche solo presunte come stimolante di una qualche proliferazione cellulare.

Il VPXL dovrebbe svolgere il miracoloso compito di aumentare la proliferazione di non ben precisati tessuti del pene determinando una forma di “ipertrofia penica”, se mi si concede il siffrediano neologismo, portando a compimento la realizzazione dei sogni mostruosamente proibiti di ogni ego maschile che si rispetti. In sintesi estrema, questi gli ingredienti ed il presunto significato della loro presenza. Molte di essi sono di origine ayurvedica, evidentemente per un’associazione di idee ayurveda-kamasutra (che peraltro essendo una tecnica poco c’entra con le dimensioni):

  • Isoflavoni della soia 250mg – Iniziamo bene. Sarebbero noti come estrogeni e non certo come androgeni. L’invidia penis intragender non si preoccupa troppo di riflettere sul senso ormonale delle cose, evidentemente.
  • Vitamina E 20UI – Senso non pervenuto, ma è un ingrediente così à la page che un po’ di prezzemolite non si nega a nessuno.
  • Mucuna pruriens E.S. 75 mg – Uso tradizionale contro la sterilità: pare effettivamente aumentare la spermatogenesi in un mix con altre piante. La virilità non distingue tra fertilità e dimensioni, del resto in certi momenti il cervello si fa poche domande: si stacca e lascia il volante in mano agli istinti.
  • Asteracantha longifolia E.S. 75 mg – Lieve azione eritropoietica. “Allora, se le cellule cavernose si riempiono di sangue durante l’erezione qualcosa che fa sangue ci può stare”, avranno pensato.
  • Pueraria tuberosa E.S. 75 mg – Anche qui, sarebbe un estrogeno dato che è una Leguminosa ricca in isoflavoni. Addirittura a livello animale certi estratti causano atrofia testicolare. Inizio a pensare che il formulatore sia una donna misantropa con vendette da consumare contro il cromosoma Y.
  • Withania somnifera E.S. 50 mg – Il suo bell’adattogeno contro lo stress. Altro immancabile. Ce l’avete piccolo perchè siete stressati.
  • Tribulus terrestris E.S. 50 mg – Altro spermatogenico, vedi sopra. Sarebbe leggermente androgeno per incremento del testosterone (che fa maschio, sempre).
  • Albizzia lebbeck E.S. 50 mg – Questa invece sarebbe una inibitrice molto forte della spermatogenesi nonchè in grado di annullare la fertilità nei ratti maschi. Il sospetto di cui sopra diventa quasi certezza.
  • Argyrerin speciosa semi 100 mg – Semplicemente, è una specie botanica che non esiste, immagino sia Agryreia speciosa o A. nervosa (a latere: non esiste alcuna garanzia di sorta che il prodotto contenga effettivamente queste piante, of course). Si tratta di una Convolvulacea con azione allucinatoria, lisergica e stimolante del SNC, come l’Ipomoea. Insomma, vi resta grande uguale, ma grazie alla percezione alterata l’occhio vede quel che l’ego vuole. Con un ghigno si potrebbe dire che forse è l’ingrediente più sensato, ancorchè il più pericoloso…
  • Valeriana wallichi semi 25 mg – Nonsense finale, è un sedativo.

Nessuna delle piante elencate -come prevedibile- ha doti anche solo lontanamente ipertrofiche, molte (alcune più, alcune meno) hanno una qualche probabile azione sex-related ma spesso contraddittorie o addirittura potenzialmente a rischio. A parte i dettagli sempre grotteschi di questo tipo di formulazioni (a partire dai nomi sballati fino alle attività ovviamente del tutto insensate passando per la dubbia salubrità del cocktail), trovo molto positivo che le riviste del settore erboristico inizino a riservare un occhio realmente critico ai numerosi prodotti-bufala che viaggiano in rete e che solo male fanno a chi cerca di proporsi in modo professionale e corretto. Poi qualcuno li comprerà comunque, ma a quel punto saranno -è il caso di dirlo- c… suoi.