Chiaro, nell’originale era il napalm. Ma per un buon risveglio senza traumi è senza dubbio molto meglio un buon caffè. Strano che i quotidiani abbiano lisciato la notizia, ma un recentissimo studio ha individuato un’interessante correlazione tra l’aroma del caffè e l’espressione di alcuni geni e proteine. In particolare ad essere influenzati sono sistemi che nei ratti regolano a livello cerebrale la produzione di proteine antiossidanti e soprattutto riducono lo stato di stress in animali privati del sonno (scarica il pdf). Geni e proteine verrebbero soppressi dalla carenza di sonno e l’aroma del caffè ne faciliterebbe un ripristino accelerato agendo soprattutto sulla fase di trascrizione. Non sarebbe solo una questione di caffeina, quindi, anche se i dati non garantiscono un’equivalenza nell’uomo (nel quale i geni coinvolti potrebbero essere differenti). Il consumo di caffè risponderebbe quindi ad un duplice meccanismo: tramite la caffeina si risponde all’esigenza di aumentare la veglia tramite un aumento dello stato di eccitazione, mentre grazie all’aroma lo stress causato dalla deprivazione viene alleviato, rendendo l’esperienza nel complesso più tollerabile. Prima che qualche avventato redattore travisi, l’articolo non dice che l’aroma aiuta a star svegli contribuendo all’eccitazione ma che permette di tollerare meglio la fatica legata alla carenza di sonno.
Il risultato tuttavia è interessante non solo perchè può dare un senso all’effetto quasi pavloviano della tazzina mattutina, ma anche per implicazioni su scala più ampia: quali profumi ed aromi possono produrre effetti analoghi e con quali ricadute sul nostro organismo? Quali pool di geni sono modulati a livello cerebrale dalla percezione olfattiva e quali processi mediano? La capacità di influenzare l’espressione genica da parte di sostanze assorbite per via olfattiva è inoltre estremamente rilevante per approfondire meccanismi d’azione sin qui poco esplorati. Penso ad applicazioni come l’aromaterapia o all’influenza dei profumi e delle essenze sul comportamento umano, suggerendo che la genomica e la proteomica possano avere diverse risposte da dare su questi argomenti sino ad ora esplorati secondo diverse interpretazioni.
Certo, una delle prospettive applicate suggerite dai ricercatori è orwelliana a dir poco e da veri giapponesi workaholic: insufflare l’aroma del caffè nelle fabbriche per facilitare la veglia dei lavoratori, senza interrompere le attività per la pausa-caffè.
——————
Effects of Coffee Bean Aroma on the Rat Brain Stressed by Sleep Deprivation: A Selected Transcript- and 2D Gel-Based Proteome Analysis
Han-Seok Seo, Misato Hirano, Junko Shibato, Randeep Rakwal, In Kyeong Hwang,Yoshinori Masuo
J. Agric. Food Chem., 56 (12), 4665–4673, 2008.
The aim of this study was 2-fold: (i) to demonstrate influences of roasted coffee bean aroma on rat brain functions by using the transcriptomics and proteomics approaches and (ii) to evaluate the impact of roasted coffee bean aroma on stress induced by sleep deprivation. The aroma of the roasted coffee beans was administered to four groups of adult male Wistar rats: 1, control group; 2, 24 h sleep deprivation-induced stress group (the stress group); 3, coffee aroma-exposed group without stress (the coffee group); and 4, the stress with coffee aroma group (the stress with coffee group). Reverse transcriptase-polymerase chain reaction (RT-PCR) analysis of some known genes responsive to aroma or stress was performed using total RNA from these four groups. A total of 17 selected genes of the coffee were differently expressed over the control. Additionally, the expression levels of 13 genes were different between the stress group and the stress with coffee





Nicola ha detto,
Giugno 23, 2008 a 12:39 pm
…sono un ratto… definitivamente. La notizia mi fa sperare bene sulle mie possibilità di sopravvivenza. Vado a farmi un caffè
fabiocalling ha detto,
Giugno 23, 2008 a 5:01 pm
Infatti, dato che qui non gli e’ ancora venuto in mente di spargere odore di caffe’, sono appena stato un’oretta a un tavolino di Paul dietro alla cattedrale a sorseggiare un caffelatte. Cosa non si farebbe per aumentare la produttivita’.
Let me know quando capiti ancora a Londra che si fa una bella passeggiata a Hampstead.
aiuolaodorosa ha detto,
Giugno 24, 2008 a 9:26 am
Premessa: non sono una bevitrice di caffé.
Ma nella mia memoria olfattiva ho viva quella piacevolissima sensazione di quando al mattino, spesso ancora insonnolita , con meta università, passavo in macchina nelle immediate vicinanze di una ditta di torrefazione fuori città. Inspiravo profondamente, trattenevo per qualche secondo quell’aroma intenso e ripetevo tutte le volte a me stessa : corroborante!
Sono un ratto anch’io!… hewww…
facciamo topolino di campagna?
a.o.
Meristemi ha detto,
Giugno 24, 2008 a 10:02 am
A questo punto, urge uno studio analogo sulle madeleinettes di Proust
Nicola ha detto,
Giugno 24, 2008 a 11:15 am
… mi sta venendo in mente una notizia che sentii tempo fa sulla produzione di profumi “da memoria” (tra cui: mattinata di neve, coccoina, ferro, aria di temporale ecc.. ). Mo’ faccio una ricerchina.
aiuolaodorosa ha detto,
Giugno 24, 2008 a 11:56 am
A proposito di madeleinettes, entrando in un punto vendita di una nota azienda cosmetica inglese, fiutavo un persistente – e decisamente anomalo – profumo di biscotti, talmente persistente che ho chiesto alla commessa… e lei mi ha risposto: ma certo! è la nostra nuova essenza per la casa, si chiama baked cookies home fragance!
a.o.
Nicola ha detto,
Giugno 24, 2008 a 12:34 pm
http://www.cbihateperfume.com/CBperfumeindex.html Trovato! Scusate ma dovevo dare la calce al pollaio… Christopher Brosius profumiere il cui motto è “I hate perfume”… ovviamente ironico. Notevole l’essenza “Le vacanze di mr Hulot” e Inverno 1972… sigh! il mio secondo inverno…
murex26 ha detto,
Giugno 24, 2008 a 2:06 pm
topolino di campagna a rapporto! (decisamente meglio di un ratto
)..
il potere dell’olfatto secondo me merita di essere approfondito davvero..se si potesse ‘inscatolare’ l’odore della casa dei nonni..quello della casa al mare..secondo me andrebbero a toccare dei ‘centri emozionali’ molto potenti
equipaje ha detto,
Giugno 24, 2008 a 9:43 pm
Vagamente fuori tema: aggiungerei anche che la memoria olfattiva è o sembra essere la più persistente tra le memorie, e non mi si chieda qui di produrre bibliografia seria – su due piedi posso citare solo Olor a guayaba di GGMarquez (quando Gabo, a Parigi, scopriva di cominciare a scordare il profumo della guayaba, sapeva ch’era ora di rientrare in patria sua.)
Riflessione da milanese workaholic suo malgrado: ma avercene, di prospettive orwelliane con l’aroma del caffé al lavoro!
Un saluto, Maestro
Meristemi ha detto,
Giugno 24, 2008 a 10:02 pm
http://www.northwestern.edu/newscenter/stories/2008/03/wenlismells.html
http://www.sciencentral.com/articles/view.php3?type=article&article_id=218392892
Con tanto di video del guru sul tema, Jay Gottfried.
“Maccarone, m’hai provocato e mò te magno”.
Tra un po’ arriva un sommellier e ci cazzia.