Non dite che non ve l’avevo detto. La scorsa settimana anche Repubblica ha scoperto la Stevia, pur con qualche scopiazzatura da Wikipedia e forse non solo. La prossima fermata: un bell’articolo su Elle o un trafiletto glamour che racconta del nuovo dolcificante scoperto dalle star di Hollywood. Considerato “bio” e “friendly”, a prescindere dal luogo, dal sistema di coltivazione e dalla gestione della filiera e dei profitti.
Q.E.D.
30 Settembre 2008 a 07:54 (Coltivazione, Divulgazione, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Piante, Principi attivi)
Tags: dolcificanti naturali, greenwashing, mirko peddis, stevia, stevioside
Piante ed Alzheimer
29 Settembre 2008 a 10:57 (Approfondimenti, Divulgazione, Farmacognosia, Fitoterapia, Mercato Erboristico, Piante, Prevenzione, Validazione)
Tags: medicina tradizionale cinese, Demenza senile, Società italiana di fitoterapia, Alzheimer, malattie neurodegenerative, huperzina, huperzia serrata, cochrane, sifit, disturbi cognitivi, memoria e fitoterapia, ipotesi colinergica, acetilcolinesterasi, ipotesi amiloide, EGd 761, MegaNatural-AZ, luteolina, alimentazione ed alzheimer, galantamina
Sarà che l’aspettativa di vita in Occidente si allunga e le patologie degenerative sono diventate l’ossessione di una società che teme più la vecchiaia che la morte (eppure fa di tutto per prolungare l’anzianità), ma si moltiplicano gli studi sull’azione di fitocomplessi nei confronti del climax ascendente composto da disturbi cognitivi, perdita della memoria, demenza senile ed Alzheimer. Evidentemente è anche un mercato che tira e questo implica un’aumento degli investimenti in ricerca. Solo nelle ultimi mesi diversi studi hanno riassunto o approfondito gli effetti di principi attivi di origine vegetale in questo settore.
Una Cochrane Review ha riassunto gli esiti di 6 trial clinici sull‘impiego di Huperzina A, un alcaloide estratto da Huperzia serrata (Lycopodium serrata) una briofita di origine cinese nota anche come Qian Ceng Ta o Chinese Club Moss. La Huperzina A sta diventando abbastanza trendy nel settore ed è da tempo segnalata come il principio attivo ritenuto responsabile dell’inibizione dell’acetilcolinesterasi riscontrata nelle preparazioni della Medicina Tradizionale Cinese a base di Huperzia. L’alcaloide isolato è già disponibile in forma farmaceutica ed il suo uso è autorizzato dalla FDA americana all’interno di supplementi alimentari per la prevenzione della demenza senile. Come spesso avviene in questi casi i trials sono in genere piccoli e con qualche pecca metodologica rispetto allo standard auspicato dall’ambiente medico e la conclusione invariabilmente cade su un “promettente ma da verificare”.
Più arretrate dal punto di vista medico le altre indegini. Un altro studio clinico su grandi numeri (oltre 850 pazienti) per la Vitamina E sull’efficacia di una dose di 1000UI nel prolungare l’aspettativa di vita in pazienti affetti da Alzheimer (e trattati al contempo con un farmaco inibitore dell’acetilcolinesterasi). Il dato sembra aggiungersi a precedenti indicazioni relative alla recessione di alcuni sintomi della medesima patologia, sebbene non sia chiaro se in questo caso l’azione sia da imputare ad un effetto sulla malattia stessa o su una non precisata combinazione favorevole di eventi. Ancora più elaborata e per ora puramente farmacologica l’ipotesi di una inibizione della sintesi cerebrale di peptidi beta-amiloidi ad opera di alcuni flavonoidi della dieta, come la luteolina. Quella del controllo nella produzione di beta-amiloide sembra essere la strada più percorsa recentemente anche in ambito fitoterapico; ad esempio estratti commerciali di semi d’uva ricchi in catechine, hanno dato qualche risultato preliminare in vivo tramite somministrazione orale (qui il pdf). I polifenoli in genere hanno già evidenziato in vitro la capacità di inibire la polimerizzazione delle proteine beta-amiloidi ed il passaggio ad una prima efficacia per os è considerato interessante.
Con notevole tempismo poi, la Società Italiana di Fitoterapia ha edito un numero monografico di Piante Medicinali dedicato a “Il ruolo delle piante nel trattamento del morbo di Alzheimer“. Il numero speciale della rivista può essere richiesto alla segreteria della società e purtroppo non è disponibile online in pdf. Nel documento sono prese in considerazione le diverse ipotesi di eziopatogenesi dell’Alzheimer (amiloide e colinergica). Per ognuna sono passate in rassegna le diverse fonti vegetali di farmaci attualmente in uso o in sperimentazione (galantamina o l’estratto di Gingko biloba EGd 761 ad es.) e la loro capacità di ritardare la perdita di autosufficienza dei pazienti. Sebbene la parte botanica sia presente ed esaustiva, la revisione è destinata più ad un pubblico medico-farmacologico che erboristico.
Più Silphion per tutti
27 Settembre 2008 a 15:01 (Approfondimenti, Divulgazione, Farmacognosia, Filosofia, Fitoterapia, Medicine Tradizionali, Piante, Popoli, Ricerca, Spezie, Tools, droga)
Tags: Andrea Pieroni, blog di fitoterapia, erbe romane, etnobotanica, laser, laserpicium, Marco Valussi, piante insetticide, repellenti naturali, Silphion, silphium
Il silphion o silphium o laserpicium riemerge da un antico oblio evidentemente per godere di nuovi splendori contemporanei, stavolta virtuali e telematici e non più alimentari e speziali. Era infatti droga alimentare ambita e gradita nell’antica Roma al punto da causarne l’estinzione e la successiva assunzione all’empireo delle piante mitiche. Ora invece è il nome del neonato blog di Marco Valussi, già curatore di Infoerbe. L’auspicio, vista la qualità della spezia prodotta da Marco, è che la sua sostenibilità sia di gran lunga superiore a quella del laserpicium di Cirene citato anche da Catullo, perchè il consumo e la richiesta di questo nuovo silphion prevedo diventeranno presto sovrabbondanti.
Nei primi due post: una dettagliata review sull’uso oli essenziali come repellenti antimosche e soprattutto un’intervista “alta” con Andrea Pieroni sull’attualità dell’etnobotanica nella scienza e nella cultura odierna e sull’imprescindibile necessità di fondere le relazioni tra saperi tecnici, filosofici, medici ed antropologici che ruotano attorno ai saperi tradizionali. Temi e contenuti che sposo su tutta la linea.
(foto da: monete romane con piante di Silphion. Le monete rappresentano l’unica testimonianza botanica ed al tempo stesso una misura del valore per questa pianta, citata spesso nella letteratura greco-romana da Aristofane, Petronio e Virgilio)
Serendipità ecuadoriane
19 Settembre 2008 a 13:06 (Biodiversità, Eventi, Medicine Tradizionali, Popoli, Progetti)
Tags: Biodiversità, bosque seco, cosv, desertificazione, Ecuador, Guida alle piante medicinali del bosco secco, habitat tropicali, Loja, macara, Piante medicinali, podocarpus, region sur del ecuador, reinaldo espinosa, serendipità, universidad nacional de loja, utpl, zapotillo
Strane serendipità: ho ricevuto l’invito alla serata milanese descritta in calce al post mentre ero all’aeroporto di Quito in attesa del volo per Loja. Si tratta della presentazione della “Guida alle piante medicinali del bosco secco” edita dalla ONG COSV, una pubblicazione nata in seno ad un progetto di valorizzazione ambientale il cui epicentro è proprio l’estremo meridione ecuatoriano, con capitale -guarda caso- la città di Loja. Il “bosco secco” di cui si parla non è uno scenario da romanzo fantasy ma più propriamente il bosque seco ecuatorial, una sorta di savana arida dall’atmosfera polverosa, che rimanda a memorie da spaghetti-western e quasi stride con il luogo comune di paesi che si pensano amazzonici e lussureggianti di acque e vegetazione.
Sebbene occupi buona parte dei cantoni orientali della provincia lojana, estendendosi poi abbondantemente del nord del Perù (la zona in rosso nell’immagine a lato, presa da qui), il bosque seco è solo uno dei differenti habitat che caratterizzano la regione: il variare delle altitudini, delle composizioni del suolo, delle piovosità, la vicinanza al Pacifico o all’Amazzonia rende difatti disponibili numerosi biomi nettamente distinti in un’area geograficamente limitata. A pochi chilometri in linea d’aria dal bosque seco si trovano infatti il bosque humedo e quello frio, uno verdeggiante e l’altro d’alta quota mentre non molto più in là ci si ritrova nelle erbe steppose del paramo o al contrario nel bel mezzo del meraviglioso parque Podocarpus, oltre il quale si apre un Amazzonia più o meno urbanizzata, nei costumi e nella flora. Tutte queste differenze dicono solo una cosa: nella regione Sur dell’Ecuador c’è una biodiversità pazzesca e non è un caso se proprio presso la Universidad Nacional de Loja esiste uno splendido erbario (l’erbario Reinaldo Espinosa, con annesso giardino botanico ottimamente curato) e se nella seconda università della città, la Universidad Tecnica Particular de Loja, esiste un ottimo centro di studi fitochimici ed etnobotanici. Nato, peraltro, grazie ad una costante relazione con l’Università di Pavia.
Proprio a cura della UTPL è questo video sulle attività in una riserva protetta del bosque seco nella zona bifrotalera tra Peru ed Ecuador, dove diversi interventi come quello del COSV si stanno conducendo anche grazie a fondi stanziati a seguito del conflitto del 1995.
Probema principale del bosco secco è il controllo della desertificazione, dovuta non solo a pressioni antropiche come la raccolta di legname ma anche a variazioni climatiche ed al cambio di abitudini sociali ed antropologiche nella gestione dell’ambiente. Per questo motivo ed a sostegno di un movimento favore dei saperi tradizionali molto forte nel paese, diversi studi etnobotanici sugli usi popolari delle piante del bosque seco sono stati pubblicati negli ultimi anni. Uno, condotto proprio nei cantones di Macara e Zapotillo dove ha operato il COSV è disponibile qui. Si tratta quasi sempre di studi tipicamente etnografici che da un lato aiutano a raccogliere informazioni in via di scomparsa e dall’altro spesso latitano su due aspetti. Il primo è la verifica dello stato di conservazione delle piante potenzialmente interessanti per usi futuri o per la validazione dei saberes ancestrales, come li chiamano qui. Una pianta promettente o molto usata nella medicina popolare perde buona parte del suo valore se è a rischio di estinzione ed indagini sullo stato di conservazione delle specie segnalate dovrebbero andare idealmente in parallelo. Il secondo limite è nella capacità di tradurre le informazioni raccolte sugli usi etnomedici in sviluppo reale, in elementi che possano determinare un vantaggio potenziale o un reale riconoscimento per le popolazioni locali. Restano, comunque, punti di partenza imprescindibili.
Per chi non sarà a Milano, il video del corto “la Lettera” curato dal COSV per introdurre (con parecchia leva sulle emozioni più che sugli aspetti tecnici) il progetto di lotta alla desertificazione ed i suoi beneficiari è disponibile qui sotto grazie a Youtube e davvero bella è la galleria fotografica dedicata al Bosque seco di Macara e Zapotillo.
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PIANTE MEDICINALI DEL BOSCO SECCO
Dal “bosco secco” dell’Ecuador, del Perù e dalla saggezza millenaria delle comunità rurali arriva una guida semplice e chiara che raccoglie tutte le piante naturali e le loro molteplici possibilità terapeutiche da noi finora sconosciute. La guida viene presentata a Milano il 30 settembre erboristerie o nei prodotti in commercio, altre sono poco conosciute, ma la grande presso la sala Mondadori di Via Marghera alle ore 18. Molte delle piante descritte sono già ampiamente diffuse da noi e si trovano nelle novità sta nel loro utilizzo per combattere malattie o fastidi comuni seguendo le indicazioni terapeutiche custodite gelosamente per millenni dalle comunità locali.
Sono le piante medicinali che crescono spontaneamente – o che vengono coltivate – nel “bosco secco” la zona di confine tra l’Ecuador e il Perù, comunemente considerata la zona del pianeta a maggior bio-diversità. Sono almeno 500 diverse specie, di cui 228 registrate e solo 125 utilizzate commercialmente.
Per presentare il volume verranno proiettati due “corti”: “la Lettera” di un padre che abita nel bosco secco alla figlia emigrata in Europa e “Dov’è Corona?” la vana ricerca del grande alpinista-scrittore nella sua Erto;
Marco Guzzardi ne farà sentire comunque la presenza attraverso i suoi racconti Fabrizia Gianni, botanica, autrice della “Guida alle piante di Milano”, farà scoprire curiosità sorprendenti della nostra città “verde”
Francesco Novetti, presidente dell’Associazione Erboristi della Lombardia illustrerà i potenti rimedi della farmacopea naturale.
La Guida “Piante Medicinali del Bosco Secco” è stata realizzata dalla ONG COSV –Solidarietà Italiana nel Mondo – in collaborazione con l’Università Nazionale di Loja (Ecuador) e il Centro Andino di Tecnologia Rurale, con il contributo dell’Unione Europea e della Regione Lombardia. Ai partecipanti verrà distribuita in omaggio copia della Guida e il DVD del corto “la Lettera” (fino ad esaurimento).
Spice stories
17 Settembre 2008 a 17:35 (Divulgazione, Farmacognosia, Mercato Erboristico, Piante, Rizomi, Spezie, Tools, droga)
Tags: aromi naturali, culinaria, database, erbe medicinali, etimologia nomi piante, gastronomia, Gernot katzer, scienze gastronomiche, Spezie, spezie in cucina
Un chimico-fisico austriaco che si occupa di termodinamica e gestisce il più accurato database sulle spezie alimentari disponibile in rete, mentre si trova in viaggio di formazione (mistica) nel Caucaso? Tutto è possibile.
Su Gernot Katzer’s Spice Pages sono disponibili oltre 100 eleganti monografie dettagliate con informazioni sull’etimologia del nome di spezie più o meno esotiche, sul loro aroma e composizione chimica, sulla storia del loro commercio. Per ogni scheda è presente anche un elenco di links specifici (comprensivi di ricette per usarle) e la lista dei nomi volgari in un gran numero di lingue e dialetti. Il tutto corredato da belle foto sia della pianta madre che della droga finita, adatte anche per il riconoscimento più o meno immediato qualora ci si imbattesse in qualche mercatino di spezie poco consuete.
Utilissimo per i gourmet il selezionatissimo elenco di fornitori qualificati accesibili sul web e nel mondo.
Il tè delle piccole cose
15 Settembre 2008 a 10:36 (Divulgazione, Eventi, Libri, Mercato Erboristico, Piante, Popoli, Rizomi, droga)
Tags: Cerimonia del tè, documentari sulle piante, documovie, film sul tè, rituale del tè, Scott Chamberlyn Hoyt, te, tea Dragon Films, The meaning of tea, Tisane, world thea expo
Non è distribuito in Italia e penso che mai sarà doppiato, ma questo The Meaning of Tea sembra interessante. Niente citazioni a Monty Python ed al loro “senso della vita”, anche se c’è chi sostiene che il senso delle cose si possa sempre leggere nelle foglie del tè. Si tratta infatti di un documentario sulla quotidianità trasversale della seconda bevanda più bevuta al mondo (dopo l’acqua), sul fil rouge che segue il tè da un popolo all’altro, da un’epoca all’altra, sulla sua importanza interculturale e transnazionale, sui riti legati alla degustazione, sulle tecniche di produzione, sui fili e sui tempi che legano le zone di produzione con quelle di consumo anche nell’era della velocità.
Sul sito del film, presentato con discreto successo in diversi festival indipendenti americani ed anche al mitico World Tea Expo questa primavera, sono disponibili diversi trailers, inclusi spezzoni girati in un paio (Marocco, Inghilterra) delle diverse location in cui il film-documentario è stato girato dalla Tea Dragon Films.
Leggendo recensioni e dichiarazioni non si tratta di nulla di chimico-salutistico nè scientifico, ma di una lettura più sociologica ed antropologica di un fenomeno secolare. Sul sito, nell’area prodotti, è possibile acquistare il DVD ed anche un libro, disponibile il prossimo ottobre, che raccoglie in forma più dettagliata le interviste che la troupe ha fatto durante la sua esperienza.
(Foto Copyright: Tea Dragon Films)
Congressi di fine settembre
14 Settembre 2008 a 10:37 (Eventi, Farmacognosia, Fitoterapia, Medicine Tradizionali, Ricerca, fitochimica)
Tags: Bernardino da Ucria, congressi scientifici, convegni scientifici, etnomedicina, Silae, Società Botanica Italiana, società italo-latinoamericana
Per chi si occupa di piante in Italia le dolci giornate di fine settemmbre sono classicamente date di congressi. Dal 16 al 21 a Palermo va di scena il Congresso della SILAE, la Società Italo Latino Americana di Etnomedicina. La brochure con il programma dell’evento è scaricabile qui. La SILAE da circa 20 anni promuove la ricerca multidisciplinare intregrata tra gruppi del nostro paese e quelli latinoamericani sul tema delle piante medicinali nelle loro varie declinazioni. I suoi congressi si tengono un anno in Italia ed un anno in un paese sudamericano.
Dall’altra parte dello Stretto e praticamente negli stessi giorni sarà invece Reggio Calabria ad ospitare quest’anno ad ospitare il congresso della Società Botanica Italiana.
La settimana del melograno #4 – Non tutti i melograni nascono uguali
12 Settembre 2008 a 10:30 (Approfondimenti, Coltivazione, Farmacognosia, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Piante, Principi attivi)
Tags: coltivazione melograno, cultivar, DOP, melograno, POM wonderful, Punica granatum, succhi antiossidanti, succhi di frutta, variabilità piante medicinali, Wonderful
Ad inizio settimana si è accennato alla cultivar Wonderful, riportando lo stato dell’arte sulla validazione scientifica dei suoi usi nutrizionali e salutistici. Si tratta in realtà di una tra diverse decine di cultivar e varietà riconosciuti in seno alla specie Punica granatum (di cui circa una ventina nei soli Stati Uniti), spesso differenti tra loro anche per parametri legati al frutto e non solo alla morfologia dei fiori o alla resistenza a condizioni climatiche particolari. In vari casi, ad esempio, diversa è la consistenza dei semi (che rende alcune cultivar più adatte di altre alla spremitura), la succosità dei frutti e l’intensità del loro colore rosso. Il diverso colore è legato ad una diversa abbondanza di pigmenti flavonoidici e questo verosimilmente implica anche una possibile diversa azione antiossidante, ad esempio.
Come si evince da questo documento sui volumi di produzione delle principali cultivar di melograno in diverse aree del pianeta, la Wonderful è di origine americana (California) non è neppure la più frequente, ma sicuramente è quella che più è stata promossa per validarne i claims in ambito salutistico come accennato nella prima puntata. Tornando infatti al punto di partenza, non è automatico che i benefici riscontrati per P. granatum cv. Wonderful siano de facto riconosciuti anche ad altre cultivar di diversa provenienza e teoricamente l’azienda che ha sostenuto il Wonderful potrebbe contestare riconoscimenti o claims attribuiti dalla concorrenza ad altre varietà. Ad esempio, si possono avere differenze nell’abbondanza di antocianidine, di composizione lipidica, di rapporto tra zuccheri ed acidi organici anche tra cultivar diversi ma originari della stessa area geografica e questi fattori possono -almeno sulla carta- determinare una diversa espressione delle azioni nutraceutiche.
Furbi, in California: hanno posto le basi per una specie di DOP nutrizional-erboristico.
La settimana del melograno #3 – Meloafgano
11 Settembre 2008 a 10:25 (Approfondimenti, Coltivazione, Mercato Erboristico, Nutraceutica, Popoli, Progetti, Rizomi)
Tags: Afghanistan, alternative all'oppio, antiossidanti, Globe and Mail, Guardian, International herald tribune, james brett, kandahar, Kandahari pomegranates, melagrana, melograno, oppio, papavero da oppio, pom354, pomegreat, Punica granatum, Roots for Peace, succhi antiossidanti, Time
Pare, si mormora, narra la leggenda, che i melograni migliori al mondo siano quelli che crescono nei dintorni di Kandahar, in Afghanistan. Se la leggenda corrisponde al vero non è dato saperlo, ma per certo diverse organizzazioni stanno cercando di far leva su questa fama per rivitalizzare le coltivazioni tradizionali e diversificare la produzione agricola locale. La promozione del melograno afgano si giova, come nel caso già descritto della Rosa damascena, della vicinanza con l’Iran e con l’India, principali produttori mondiali dello strano frutto di Punica granatum.
La storia della rinascita del melograno di Kandahar l’hanno raccontata parecchi, soprattutto in Canada data la forte presenza di truppe canadesi in quell’area dell’Afghanistan. Alti e bassi di una coltivazione frutticola ai tempi dell’oppio in un paese in guerra li ha descritti il Globe and Mail, mentre Time ha coperto la notizia dando un taglio meno empatico e più commerciale. Ancora più legato alla lavorazione ed al commercio il report dell’International Herald Tribune. Tutti concordano comunque sul fatto che l’incremento dei consumi di succhi di melograno in Occidente abbia rappresentato un volano fondamentale per dare il via a queste esperienze.
Il Guardian invece ha puntato tutto sul racconto in presa diretta dell’esperienza di James Brett, eccentrico proprietario di un’importante azienda inglese del settore dei succhi salutistici, che si è lanciato -è il caso di dirlo- anima e corpo nella coltivazione del melograno al confine tra Afghanistan e Pakistan, in piena area tribale. La storia di Brett ed i successi riscossi da questa sua avventura decisamente audace sono particolarmente interessanti, dato che il nostro è un ex spacciatore redento giunto a produrre e commercializzare il primo succo di melograno d’Inghilterra. I suoi sforzi a Kandahar sembrano pagare bene soprattutto nella competizione con la coltivazione del papavero da oppio.
Nel video qui sotto, la presentazione di alcuni frutti al presidente Karzai in occasione delle prime esportazioni legate ad un progetto promosso da Roots for Peace.
Anche se esistono molte cose da fare, pur a fronte di investiment alquanto cospicui, e sebbene sia da valutare la sostenibilità della coltivazione in assenza di sussidi esterni, il melograno nell’area di Kandahar ha garantito nel 2007 un raccolto di circa 40.000 tonnellate, divenute quasi 70.000 nel 2008, con un incremento dell’export da meno di 3.000 ad oltre 25.000 tonnellate, che potranno crescere grazie ad un nuovo centro di stoccaggio da poco costruito. Nel primo anno di export il melograno ha garantito all’Afghanistan un volume d’affari di circa un milione di dollari. Cifre forse ridicole per una PMI europea ma importanti anche a livello simbolico per mettere in moto una macchina che funziona anche a speranza.





