29 Marzo 2009 a 23:20 (Erboristeria, Farmacognosia, Fitoterapia, Mercato Erboristico, Prevenzione, Principi attivi, Ricerca, Validazione)
Tags: adulterazione erboristeria, adulterazioni, antidolorifici, aulin, ciclossigenasi inibitori, cosval, cox2, curcuma, curcuma sofisticazione, curcumina, disfunzione erettile, donsback, fenilalanina, fortodol, hela pharma, medicina tradizionale cinese, miradin, nimesulide, pc 28, pc28, piante medicinali adulterate, principi attivi erboristeria, re-le-vit, sildenafil, sofisticazione, sofisticazione erboristeria, sofisticazione integratori alimentari
Le autorità inglesi hanno imposto il sequestro di due integratori alimentari contenenti fenilalanina ed un estratto brevettato a base di curcuma. I prodotti (Fortodol e Miradin) erano posti in commercio sul mercato britannico ed online per il trattamento delle algesie. Motivo del ritiro il rinvenimento, dopo alcune segnalazioni di reazioni avverse anche gravi, di quantitativi imprecisati di nimesulide, un antinfiammatorio non steroideo che ha lo stesso meccanismo d’azione descritto nei prodotti sequestrati. Tecnicamente Fortodol e Miradin sono antidolorifici con la medesima composizione, il diverso nome è dovuto a scelte di marketing ed entrambi sono presentati come inibitori di una classe di ciclossigenasi, le COX-2, coinvolte nel trattamento del dolore acuto (non casualmente la stessa classe è inibita dal nimesulide).
Non è la prima volta che prodotti erboristici vengono sequestrati per “doping” ed una storia simile ha riguardato il nostro paese l’anno scorso, quando una partita (pare) di agnocasto era risultata positiva proprio al nimesulide, travolgendo un integratore molto usato con inevitabile confusione e polemica nel settore erboristico e sulla stampa nazionale. Proprio in questi giorni è in via di pubblicazione un articolo sul British Journal of Clinical Pharmacology che riassume la vicenda del PC 28 dal punto di vista tecnico evidenziando come la quantità di nimesulide fosse decisamente sensibile: circa 20 mg a tavoletta, pari a 40 mg seguendo la posologia indicata di 2 tavolette al giorno (ed è verosimile pensare che molti consumatori eccedessero questo numero). Una bustina di Aulin granulare contiene 50 o 100 mg di principio attivo a seconda del dosaggio, le compresse invece contengono 100 mg di nimesulide ciascuna.
Nel caso italiano l’azienda aveva autonomamente rilevato la contaminazione e sospeso in via cautelativa la distribuzione del prodotto, ritirando dietro suggerimento ministeriale anche quello già in commercio per poi riimmettere nei circuiti di vendita una nuova formulazione priva di agnocasto. In questo questo caso invece l’ingiunzione è arrivata direttamente dall’alto. Fortodol e Miradin nascono negli Stati Uniti presso la Donsbach per essere poi distribuiti in Europa da un’azienda svedese, la Hela Pharma. Il prodotto originale, ancora presente sul sito Donsbach si chiama invece RE-LE-VIT. Il nimesulide non è più protetto da brevetto e può essere prodotto a basso costo da qualunque azienda farmaceutica, il che lo rende appetibile come possibile agente sofisticante.
Molto frequentemente questi alert ed i seguenti ritiri riguardano materie prime o prodotti semilavorati provenienti dai mercati indiano e cinese, dove le pratiche di sofisticazione sembrano essere più frequenti. Negli ultimi 10 anni vi sono state altre e numerose segnalazioni in merito, che imporrebbero alle aziende europee particolare cautela nella scelta dei fornitori e nella messa in atto di operazioni cautelative, ovvero di attenti controlli analitici sulle materie prime vegetali con cui preparano i loro prodotti. Controlli a tappeto, sistematici, sono stati svolti alcuni anni fa negli ospedali e nei punti vendita di Taiwan, riscontrando che circa il 25% dei prodotti a base di erbe venduti ed utilizzati (un campione di oltre 2500) era addizionato di principi attivi di sintesi con lo scopo di ottenere un risultato terapeutico più evidente e fidelizzare in modo fraudolento il cliente, convinto di avere a che fare con un prodotto “sicuro”, “naturale” ed efficace come quello farmaceutico. All’insaputa del consumatore, che risultava per contro esposto inconsapevolmente a rischi di reazioni avverse ed effetti collaterali poco spiegabili e talvolta gravi e spesso acuiti dalla tendenza di sovradosaggio tipica di un’autocura basata anche sul “tanto non fà male”. Le sostanze rivenute nei controlli sono le più disparate e si spazia dalla caffeina ai corticosteroidi, dal diazepam al paracetamolo ai FANS in qualunque declinazione sino a giungere alle amfetamine anoressizzanti come clobenzorex, diethylpropion, fenfluramina, metamfetamina, fenilpropanolamina e fentermina ritrovate in integratori a scopo dimagrante. In diversi casi addirittura cocktails di farmaci diversi sono stati rinvenuti nelle droghe vegetali, con conseguente aumento del rischio, ulteriormente amplificato dal fatto che non è affatto detto che i principi attivi sintetici aggiunti siano stati ottenuti in ottemperanza alle norme farmaceutiche di produzione.
Tra gli integratori più soggetti a questa tipologia di adulterazione, oltre agli analgesici, i mix di erbe venduti online per il trattamento delle disfunzioni erettili, generalmente tagliati con sildenafil e suoi omologhi, come recentissimamente descritto in questo articolo. Talvolta, per ridurre la probabilità di essere scoperte, queste sostanze sono state inserite negli integratori con piccole -ma non autorizzate dalle autorità- modifiche strutturali che determinano da un lato una complicazione per i controllori e dall’altro espongono chi le assume a rischi sostanzialmente ignoti dato che si tratta di molecole non testate dal punto di vista tossicologico. Una recentissima review sull’adulterazione di integratori per il trattamento della disfunzione erettile ha fatto il punto della situazione anche sulle tecniche analitiche disponibili per il controllo. Proprio gli integratori venduti online risultano essere
particolarmente a rischio a causa della minima -se non nulla- garanzia di controllo da parte di organismi competenti ed in conseguenza della difficile punibilità dei responsabili.
Quasi sempre queste adulterazioni vengono alla luce a seguito di effetti collaterali e reazioni avverse che inducono supplementi di ricerca. Nel 2002 alcuni casi, esclusivamente relativi a rimedi della medicina tradizionale cinese, sono stati raccolti in una revisione sistematica (scarica il pdf) che permette di avere una discreta visione d’insieme del problema e delle sue conseguenze per la salute. Tra le diverse conclusioni che si possono trarre da questi esempi uno non è già riportato nei links segnalati: si tende a percepire il mercato erboristico come un contesto altamente etico, in cui il rispetto per il consumatore è un valore intangibile più di quanto non lo sia in altri settori commerciali. La realtà è che è un mercato come un altro, con gli stessi rischi e le stesse storture di qualunque ambito commerciale ed abbassare la guardia è pericoloso sia per chi consuma che per chi produce.
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Adulteration of Chinese herbal medicines with synthetic drugs: a systematic review
E. Ernst
J Intern Med 2002; 252: 107–113.
(scarica il pdf)
The popularity of Chinese herbal medicines (CHMs) demands a critical analysis of safety issues. The aim of this systematic review is to summarize data regarding adulterations of CHMs with conventional drugs. Literature searches were carried out in six databases. Articles containing original data on adulterations were considered without language restrictions. Eighteen case reports, two case series and four analytical investigations were identified. The list of adulterants contains drugs associated with serious adverse effects like corticosteroids. In several instances, patients were seriously harmed. One report from Taiwan suggests that 24% of all samples were contaminated with at least one conventional pharmacological compound. It is concluded that adulteration of CHMs with synthetic drugs is a potentially serious problem which needs to be addressed by adequate regulatory measures.
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28 Marzo 2009 a 16:02 (Eventi, Futilities, Piante, Ricerca, Tools)
Tags: plant science questions
Per trovare delle risposte bisogna prima porsi delle domande. Marzulliano, ma ineccepibile. Cosa può esserci di meglio di un bel brainstorming globale per trovare le domande giuste sul futuro della ricerca in campo vegetale? In Gran Bretagna hanno quindi deciso di partire dalla base, raccogliendo online gli interrogativi su 100 Plant Science Questions. La lista ha lo scopo dichiarato di individuare una scala di priorità nei temi di cui la ricerca si dovrebbe occupare, anche se immagino che la sensibilizzazione sul tema presso l’opinione pubblica sia in realtà l’obiettivo primario dei promotori. Tra tutte le domande fatte (chiunque può suggerire la sua) ne verranno scelte 100 da un panel di ricercatori e già la lista attuale spazia in lungo ed in largo tra fisiologia vegetale, botanica, agronomia, economia, biofuels, alimenti e via discorrendo.
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27 Marzo 2009 a 16:23 (Erboristeria, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Prevenzione, Validazione)
Tags: claim, claim salutistico, claims nutrizionali, EFSA, Health Claims, normative
Aria di battaglia attorno alle attività dell’EFSA sugli health claims dei prodotti alimentari, di cui si è già parlato qui ed altrove. Le associazioni industriali di settore sembrano infatti intenzionate ad impugnare la normativa davanti alla Corte di Giustizia Europea, sostenendo che l’eccesso di rigore con cui i claim sonoattualmente valutati è immotivato e soprattutto sproporzionato rispetto alle reali intenzioni del legislatore originario e delle aziende. Staremo a vedere, forse c’è una parte di ragione da entrambe le parti.
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25 Marzo 2009 a 11:29 (Biodiversità, Coltivazione, Ecologia, Piante, Plantech)
Tags: bella della daunia, cambiamento climatico, DOP, fruttificazione anticipata, global warming, ipkat, maturazione anticipata, olive
Tra i diversi parametri che portano a definire la Denominazione di Origine Protetta di un derivato vegetale c’è anche l’epoca della raccolta. Alcune richieste recentemente avanzate agli organi competenti stanno iniziando a tenere conto dei rischi di slittamento delle date di raccolta conseguenti al cambiamento climatico, legati a dinamiche descritte qualche giorno addietro.
Ad esempio, nella certificazione dell’oliva pugliese “Bella della Daunia“, si sta proponendo di spostare la data di inizio raccolta delle olive verdi (e conseguentemente quella delle olive nere, più mature) perchè alla data del primo ottobre inserita nel disciplinare originario le drupe iniziano già ad assumere un colore scuro. Che circa 10 anni fa, quando la DOP è stata rilasciata, non avevano.
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22 Marzo 2009 a 23:20 (Erboristeria, Eventi, Mercato Erboristico, Tisane e Infusi)
Tags: fiere erboristeria, mercato del tè, tè esboristeria, Tè verde, te, tisane commercio, wolrd tea championship, wolrd tea expo
Sebbene il mercato non sia più una scommessa (7 miliardi di dollari nel 2008, 10 previsti entro il 2010 nei soli Stati Uniti), il World Tea Expo anche quest’anno è a Las Vegas e la scaletta di conferenze, interventi, eventi e presentazioni è da acquolina in bocca. Oltre ad essere in Nevada, non proprio dietro l’angolo purtroppo, è pure una fiera di settore non aperta al pubblico e quindi tocca accontantarsi di guardare da fuori, attraverso le vetrate del sito web. Oltre a qualche numero interessante su volumi e conformazione del mercato, si possono annotare i nomi dei vincitori delle varie categorie del World Tea Championship del 2008. Per quelli di quest’anno, tocca aspettare.
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20 Marzo 2009 a 23:00 (Approfondimenti, Biodiversità, Divulgazione, Ecologia, Farmacognosia, Libri, Piante, Rizomi, fitochimica)
Tags: alcaloidi pirrolizidinici, bicentenario darwin, cardenolidi, cavolaia minore, charles darwin, chimica ecologica, Danaus plexippus, Darwin, ecotossicità, evoluzione, farfalla monarca, farmacofagia, formica exsectoides, giulio verne, grammia incorrupta, Il giro del mondo in 80 ricette, irene cabiati, jules verne, noce moscata, pharmacophagy, pieris rapae, prodrug, romanzo scientifico, scienza e letteratura, ventimila leghe, zoofarmacognosia
Nelle ultime settimane su Radio Tre è andata in onda la lettura di “Ventimila leghe sotto i mari“, un’opera che ha rappresentato per me una specie di bildungsroman scientifico. Ed è sempre grande il sense of wonder che scaturisce nel realizzare quali anticipazioni tecnologiche vi siano state inserite da Verne e nel ritrovarvi piccole perle inattese di zoofarmacognosia, come il racconto della Paradisea autointossicatasi con la noce moscata riportato qui sopra. Il penchant di Verne per le piante aromatiche e le spezie esotiche in genere è stato tale da poter riempire un intero saggio, ho poi scoperto.
Oltre a mangiare, a Verne piaceva un sacco infarcire i suoi romanzi positivisti di anedottica esotica, tratta dai resoconti delle spedizioni naturalistiche e dall’accumularsi di conoscenze tassonomiche e scientifiche che all’epoca accendevano la fantasia dei lettori. Per restare nel seminato vegetale e non sconfinare nel più ricco e noto repertorio ingegneristico, quello della noce moscata è infatti solo un esempio a cui si aggiungono le spezie de “Il giro del mondo in 80 giorni“, le ninfee giganti di “La Jangada – Ottocento leghe sul Rio delle Amazzoni” e persino una precisa descrizione delle tecniche di raccolta e delle più comuni sofisticazioni del tè in “Le tribolazioni di un cinese in Cina“, qui sotto riportata. 
Tutta la fame naturalistica, l’ardore tassonomico un pò ingenuo del professor Aronnax ed il suo girovagare per mari a credito sul Nautilus, osando potrebbero addirittura essere letti in parallelo con un altro viaggio di scoperta per mare -stavolta reale- avvenuto nei decenni precedenti e tanto celebrato ora, in occasione del bicentenario darwiniano.
A duecento anni dalla scrittura di “Ventimila leghe” e dell”‘Origine della specie“, la scoperta del nuovo in Natura e la correlazione delle informazioni ha preso vie meno avventurose e romantiche, ma voglio credere che il buon Jules trarrebbe ora spunto altrove per bizzarrie e curiosità naturali da inserire i suoi voyages extraodinaires, per passare dalla “fiction of science alla science of fiction”, come titola un bel saggio in questo libro. Ad esempio, mi piace pensarlo intrigato dalla relazione chimico-ecologica tra piante ed insetti e dagli studi che mostrano quanto intrecciato e complesso sia lo scambio e l’utilizzo di metaboliti secondari tra regno vegetale ed animale.
Prendiamo ad esempio questo articolo molto elegante, apparso su PNAS nel 2006. Ricostruisce come nel bruco della cavolaia minore (Pieris rapae) sia stato rivenuto in quantità sensibili del pinoresinolo, un lignano vegetale che animali ed insetti non sono in grado di sintetizzare ex novo. In particolare, l’articolo spiega che il pinoresinolo viene accumulato dal bruco attraverso la dieta ed utilizzato nel mix di sostanze secrete da peli ghiandolari epidermici con cui la bestiola costituisce una secrezione deterrente per altri insetti, come ad esempio l’aggressiva Formica exsectoides. Una cosa interessante è che il bruco di cavolaia minore non assorbe direttamente il pinoresinolo, ma lo ottiene idrolizzando i polimeri vegetali che lo contengono, secondo una specie di meccanismo pro-drug. Non si tratta di un evento nuovo, anzi è ampiamente documentato per diverse sostanze tossiche (alcaloidi, glicosidi) ma interessante per la tipologia dei metaboliti coinvolti e per la chiarezza dell’articolo. La farfalla monarca (Danaus plexippus), ad esempio, accumula glicosidi cardioattivi mentre banchetta su varie Apocynaceae (Asclepias ssp. soprattutto) ed ha trovato un modo per non subìrne la tossicità, rendendosi così inappetibile a molti predatori (suoi e della pianta, con un doppio vantaggio in termini evolutivi). Letto in termini più spesso ricorrenti in questo blog, esistono bruchi in grado di operare una specie di nutraceutica per lepidotteri, un’integrazione alimentare per larve inermi che devono sfruttare tutto quel che possono per difendersi da potenziali aggressori.
In
queste settimane è poi uscito su PNAS un’ulteriore passo avanti sullo strano triangolo pianta-bruco-aggressore che sposta l’asse dell’interpretazione suggerendo che l’uso di metaboliti secondari delle piante da parte dei bruchi non sia da considerarsi solo come un’azione nutrizionale, come un vantaggio derivato dall’alimentazione ma addirittura debba essere considerato in alcuni casi alla stregua di un processo di automedicazione da leggere in chiave evolutiva. Un processo in cui vanno tenuti in conto i cosiddetti trade-offs, che computano anche gli svantaggi fisiologici derivanti dall’assunzione di sostanze tossiche. La scelta della pianta da parte del fitofago, del momento della consumazione parrebbe difatti avvenire in certe specie solo in occasioni precise, ovvero quando la possibile aggressione (una parassitosi nello specifico) è negli stadi iniziali. Le specie coinvolte in questo caso sono Grammia incorrupta nel ruolo della farfalla furba, le larve di alcuni ditteri nello sgradevole ruolo dei parassiti e la classe degli alcaoidi pirrolizidinici (presenti in diverse piante tossiche anche per l’uomo, come i generi Senecio e Symphytum ed alcune Borraginaceae) nel ruolo dei farmaci salvabruco. Nell’articolo di PNAS i bruchi di Grammia, che abitualmente si nutrono di piante contenenti alcaloidi pirrolizidinici, sono stati posti di fronte ad una scelta tra una dieta contenente queste sostanze (parzialmente tossiche anche per loro) ed una che ne era priva, il tutto sia da sani che a seguito di aggressione da parte di larve di ditteri. I bruchi sani hanno scelto di nutrirsi col cibo “non medicato” mentre gli altri hanno preferito gli alcaloidi.
A cosa possono servire conoscenze di questo tipo? Oltre a chiarire relazioni e spiegare per l’ennesima volta che il mondo là fuori è dannatamente complicato ed intrecciato, ci suggeriscono che certe strutture chimiche naturali abbastanza semplici da riprodurre anche a basso costo potrebbero essere utili per produrre deterrenti: è verosimile ad esempio che se il pinoresinolo è un buon deterrente per le formiche che rompono le scatole al bruco della cavolaia minore, allora potrebbe rappresentare un buon punto di partenza per sintetizzare repellenti biodegradabili per formiche da usare, ad esempio, in giardinaggio. E ci invitano a non limitare la nostra concezione di “cura” come vantaggio evolutivo solo solo per i vertebrati intellettivamente avanzati come gli scimpanzè, come riassunto in questa eccellente e schematica review in pdf sul tema della farmacofagia negli invertebrati. Tutti esempi che sarebbero piaciuti anche a Darwin, e non solo a Verne.
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Self-Medication as Adaptive Plasticity: Increased Ingestion of Plant Toxins by Parasitized Caterpillars
Michael S. Singer, Kevi C. Mace, Elizabeth A. Bernays
PLoS ONE 2009, 4(3): doi:10.1371/journal.pone.0004796
Self-medication is a specific therapeutic behavioral change in response to disease or parasitism. The empirical literature on self-medication has so far focused entirely on identifying cases of self-medication in which particular behaviors are linked to therapeutic outcomes. In this study, we frame self-medication in the broader realm of adaptive plasticity, which provides several testable predictions for verifying self-medication and advancing its conceptual significance. First, self-medication behavior should improve the fitness of animals infected by parasites or pathogens. Second, self-medication behavior in the absence of infection should decrease fitness. Third, infection should induce self-medication behavior. The few rigorous studies of self-medication in non-human animals have not used this theoretical framework and thus have not tested fitness costs of self-medication in the absence of disease or parasitism. Here we use manipulative experiments to test these predictions with the foraging behavior of woolly bear caterpillars (Grammia incorrupta; Lepidoptera: Arctiidae) in response to their lethal endoparasites (tachinid flies). Our experiments show that the ingestion of plant toxins called pyrrolizidine alkaloids improves the survival of parasitized caterpillars by conferring resistance against tachinid flies. Consistent with theoretical prediction, excessive ingestion of these toxins reduces the survival of unparasitized caterpillars. Parasitized caterpillars are more likely than unparasitized caterpillars to specifically ingest large amounts of pyrrolizidine alkaloids. This case challenges the conventional view that self-medication behavior is restricted to animals with advanced cognitive abilities, such as primates, and empowers the science of self-medication by placing it in the domain of adaptive plasticity theory.
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19 Marzo 2009 a 12:05 (Biodiversità, Didattica, Divulgazione, Erboristeria, Eventi, Fitoterapia, Medicine Tradizionali, Piante, Popoli, Rizomi)
Tags: anna maria mercuri, Divulgazione scientifica, mostre botaniche, mostre piante, mostre virtuali, nostre naturalistiche, plants and culture in the history of europe, Plants and people
Anna Maria Mercuri, curatrice della mostra Plants and Culture in the history of Europe di cui avevo parlato in un post precedente, mi segnala che sul sito dedicato all’evento è ora disponibile anche un’esibizione virtuale. La pagina permette di osservare e consultare i bellissimi pannelli espositivi, organizzati per nazione. Anche se la mostra è itinerante e va a spasso in giro per l’Italia e per l’Europa, questa operazione ne garantisce la fruibilità a tutti.
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17 Marzo 2009 a 16:04 (Approfondimenti, Erboristeria, Etica, Eventi, Filosofia, Libri, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Rizomi)
Tags: absinth depot, arte di offrire il tè, blendweb, bruce sterling, concept store, consumi erboristeria, erboristeria e società, essere e avere radio, feltrinelli, forma del futuro, ipermerce, lefel, merci di culto, monomania, Okakura Kakuzō, palais des thes, patrizia martello, Qi Men Hong Mao Feng, radio 24, Tè verde, te, tecnoculture, the book of tea, tisaneria, viridian manifesto
Nell’ennesimo concept store sono incappato in uno spazio esclusivo dedicato a cacao e tè la cui essenza sembra rappresentare un trend in crescita nella vendita di questi prodotti, in affiancamento o in alternativa alla presentazione scientifica imperniata su effetti benefici o terapeutici. Alcune decine di infusi selezionati di numerose varietà di tè e tisane in miscela vi sono esposte sotto forma di esperienza sensoriale e più che l’elemento salutistico, a fare da traino sembra essere quello culturale. Per ogni prodotto in vendita è disponibile un campione olfattivo/visivo di libera fruizione e sono disponibili anche testi selezionati sulla cerimonia del tè e sulla storia della lavorazione, sulle tecniche di degustazione e di valutazione organolettica. Sono ad esempio presenti kit dedicati al riconoscimento degli aromi primari delle diverse tipologie di tè, concettualmente simili a quelli usati per le degustazioni enologiche. Ogni prodotto rimanda ad un sito web aziendale che compendia il mancante con accurate descrizioni delle droghe d’origine, delle tecniche e dei momenti di raccolta e talvolta illustrando anche la sostenibilità della produzione ed il contesto etico di trattamento dei lavoratori coinvolti. Al consumatore non viene più proposto solo l’acquisto di pochi grammi di foglia fermentata ed essiccata, ma lo si introduce in un percorso culturale che include conoscenze da sommelier del tè, la possibilità di posizionarsi nel mercato degli acquitenti e riconoscersi in una nicchia precisa di intenditori. In altre parole, il consumatore conquista l’appartenenza ad un intero immaginario., diventa un appassionato esperto, compra la tessera del club dei theofili ed entra in una nuova dinamica seduttiva.
Un evento reso possibile dall’enorme quantità di informazioni che attualmente veicolabile in abbinamento al prodotto, che si carica di valenze che travalicano il suo contenuto in caffeina o in polifenoli o la sua azione antiossidante. Informazioni che si rinforzano a vicenda con stimoli sensoriali ed intellettuali, in un continuo gioco di rimandi sempre in bilico tra la scienza (dei profumi, dei colori, dei principi attivi) e la tradizione (della coltivazione e della trasformazione, del consumo rituale) da cui non sfugge neppure la costruzione stessa dello scenario di vendita.
In ossequio con la tradizione del marchio che possiede la nuova catena, nel concept store vendono infatti anche libri. A pochi metri dagli espositori di foglie di tè c’era ad esempio -e forse non a caso- una pila di copie dell’ultimo saggio di Bruce Sterling, La Forma del Futuro. Si tratta di un testo sul ruolo del design e della comunicazione nel futuro commerciale del pianeta e come molta della produzione recente di Sterling è fortemente connotata verso una sostenibilità non depressa e pauperistica ma a suo modo positivista e gaudente. Sterling descrive la curva dello sviluppo delle merci facendo leva su definizioni personali e neologismi vari (gingillo, arfide, biota), nati dalla trasformazione delle merci e della loro pervasività per effetto delle tecnologie. Interessante in modo particolare è la descrizione che viene fatta del vino come merce-gingillo, ovvero come ipermerce, perchè è assolutamente sovrapponibile alla presentazione del tè, del cacao, delle tisane e per esteso (pur con un lieve azzardo) di molti prodotti erboristici. “Considerate l’ampia varietà di modi in cui vengo invitato ad interagire con questa bottiglia di vino. Non mi limito a berne il contenuto. Potrei fare solo quello; ma se alzo lo sguardo appena un po’ [...] vengo invitato a imparare come pronunciare una lingua straniera, come organizzare un convito coi miei amici, come viene prodotto il vino e come espandere le mie conoscenze enologiche sulle varietà dei vitigni. [...] Non c’è nulla di frivolo o di estraneo in questa improvvisa esplosione d’intimità informativa tra me ed una bottiglia di vino. [...] In una tecnocultura di gingilli, i miei prodotti sono inghirlandati di barocche quantità di funzioni e sono strettamente legati a reti [...] per la fornitura di servizi (che) [...] saranno anche poco pratiche , ma mi danno un senso di dignità, come i nastri di seta ed i fiocchi dorati a una cortigiana del Rinascimento. [...] (Questo vino) mi sta offrendo più funzionalità di quelle che sarò mai capace di esplorare, [...] si propone di educarmi -mi sta allettando a diventare più consapevole delle persone e dei processi che hanno generato la bottiglia ed i suoi contenuti. Vuole arruolarmi come agente promozionale non pagato, vritico enologico ed opinion maker – vuole che mi deidichi ad organizzare serate di degustazione e che riferisca dell’acquisto a tutti i miei amici. Mi sta acculturando alla tecnosocietà del gingillo” (pag 15-18). Un’acculturazione a cui la scrittura di un post su un blog non sfugge di certo.
Grazie alla facilità con cui le informazioni possono essere abbinate ad un prodotto in ogni angolo del pianeta, quindi, il “sistema di informazioni diventerà più importante dell’oggetto stesso” scrive Sterling (e non è il solo, vedasi ad esempio Merci di culto: Ipermerce e società mediale). E le piante con un retroterra etnografico più o meno profondo non sono da meno, nei casi citati sopra anche la droga vegetale perde in parte o in toto il suo valore d’uso e viene spinta verso l’empireo dell’ipermerce, del prodotto di culto elettivo che instaura con il consumatore un rapporto ai confini del feticismo forse già insito in molti consumatori di prodotti erboristici (compro tisane artigianali perchè grazie al possesso mi identifico in una tribù culturale o per un’oggettiva esigenza?), con pro e contro. Una tazza di Qi Men Mao Feng non sarà più solo una bevanda, ma uno stemma di appartenenza ad un club elitario nel peggiore dei casi o, nel più auspicabile e virtuoso, un ambasciatore che mi parla di condizioni sostenibili di produzione, mi apre all’attenzione verso altre culture ed altri modi di interpretare la realtà, di approfondire, capire ed accettare.

Il percorso non è estraneo ad altre categorie merceologiche, basti pensare ai percorsi culturali proposti ed abbinati a tutti i presidi slow-food, alle proposte di degustazione ed approfondimento fatte da Eataly ed affini ed anche sul meccanismo di identificazione dei negozi monotematici. Pur senza menzionare tè e cacao direttamente, di entrambi i temi si è recentemente parlato anche in una delle punatate di Essere e avere, magazine di Radio24 dedicato a consumi e nuove tendenze, il cui podcast è scaricabile qui. Particolarmente interessante l’intervento di Patrizia Martello che non a caso cita negozi specializzati “monodroga” come L’arte di offrire il tè a Milano o Absinth depot a Berlino, ai quali io aggiungo i negozi che vendono prodotti a base di canapa e forse anche, per estensione, tutte le erboristerie. Tutto questo è un’evoluzione o un’involuzione, una deriva? Anche se all’autore non sarebbe affatto piaciuto l’accostamento, una risposta la si può trovare nell’incipit di uno dei libri sacri del consumo del tè (The Book of Tea di Okakura Kakuzō): Tea began as a medicine and grew into a beverage.
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16 Marzo 2009 a 13:12 (Eventi, Medicine Tradizionali, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Validazione)
Tags: 1924/2006, claims, claims nutrizionali, claims salutistici, Il regolamento (CE) 1924/2006 sui claims nutrizionali e di salute
Dal momento che molte aziende, grandi e meno grandi, stanno sbattendo la testa contro il vaglio rigoroso dell’EFSA circa i claim salutistici dei prodotti alimentari (quasi sempre basati di ingredienti di origine vegetale, spesso mutuati dall’erboristeria e non solo dalla nutrizione), può essere interessante scoprire cosa emergerà da questo evento (qui il programma completo). Avevo riassunto alcuni pro e contro della vicenda in questo post.
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Il regolamento (CE) 1924/2006 sui claims nutrizionali e di salute: recenti sviluppi
2° Convegno Internazionale - 30 Aprile 2009
Milano – Università Statale di Milano, Aula Magna
A 2 anni dalla sua pubblicazione, il regolamento 1924/2006 è tuttora in fase di evoluzione: a breve saranno definiti i profili nutrizionali, sulla cui base sarà consentito l’utilizzo delle indicazioni nutrizionali e sulla salute per alimenti specifici e categorie di alimenti.
Questo convegno fa seguito ad un primo evento sullo stesso tema, organizzato da NFI nel 2007. La seconda edizione si rivolge a tutti quanti nelle istituzioni, nelle aziende e fra i consumatori sono interessati al tema e si pone l’obiettivo di valutare analiticamente il processo di sviluppo del regolamento (CE) 1924/2006 e i suoi campi di applicazione, di esaminare i criteri scientifici che vengono applicati dall’Autorità regolatoria, di discutere l’impatto del regolamento sulle strategie industriali e di valutare le conseguenze per i consumatori, promovendo un approfondito dibattito di uno scenario regolatorio in continua evoluzione.
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13 Marzo 2009 a 12:51 (Backpackers guide to herbalism, Biodiversità, Divulgazione, Ecologia, Eventi, Medicine Tradizionali, Monday Movies, podcast e filmati)
Tags: amazzonia, bruce parry, documentari amazzonia, documentari antropologia, documentari torrent, etnomedicina, orellana, rio delle amazzoni

L’anno scorso BBC Two ha mandato in onda una serie di 6 documentari a testimonianza del viaggio di Bruce Parry e della sua equipe, che ha ripercorso l’epico tragitto di Francisco de Orellana lungo il Rio delle Amazzoni dalle Ande peruviane fino all’Atlantico. Tutta la storia, compreso il tragitto interattivo ed un blog quasi giornaliero sulle esperienze con piante e uomini della Selva sono disponibili sul sito apposito. Sono disponibili anche i trailers degli episodi che, comunque, mi dicono essere disponibili al download anche su Torrent.
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