Busta A, busta B o busta C?

Drunken-Botanist-Cover-low-resGirandola di buste a sorpresa, contenenti indirizzi di siti/blog a vario titolo interessanti per gli esperimenti di sincretismo arte/botanica, botanica/tecnologia e botanica/arte del cocktail (si: ho detto “arte del cocktail). Scegliete quella che preferite.

Busta A (per sincretisti hardcore). I musei comesideve, ricchi di collezioni ma soprattutto di risorse, si possono permette cose come questa: un blog dedicato al legame tra botanica e iconografia pittorica medievale, chiamato Medieval Garden Enclosed. Ne viene fuori una meraviglia, che divaga dall’identificazione tassonomica di piante presenti in arazzi, quadri e affreschi, al significato esoterico, simbolico o metaforico di molti fiori e frutti raffigurati di pittori europei, alla percezione delle piante in quelle epoche. Nessuna delle due anime prevale sull’altra, tutte e due viaggiano ad alti livelli di competenza. Un esempio a caso: i post sulla ricorrente presenza dell’alloro, della piantaggine, di Taxus baccata e degli elementi botanico-naturalistici nelle pale d’altare di Girolamo dai Libri (La madonna dell’ombrello, Il presepe dei conigli)

_64628081_ash_tree_464_7decBusta B (per ecologi moderni). L’ash dieback o deperimento del frassino è una malattia mortale causata da Chalara fraxinea (o meglio, Hymenoscyphus pseudoalbidus), un fungo che nel 1992 è partito dalla Polonia, forse giunto dall’Asia, e si è rapidamente diffuso nel continente senza incontrare resistenza da parte del genere Fraxinus. Nel 2012 è sbarcato in Gran Bretagna, dove hanno preso  il destino dei loro circa 80 milioni di frassini molto sul serio, sollevando l’interesse dell’opinione pubblica anche attraverso la grancassa della beeb, che ha dedicato addirittura una sezione speciale del suo sito all’epidemia. Per mappare la diffusione della malattia, la Forestry Commission di Sua Maestà ha deciso di rivolgersi alla citizen science e ha fatto sviluppare un’app per smartphone che consente a chiunque di descrivere i sintomi e geolocalizzare le piante malate inviando i dati ad un sistema di monitoraggio nazionale. Con un bell’esempio di come si possa tirare fuori qualcosa di buono anche da una situazione fastidiosa e complicata, le agenzie scientifiche e di conservazione ambientale inglesi sono riuscite ad usare la diffusione della malattia per divulgare spiegazioni al pubblico comune su come vengano svolti i controlli fitosanitari, sulla ricerca in ambito fitopatologico e sull’importanza in generale della ricerca scientifica in campo botanico, agronomico e forestale.

Busta C (per botanici all’aperitivo). The Druken Botanist è invece un’operazione commerciale mirata a promuovere negli Stati Uniti l’omonimo libro e non solo. Si parla di botanica e mixology, di ingredienti vegetali per liquori, di dritte per coltivare piante da aggiungere a cocktail e vivecersa di ricette per fare cocktail con piante spontanee e non. C’è anche il making of di un giardino urbano dedicato a chi vuole andare oltre la semplice menta da mojito e scoprire l’incredibile quantità di variazioni sul tema dell’ebbrezza garantite dal metabolismo primario e secondario delle piante. I più timorosi dell’alcool forte possono limitarsi alla lettura di The Botany of Beer.

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