30 Settembre 2009 a 15:26 (Approfondimenti, Divulgazione, Erboristeria, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Principi attivi, Validazione)
Tags: Erboristeria, marketing e ricerca, Fitocosmesi, integratori alimentari, Alimenti funzionali, resveratrolo, prodotti salutistici, SANA, farine alimentari, sana 2009, polifenoli vino rosso, polifenoli uva, polifenoli olivo, polifenoli olio d'oliva, marketing benessere, marketing salute, stabilità termica polifenoli, polifenoli nel pane, degradazione termica polifenoli, The European Natural Cosmetics Market report, organic monitor, mercato dei cosmetici bio, mercato cosmesi, analisi di mercato cosmesi bio
Quest’anno sono tornato dall’ormai tradizionale visita al Sana di Bologna con qualche dubbio e le solite certezze. Ne’ i primi nè le seconde, purtroppo, mi appaiono particolarmente lusinghieri per il mercato salutistico legato alle fonti vegetali. La presenza di stands dedicati all’erboristeria (tradizionale o moderna che sia), ad esempio, mi è parsa in netto calo a fronte di una crescita della cosmesi naturale evidente negli spazi occupati e probabilmente anche nei volumi di vendita, ma non sempre reale nella qualità intrinseca dell’offerta. La prevalenza del comparto del cosmetico naturale/bio è del resto confermata anche dalle ultime analisi di mercato, che quantificano nel 13% l’aumento annuo previsto per il fatturato del settore. Per la prima volta da tempo, però, sono rientrato senza aver individuato niente di realmente innovativo, senza guizzi che potessero stimolare la mia curiosità su piante, formulazioni o impieghi. Una vaga aria di stagnazione insomma, col retrogusto affumicato del marketing del benessere.
Poi c’è l’annosa questione della presentazione, della conoscenza e dei saperi. Dice, vai ad una fiera, ti devi aspettare che l’aspetto commerciale abbia il sopravvento chè la fiera è per le merci e non per le storie, per la vendita e non per la spiegazione. Certo, ci mancherebbe. Il limite è che la conoscenza tecnica e la consapevolezza di quello che si vende dovrebbe essere quasi totale ed invece latita in maniera talvolta drammatica, vicariata dallo stile di vendita. Sarà l’annosa questione tra la forma (dell’arte suadente del vendere una crema corpo o un bullone del sedici, a prescindere) e la sostanza (della conoscenza trasferita da chi crea e produce a chi compra e consuma), ma la mia impressione è che ci sia diversa poca gente che si inventa piegando a forza concetti tecnico-scientifici con risultati picassiani nella migliore delle ipotesi. L’aspettativa di un non più tanto eventuale consumatore consapevole viene quasi costantemente disattesa (quasi irrisa) dalla poca competenza tecnica dei venditori. I quali, peraltro, anche a capacità persuasiva sono a dir poco lacunosi, talvolta ai limiti del grottesco. E se vendi prodotti legati al benessere, alla bellezza, alla salute, certe accortezze non puoi risparmiartele, non puoi ritenerle opzionali. Un aneddoto esemplificativo a riguardo a cui ho assistito ad uno stand di fitocosmesi. Una ragazza con pelle impura chiede lumi su alcuni prodotti per il viso. Al commerciale non viene in mente niente di meglio che aprire bocca, davanti ad altre potenziali utenti, con un geniale “vedo che lei ha parecchi problemi di acne”. Che è come provarci all’aperitivo al esordendo con un ” Ciao, ti guardo da un po’. Sei ingrassata, eh!” e sperare di andarci a cena.
Altro punto annosamente critico, l’uso ambiguo della comunicazione scientifica. La citazione dell’anno va ad una farina alimentare presentata in un grande -e fashionista- stand e descritta come la nuova frontiera del mangiare salutistico. Addizionata di polifenoli del vino rosso e di polifenoli di oliva oltre a varie fibre solubili e non, la farina garantirebbe un pane antiossidante, adatto a prevenire i tanti problemi correlati allo stress ossidativo. Non ho avuto il cuore nè il pelo sullo stomaco di andare a chiedere ai produttori se erano state fatte verifiche circa la stabilità dei composti salutistici a seguito della cottura, ad esempio. Forse avrei dovuto. Mentre il consumo frequente di antocianine, proantocianidine, flavonoidi, resveratrolo e compagnia può vantare numerose evidenze di utilità, che ne giustificano un’assunzione più ampia a fini salutistici, la loro presenza in prodotti elaborati e soprattutto sottoposti a cottura sembra essere molto meno vantaggiosa. Purtroppo le indicazioni specifiche sugli effetti della cottura in forno dei prodotti a lievitazione sono poche, mentre diversi sono gli studi disponibili sull’effetto della temperatura sulla materia prima di partenza e sui suoi componenti più significativi. Prendiamo ad esempio i polifenoli del vino: un trattamento termico di un’ora tra 100 e 140 °C ne dimezza l’azione antiossidante (grafico), in quanto i prodotti della loro degradazione termica non garantiscono la stessa efficacia e lo stesso si ha con diversi estratti a base di antociani con 2 ore di cottura a soli 95 °C (pdf). Risultati analoghi si sono ottenuti per i flavonoidi e le proantocianidine della buccia di mela, inseriti in prodotti a lievitazione come i muffins e presenti solo al 50% nel prodotto finito (pdf). Bastano infine 18 minuti di cottura a 190 °C per ridurre sino al 46% la presenza di resveratrolo in una matrice vegetale, giusto per completare la panoramica dei metaboliti secondari più rilevanti. Durante la cottura del pane, per intenderci, la parte esterna raggiunge circa i 180-190 °C mentre l’interno può superare i 100 °C in funzione della pezzatura e non è dunque per niente chiara l’entità del beneficio che mi dovrei aspettare da questo pane addizionato.
Certo, la presenza dei polifenoli e l’azione antiossidante non scompaiono completamente e rispetto a prodotti analoghi con ingredienti “tradizionali” c’è un quid in piu. Ma questi prodotti hanno anche un costo maggiore. E se l’obiettivo del consumatore è quello del benessere, non avrebbe più senso reinvestire il sovrapprezzo per consumare più frutta fresca o minimamente processata, anzichè alimenti funzionali altamente elaborati la cui reale utilità è tutta da dimostrare e le cui promesse si basano su assunti ambigui?
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29 Settembre 2009 a 10:56 (Biodiversità, Divulgazione, Ecologia, Filosofia, Popoli, Ricerca, Rizomi)
Tags: Ecologia, europe aliens, evoluzione, invasive alien species, naturalità definizione, New Scientist, piante esotiche in Italia, piante infestanti, specie alloctone, specie invasive, uomo e natura
Le discussioni scaturite da questo post sulle specie invasive e biodiversità si sono propagate altrove e condensate qui. Con grande tenpismo il numero di New Scientist di questo mese riporta l’editoriale di un esperto del settore che mi pare la chiosa perfetta per equilibrio e razionalità e merita di essere letta tutta, al di là della citazione qui sotto.
“It is crucial that we distinguish harm from mere change so that we can spend scarce human and economic capital wisely. We scientists can best assist by making sure that our messages are accessible, interesting and meaningful without compromising the science. As long as the harm is real, it should not be necessary for us to overgeneralise, exaggerate, use incendiary language or misrepresent data in order to attract attention“.
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17 Settembre 2009 a 12:23 (Futilities, Piante, Plantech)
Tags: benzene, biohome, cessori di formaldeide, composti organici volatili, fitorimediazione, Formaldeide, nasa, Nasa clean air study, phytoremediation, pianche che depurano l'aria, piante e formaldeide, sick building syndrome, solventi, toluene, vernici, Volatile organic compounds
Prendiamola così, come una nota frivola ed al tempo stesso contingente. Per chi ha appena finito la tinteggiatura di casa l’abbattimento dei VOC attraverso l’uso di piante può indubbiamente avere un certo appeal, almeno per prevenire la sick building syndrome. Questo contenitore-vaso-serra a ventilazione forzata creato da un designer di Harvard nasce per ottimizzare (?) l’azione filtrante dei vegetali. Certo, il vantaggio rispetto ad un bel ficus prosperante in un vaso normale è tutto da discutere, così come l’effettiva vitalità della piantina incapsulata, ma volete mettere il fascino geek ed il gancio per discussioni, dibattiti ed approfondimenti con gli ospiti durante il flatwarming?
Poi si riprende con le cose serie, promesso.
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12 Settembre 2009 a 23:08 (Didattica, Divulgazione, Farmacognosia, Piante, Ricerca, podcast e filmati)
Tags: foglia di menta, ingrandimenti microscopia, lezioni botanica, menta, menta mojito, Microscopia, microscopia botanica, microscopio elettronico, microscopio foglie, struttura delle foglie, video foglie
Anche grazie al successo del mojito, spiegare cos’è una foglia di menta agli studenti è diventato più facile. Questione di appeal, immagino. Il passaggio al livello superiore o meglio AI livelli superiori rimane comunque accidentato come in precedenza e cucire la rappresentazione con la realtà resta ostico. Ora almeno ci si può divertire ed appoggiare a qualche supporto di geek-science, come questo zoom in continuo sull’epidermide fogliare e sui primi strati cellulari dell’interno. Strutture di protezione e secrezione, tessuto a palizzata, cloroplasti ci sono, mancano gli stomi.
Il tassametro che corre in basso a destra corrisponde al numero di ingrandimenti, il video incorpora immagini di microscopia ottica con altre ottenute al microscopio elettronico.
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11 Settembre 2009 a 15:34 (Erboristeria, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Piante, Prevenzione, Ricerca, Tools, Validazione)
Tags: integratori alimentari, EFSA, ingredienti erboristeria, droghe vegetali normativa, normativa integratori, linee guida integratori, sicurezza integratori, tossicità piante, tossicità ingredienti alimentari, semi di lino, frutti di finocchio, estratto di tè verde, crusca di grano, scorze d'arancia, Ocimum sanctum, efsa integratori, efsa piante
La notizia di oggi è il rilascio, da parte di EFSA, di alcuni documenti riguardanti le droghe e gli ingredienti vegetali per integratori alimentari in vendita dell’UE. Nello specifico il materiale aggiorna precedenti documenti del 2008 ed è dedicato agli iter ed ai prerequisiti necessari a definire la sicurezza degli ingredienti. A titolo esemplificativo sono disponibili sei esempi pratici di dossier applicato, per semi di lino, frutti di finocchio, estratto di tè verde, crusca di grano, scorze d’arancia e Ocimum sanctum, ingredienti scelti ad hoc per illustrare punti critici e passaggi specifici dell’iter proposto. Tra gli allegati si trova anche un’estesa lista, una summa delle segnalazioni di tossicità riportate in letteratura per un gran numero di droghe vegetali. La lista non pare costituire un elenco pregiudiziale di ingredienti vietati, quanto un elenco di materie prime a rischio il cui utilizzo richiede particolari cautele e giustificazioni.
Le informazioni (che non sono correlate alla definizione dei claim salutistici, che segue tutt’altra strada) hanno peso particolare per vari motivi. Il primo è che queste linee guida verosimilmente andranno a costituire una parte di una futura legge europea in materia e pertanto sarà bene che le aziende intenzionate ad introdurre qualche nuovo ingrediente nei loro prodotti se le studino bene, pianificando il futuro. Le linee guida, ad esempio, definiscono -credo per la prima volta- quali dati devono essere presentati. L’esistenza del compendio di droghe vegetali con uno storico di nocività è un ulteriore passo di cui tenere conto nella scelta delle materie prime da usare e pone una pezza all’assenza di liste ufficiali altrettanto circostanziate. Il tutto assume particolare rilevanza in quanto andrà a toccare i percorsi di formulazione e ideazione di una categoria di prodotti che, per volumi di vendita, rappresenta attualmente il grosso del fatturato del settore erboristico. Per chi fosse poco aggiornato, quasi tutti i prodotti confezionati a base di droghe vegetali di libera vendita sono registrati come integratori alimentari.
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10 Settembre 2009 a 16:07 (Rizomi)
Tags: Alimenti funzionali, artemisinina, CABI, ciat, funcional food, mimicry, non-timber forest products, nutraceutici, obiettivo 2010, Orchidee, pluots, scent of green bananas, twentyten
Il più grosso problema al rientro è il recupero dello spin
. Mentre si gira per monti e per città o mentre si resta sul girarrosto delle spiagge, il maledetto mondo continua a ruotare come un giradischi, come un kebab, come un derviscio. Ed accumula arretrati di lettura impossibili da smaltire, manco fossero di PVC. Tocca allora fare la differenziata, raccogliere e separare quel che può essere risparmiato al cestino e ridestinato a nuova vita. Per quest’estate sono scampate al termovalorizzatore queste pagine, più o meno legate a temi cari a questo blog.
Lo stato dell’arte sul senso degli alimenti funzionali, a cura di Fooducate.
Albiprugne o prugnicocche? Fenomenologia dell’ibrido prugna-albicocca, nientemeno che su Slate e con un elegantissima recensione di un intero libro sul tema, a cura di Fruit Blog. Altri frutti strani? Su Scent of Green Bananas. E per saperne di più sui cercatori di frutti esotici, si dovrebbe trovar tempo di sfogliare questo libro.
Meno calorie, più sirtuine, salute migliore. Con resveratrolo o senza?
Cassava, provitamina A ed i casi della vita, come riporta con dovizia di particolari CIAT Blog.
Sul blog di CABI, le ultime sull’artemisinina: rese estrattive, selezione colturale e primi problemi.
C’è grosse crisi. Anche per i produttori bulgari di lavanda ed essenza di rosa.
La comunicazione chimica è un’arte sopraffina nel grande disegno dell’evoluzione. Nella puntata odierna la sordida storia delle orchidee che attraggono con l’inganno vespe affamate di altri insetti. Come? Producendo un segnale chimico analogo a quello generato dale api ferite.
Ed infine, un’anticipazione della collezione di argomenti autunno-inverno: NTFP e sostenibilità; diritti di proprietà e biodiversità; nel 2010 -anno della biodiversità- c’è chi prova a parlare di cultura.
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