E così, seguendo tra le altre cose un fil rouge di terra preta si è avuta una conferma attesa da tempo: nella zona del Mato Grosso esistevano tessuti urbani a bassa densità demografica ma dell’ordine di oltre 50.000 abitanti. Reti di villaggi prossimi e collegati tra loro in maniera stabile ed efficiente, con dimensioni complessive sino a ora ritenute incompatibili con un management sostenibile della Selva.
La storia, ben descritta su Repubblica che riprende un lancio di Sciencedaily e soprattutto l’originale editoriale di Science (solo in parte tradotto da Le Scienze), è simile a quella delle catacombe romane: lo sbando susseguente all’arrivo dei colonizzatori europei e la contrazione demografica causata dalle malattie giunte dal Vecchio Continente ha cancellato il ricordo di strutture urbane (non propriamente definibili come città) che probabilmente hanno prosperato per secoli prima di essere inghiottite dalla vegetazione e dall’oblio.
Al di là della portata storica della scoperta, che stamane gode della ribalta un pò ovunque, l’interessante sarà capire se e come questi insediamenti così popolosi per gli standard amazzonici potessero garantire una sostenibilità ambientale che ora come ora pare un miraggio. Facendo due conti coi dati resi noti da Science, la densità demografica media di questi network urbani estesi era di circa 2,5 abitanti per km/2, un valore che molti giudicano attualmente difficile da conciliare con la fragilità dell’habitat amazzonico.





Meristemi ha detto,
Agosto 29, 2008 a 10:11 am
Due considerazioni a margine alla luce della scoperta: quella che consideramo foresta primaria (o vergine) potrebbe essere in realtà nelle zona interessate all’urbanizzazione una foresta secondaria, ovvero ricresciuta su quella “plasmata” dalla presenza dell’uomo in modo ben più forte del previsto.
In seconda battuta si apre un annoso dibattito tra il bene ed il male, con il secondo impersonato dallo spagnolo che sbarca nel Nuovo Mondo. Una sensata riflessione su questo specifico aspetto è offerta da Gene Expression: http://scienceblogs.com/gnxp/2008/08/amazon_was_not_always_pristine.php)
Nicola ha detto,
Agosto 29, 2008 a 12:01 pm
Grazie per la citazione alla Terra Preta (ed indirettamente alla questione biochar) che si è persa per strada nell’articolo di Repubblica… pare che l’idea di una tecnologia a basso costo e basso impatto per la biorimediazione dei terreni non sia così interessante nella patria delle discariche abusive…
Meristemi ha detto,
Agosto 29, 2008 a 7:46 pm
Dovere!
Indios dalla pelle bianca - Pagina 11 - Archeologia Italiana Forum ha detto,
Settembre 3, 2008 a 8:33 pm
[...] frutto di secoli di evoluzione e meticolosa attenzione ai particolari. In italiano trovate la news qui e [...]
diario di campagna n°169 « L’orto di carta ha detto,
Settembre 15, 2008 a 9:17 pm
[...] da questo post, e dalle prime giornate fredde ed uggiose, mi rimetto a leggere un po’ di articoli sul biochar e [...]